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Primarie, via libera e pace armata. Vendola: "Centrosinistra non ha padroni"

Bari - Il centrosinistra non archivia i gazebo. Il via libera definitivo alle primarie arriva dal vertice di maggioranza convocato in mattinata e dopo il documento firmato all'unanimità per spegnere l'incendio divampato tra Nichi Vendola e Michele Emiliano, sulle accuse di scorrettezze nell'allargamento al centro della coalizione: "Dal punto di vista politico e umano abbiamo superato tutte le incomprensioni, il tavolo del centrosinistra ha ritrovato la sua unità", annuncia il segretario dei democratici via Twitter. Prima che anche il Governatore sigli la "pace armata" in conferenza stampa, al fianco di Dario Stefàno: "La crisi rientra  perchè si chiarisce che non ci sono proprietari del centrosinistra, che non c'è un uomo della provvidenza e le alleanze non possono essere trasformismo", mette in chiaro.

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Le posizioni restano ferme ma è evitato il redde rationem e - ricucito lo strappo tra Pd e Sel -  rientra anche l'ordine di scuderia dei vendoliani a disertare le urne varato in serata, costringendo al passo indietro il salentino Stefàno: "Il clima elettorale ha sicuramente influito sulla dialettica, con discussioni a volte dolorose ma è ben presente in tutte le componenti del tavolo la consapevolezza della correttezza e della trasparenza dell'azione politica svolta dal presidente Vendola e dal governo della Regione. Facciamo ammenda per le polemiche di questi giorni", si legge nella nota dei partiti, che rinvia al post voto la decisione sull'adesione al progetto dello scudocrociato.

Tutto risolto? I venti di bufera nelle ultime ore sono arrivati fin nella Capitale, inducendo lo stesso braccio destro di Renzi - Lorenzo Guerini - a sminare il terreno ed assicurare il superamento di "attriti e punti di frizione". E se dal quartiere generale di Guglielmo Minervini giocano di rimessa, convinti che il terremoto possa avvantaggiarne la condizione di terzo incomodo,  il presidente della Giunta per le elezioni di Palazzo Madama parla da competitor e attacca: "Le esuberanze personali non sono perdonabili a chi si candida ad assumere la responsabilità di Presidente di una Regione", punta i piedi contro "il rischio di un centrosinistra geneticamente modificato, governato da chi non vede l'ora di stare al potere per smettere di stare a pane e acqua", manda a dire, alludendo ai casiniani.

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Nichita il Rosso chiude le ostilità ma non derubrica la questione e rivendica in pieno le barricate e le cannonate all'indirizzo dell'ex primo cittadino barese. A partire dalla marcia di avvicinamento alle elezioni, cominciata anzitempo rispetto ad altri territori e vissuta come una spallata continua, come dimostrano i richiami ai partiti disseminati lungo il percorso: "Le campagne elettorali bloccano le macchine per l'attività di governo. Ho considerato delittuosa la fretta di chi doveva prendere lo scettro in mano". "C'è stata una crisi vera, perchè io voglio un centrosinistra senza lupi mannari, senza inquinamento della sua fisionomia", ribadisce tutto d'un fiato. "Voglio parlare di giovani, di lavoro intellettuale, non del portavoti sottratto alla destra, non del costruttore di consenso sottratto a Forza Italia. Quella è una visione malata", arringa davanti ai giornalisti, evocando cambi illustri di casacca tra le fila azzurre e le new entries accasatesi all'ombra del Gladiatore. Poi affonda a poche ore dal responso degli elettori: "Se organizzassimo le zattere per un centrodestra in disfacimento, probabilmente vinceremmo ma perderemmo l'anima".

(a.bucc1@libero.it)

 

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