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Ravello Lab, Loredana Capone: 'Paesaggio culturale e aree interne'

“Cultura è futuro”: questo il titolo della sedicesima edizione di Ravello Lab, che da quest’anno, accanto al Centro universitario europeo per i beni culturali e Federculture, vede anche il partenariato del Formez.

Ravelloo Lab

Il progetto, nato nel 2006, è diventato un appuntamento annuale nel quale, per tre giorni - a Villa Rufolo di Ravello, gioiello della Costiera Amalfitana e sede del Centro universitario per i Beni Culturali - esperti e decisori politici italiani ed europei si incontrano per analizzare, discutere e proporre approfondimenti sull’importanza della cultura come fattore di sviluppo.

Due i panel dell’edizione 2021: Paesaggio culturale e Aree interne - Pianificazione strategica e progettazione integrata nel tempo della ripartenza; L’impresa socio-culturale. Per il primo, l’apertura è stata affidata alla presidente del Consiglio regionale della Puglia, Loredana Capone, che ha sottolineato come le risorse del Pnrr destinate alla cultura saranno ben spese, solo se interpreteranno davvero i bisogni di operatori e cittadini.

“Chi non ha una comunità è povero - ha detto Loredana Capone dal palco di Ravello Lab - e per la stessa ragione è povero quel Piano che si costruisce senza le sue comunità”.

“Leggendo il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza - ha spiegato - tutti abbiamo provato un senso di smarrimento, la stessa sensazione che ci pervade, talvolta, quando osserviamo le politiche europee e la programmazione comunitaria, dove troviamo tante cose che ci piacciono, tanti obiettivi che riteniamo giusti, condivisibili. E tuttavia, manca sempre il giusto investimento sulla cultura. Ecco, la cura che il Pnrr propone per la cultura è disperante".

Loredana Capone Presidente

"Non si possono affrontare sfide nuove con cervelli vecchi. Dobbiamo cambiare il nostro modo di vedere le cose - ha ribadito la presidente Capone - è così anche per le aree interne, non si possono usare gli stessi modelli con i quali sono state marginalizzate. Allora, perché alla cultura non si dà mai il giusto spazio? Perché non si fanno i piani per la cultura? Perché l’Italia non ha pensato di pianificare le attività mettendo attorno a un tavolo esperti e comunità? Perchè ha redatto il piano al chiuso di un tavolo, tra pochi ‘eletti’, senza nemmeno comunicare con i parlamentari, con gli Enti locali, con le Regioni? Le priorità di un piano devono essere confrontate con le comunità interessate, altrimenti sono sterili, improduttive".

"Alessandro Leogrande - ha ricordato - diceva che ‘la cultura è fatta di relazioni. Quelle relazioni hanno guidato il Piano strategico della Puglia: PIIIL, Prodotto, Identità, Innovazione, Impresa, Lavoro. Abbiamo messo insieme Istituzioni, operatori e cittadini, siamo riusciti a recuperare quasi 500 milioni di euro e abbiamo convinto l’Europa che valorizzare un bene culturale non voleva dire solo restaurarlo, ma farlo vivere, dargli contenuto. Perché questo significava lavoro. E non solo beni, ma persone”.

Puglia Trani

“Oggi - ha aggiunto - il problema più grave di tutti si chiama proprio precarietà del lavoro. Quella stessa precarietà che si sta decretando con i concorsi a tempo determinato pubblicati negli scorsi mesi. Mi chiedo quali siano davvero i nostri obiettivi. La politica deve occuparsi della cultura a tutto tondo e questo significa eredità e memoria, ma anche innovazione e futuro. E in quel futuro non ci sono persone astratte, ci sono le nostre figlie e i nostri figli, i nostri nipoti. Quelli che l’Europa chiama Next generation. Senza la dignità delle persone e del lavoro, non può esistere nessun Piano”.

“È evidente allora - ha concluso Loredana Capone - che bisogna trovare un equilibrio tra l’egoismo che deriva dall’idea del profitto e del capitalismo e la possibilità, attraverso la pianificazione, di produrre benessere per le nostre comunità. È questo il compito della politica”.

(gelormini@gmail.com)

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