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Movimento Schittulli, la versione di Bellomo: “Ecco perché vado via”

Bari – Se avvenisse in sala operatoria, probabilmente, sarebbe più facile per lui gestirla, ma l’emorragia di iscritti ed elettori in corso nel Movimento Schittulli rischia di svuotare definitivamente il partito dell’ex candidato governatore: “No comment, saranno i cittadini a valutare e trarre le conclusioni”, si trincera l’oncologo gravinese dopo l’addio dell’ex braccio destro Davide Bellomo e le accuse di mancato rilancio generazionale. “In politica non ci sono separazioni o abbandoni dolorosi. Quelli attengono ai rapporti personali e quello con il prof. Francesco Schittulli è stato tale”, commenta invece Bellomo, mentre circola più di un rumour sul futuro approdo della nutrita pattuglia di fuoriusciti.

Un ticket che aveva scalato il centrodestra sin dalle Provinciali che portarono il professore sulla poltrona più alta di Via Spalato e che aveva messo in cassaforte il risultato, corroborandolo alle Amministrative e alle Europee, al fianco di Raffaele Fitto. Fianco a fianco alle Regionali, in pieno braccio di ferro e al centro della frattura che aveva diviso forzisti e fittiani, ma il rapporto si era andato raffreddando, fino a raggiungere il punto più basso con il commissariamento del partito all’indomani del voto, che aveva vistro l’avvocato fuori dal Consiglio: “Insieme abbiamo fatto nascere e crescere il Movimento Politico Schittulli, fino a farlo diventare il secondo partito di Bari nel centrodestra. E quando si cresce così tanto, credetemi, le opportunità di saltare sopra qualche carro più vincente ti vengono offerte ogni giorno”, rivendica l’ex consigliere, non nascondendo - tra le righe - di aver ricevuto profferte dall’una e dall’altra parte dell’emiciclo nel corso dell’ultimo anno. “È molto probabile che se le avessi accettate oggi invece che essere il primo dei non eletti (il terzo più suffragato del centrodestra in tutta la regione fra i consiglieri regionali) del MPS sarei “uomo di governo”.

Da molti ritenuto il kingmaker del Presidente Lilt, in prima linea nei vertici di coalizione sulla scelta del candidato presidente, il diretto interessato non nasconde l’amarezza per “un progetto che consideravo mio e del prof. Schittulli. Ma forse, già da tempo era solo mio”. E al quale proprio il lasciapassare del prof al listone bifronte con i centristi aveva inferto un colpo non indifferente, finendo per rinforzare le fila degli alfaniani, a scapito dei fedelissimi del movimento: “Ho contribuito a formare una lista, con Ncd pur nella consapevolezza che chiedendo a miei amici e grandi elettori a candidarsi e quindi frammentando il mio enorme consenso, potessi non essere eletto. L'ho fatto pur nell'assoluta certezza che gli altri avrebbero concentrato le loro forze contro di me per eleggere i propri uomini! Ma non importava perché per quei progetti, per quei valori, per la squadra valeva la pena sacrificarsi”. È andata diversamente e nel barese ha fatto il pieno di preferenze l’adelfiese Stea,  vicino al Sottosegretario Cassano, sancendo fino alla fine il divorzio politico e strategico tra i due eredi Dc.

Un j’accuse velato e sulla destinazione dei dissidenti tocca giocare la tripla: da una parte la sponda incerta di Gaetano Quagliariello in Ncd, avverso al matrimonio con i renziani. Dall’altra il leone fittiano e le sirene azzurre. Dai Conservatori e Riformisti è stato il capogruppo regionale Zullo ad aprire le porte ma è difficile che sul tavolo si possa mettere più di un ruolo da coordinatore. Sul fronte forzista, invece, il gancio sarebbe quello del neo senatore Boccardi, il cui nome si rincorreva nei corridoi con i gradi di possibile segretario regionale al posto del brindisino Gino Vitali, poi riconfermato da Palazzo Grazioli. Per capire quale sarà l’altrove della diaspora, non resta che attendere.

(a.bucci1@libero.it)

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