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Segnali di Fumo, il Futuro anteriore della televisione

Presentati a Bari i risultati del laboratorio regionale di ricerca itinerante voluto dal CoReCom Puglia e realizzato dal network Segnali di Fumo, che con un approccio inedito, ha unito operatori del mondo televisivo e scolaresche delle varie province pugliesi.

COVER libro Futuro Tv
 

Hanno 17, 18 anni, e oggi la tv la stigmatizzano così: molto poco interessante. A cominciare dall’informazione, poco attendibile perché appesantita, con linguaggio imbolsito, dall’invadenza della politica. Anche se poi considerano democratica la massiccia (ma incontrollata) produzione di news del web, senza valutarne la possibilità d’inquinamento.

L’intrattenimento? Limitante, perché per tanti la fruizione di show, talk, reality, sport avviene spesso via web, soprattutto per rivederne pochi momenti salienti (la litigata, il gran gol, il pezzo musicale). Se la cava meglio la fiction seriale, genere ormai paracinematografico; ma anche questa viene molto seguita sul web: questione di fruibilità personale, di tempi e luoghi preferiti.

Insomma, in generale, ai loro occhi la tv classica è una roba 1.0. Urgono upgrade. E pesanti, rispetto alle fruizioni alternative, alla marea tecnologica e ai device che hanno sottomano.

Scenari, riflessioni, simulazioni, idee. Tutto confluito nella pubblicazione Il futuro anteriore della Tv, che ha finalizzato l’omonimo laboratorio di ricerca itinerante voluto dal CoReCom Puglia (Comitato regionale per le comunicazioni), realizzato dal network di operatori di comunicazione e marketing Segnali di Fumo e presentato al Museo Civico di Bari.

Forum Blasi
 

“La ricerca - ha spiegato il presidente CoReCom regionale Felice Blasi - prova a tracciare le linee guida per il futuro dell'audiovisivo. Ogni generazione ha i suoi modelli di tv, che oggi non sono ancora individuati. Siamo quindi partiti dagli studenti, cioè da chi impersona il domani, e li abbiamo interfacciati con operatori del settore per stimolarli a pensare. Con risultati illuminanti”.

La ricerca è la prima del genere in Puglia ma anche a livello nazionale, per struttura e taglio; per il presidente di Segnali di Fumo Paolo Barracano “offre spunti e domande sullo stato attuale e sul futuro della comunicazione tv in Italia, oggi in sofferta competizione con il web. Fornendo al mondo degli operatori un quadro realistico, visto con gli occhi delle nuove generazioni”.

Partito in primavera, il progetto è stato articolato come un laboratorio aperto e itinerante, sviluppato in sei istituti superiori pugliesi e condotto a rotazione dagli esperti Biagio Dell'Anna (realizzatore Mediaset), Sandro Imperadore (imprenditore web), Andrea Maggi (produttore multimediale), Pierluigi Morizio (giornalista e autore), Antonella Paparella (analista TV Talk), Gianluca Zurlo (comunicatore).

“La domanda di partenza – ha ricordato l’ideatore del progetto, Franco Liuzzi - era: siamo davvero al capezzale della tv? Per un mezzo schiacciato da anni di sostanziale immobilismo, da un’interattività ancora limitatissima, la parola chiave è una sola: ricerca. Coinvolgendo e invitando una generazione a pensare, a provare a riprogettare il mezzo”.

Trentasei incontri - più una giornata di studio con adulti e operatori - con un approccio dal basso, prossimo al sociologico: come ha spiegato il coordinatore del lavoro Pierluigi Morizio, “un metodo incentrato soprattutto sull’ascolto dell’esperienza dei ragazzi - ossia chi di fatto orienterà sempre più i mercati futuri - registrandone fruizioni e aspettative, stimolando input, raccogliendo idee e proposte”.

Gli ormai post millenials - pur con contraddizioni spiazzanti, e idee sulla “tv preferita” molto divergenti in base all'ambiente socioculturale - hanno fornito in prospettiva una serie di spunti eterogenei verso nuovi modelli e format. Invocando ad esempio accelerazioni per corredare la tv con strategie tipiche del web, come l'interattività per esprimere le proprie preferenze e intervenire durante la puntata; o per contenuti dal forte impatto, sempre più agganciati a un evidente realismo di fondo, con fiction ‘didattiche’ che mostrino la realtà per quel che è, sul modello di Gomorra. In generale, con lo smartphone come estensione dello schermo televisivo, personalizzando l'esperienza di visione.

Dunque un’immersione in un mondo in divenire continuo, tra tv on demand e canali tematici, web tv e format ibridi, crossmedialità, nuove professioni, filere collegate. Con una radice comune: l’evoluzione del concetto di televisione, a livello locale e nazionale. Evocando una tv capace di rinnovarsi a intervalli molto brevi, senza ripetere stucchevolmente format “di successo” fino all'esaurimento. Perché oggi, come è stato detto, per un programma che fallisce per stanchezza è sempre a portata di mano l'alternativa: non attraverso un altro canale, ma un altro media. Insomma, tanto pane per i denti di chi la tv la fa, la pensa, la edita.

Dettaglio laboratorio
 

Il resoconto

Uno strano sentimento da "debitori", per il tanto tempo "utile" trascorso davanti allo schermo televisivo - sia durante l'adolescenza sia, dopo, spesso per motivi di lavoro - ha spinto i componenti dell'associazione Segnali di Fumo, che riunisce moltissimi comunicatori di Puglia e Basilicata, a dar vita a un laboratorio che potesse dare indicazioni per l'immediato futuro (si spera evolutivo) della TV.

Innegabile l'odierna difficoltà del sistema delle emittenti di "bucare lo schermo" del disinteresse delle nuove generazioni verso il mezzo televisivo. Tanto da rivoluzionare lo stesso mercato pubblicitario, che vede oggi il web come mezzo privilegiato per gli investimenti, dopo decenni di indiscusso predominio delle TV.

L'Associazione  ha quindi voluto puntare la sua ricerca verso il segmento "largo" degli adolescenti, i veri utenti del domani. Magari non gli immediati e principali responsabili di acquisto, ma certamente quelli che lo rappresenteranno nel giro di pochissimi anni e dunque gli attori di un cambiamento di scenario generazionale.

Il progetto, inoltrato al CoReCom perché in linea con le finalità dell'Ente, è stato ritenuto meritevole di un contributo. Di conseguenza, il laboratorio “Il futuro anteriore della televisione” è stato condotto in primavera attraverso 36 appuntamenti sviluppati in sei istituti superiori nelle diverse province pugliesi: il Marco Polo di Bari, il Morvillo Falcone di Brindisi, il De Pace di Lecce, il Cosmai di Trani, il Mondelli di Massafra, il Righi di Cerignola

L'incontro con adulti e  operatori del settore
 

A condurre i laboratori gli esperti Biagio Dell'Anna (realizzatore Mediaset), Sandro Imperadore (imprenditore web), Andrea Maggi (produttore multimediale), Pierluigi Morizio (giornalista e autore), Antonella Paparella (analista TV Talk), Gianluca Zurlo (comunicatore), avvicendandosi nelle diverse piazze.

Un calendario che visto la trentasettesima giornata, dedicata al pubblico degli adulti, in maggioranza addetti ai lavori - ospitata in Mediateca Regionale - fornire spunti stimolanti, confluiti anch’essi nella pubblicazione finale.

I lavori hanno evidenziato un giudizio trasversale a tutta l’ultima generazione, che trova la TV molto poco interessante, soprattutto perché appesantita dalla presenza invadente della politica nell'informazione. Per la totalità dei ragazzi interpellati la stessa informazione viene tacciata di poca attendibilità, perché “filtrante” rispetto al fatto di cronaca.

Viene, al contrario, considerata democratica la massiccia (ed incontrollata!) produzione di news del web, senza  valutarne la possibilità  di inquinamento attraverso fake, influencer  e così via. Per cui, un discorso sull'informazione diventa centrale in ogni considerazione sulla nuova TV, anche perché il web, in quanto gigantesco archivio e fornitore di  news in tempo reale, lancia il suo guanto di sfida proprio su questo  versante.

riprese CTV giubileo 04
 

I giovani vogliono sapere, non sono alieni dalla produzione di genere, ma vogliono potersi fidare di chi diffonde notizie.

Su altri binari il discorso per la tv di intrattenimento. In questo caso il programma eminentemente televisivo (lo show, il talk, il reality, la diretta dell'evento), a detta del 50% dei partecipanti, potrebbe avere una fruizione principalmente televisiva, se corredato da strategie tipiche del web, come l'interattività e dunque la possibilità di esprimere le proprie preferenze e intervenire durante la puntata.

L'indagine sui ragazzi conferma l'attenzione verso i programmi televisivi attraverso il web, ma per rivederne solo pochi momenti salienti (la litigata da talk, il gol magistrale, l'artista prediletto). Sulla “diretta”, in sintesi, lo specifico della TV avrà ancora molto da dire, a patto di esaltare le sue capacità creative ed essere capace di rinnovarsi a intervalli molto brevi, senza ripetere stucchevolmente format “di successo” fino all'esaurimento.

Ne consegue, che un programma che fallisce per stanchezza non è solo una produzione andata male: è un colpo al cuore della funzione televisiva, poiché oggi è sempre a portata di mano l'alternativa non attraverso un altro canale, ma un altro media.

Capitolo a parte per la fiction seriale, genere che transita in uno specifico non strettamente televisivo, ma paracinematografico: viene molto seguita sul web, ma essenzialmente per motivi legati alla fruibilità personale nel tempo e nel luogo preferiti. Il suo futuro potrebbe essere quindi legato a uno sviluppo attraverso il web, se lo stesso sarà produttore di contenuti invece che solo “archivio” delle iniziative televisive.

Quanto ai contenuti e agli impianti narrativi: parte dei ragazzi (circa il 50%) vorrebbe una televisione dal forte impatto, agganciata a un evidente realismo di fondo. Una fiction ”didattica” che mostri la realtà per quel che è, sul modello di Gomorra. Altra parte, invece, quella legata all'happy ending, pare molto più orientata al consumo di talk che di fiction. Una televisione, comunque, perennemente interattiva e aperta alle istanze del pubblico, esattamente come avviene sul web.

Gli adulti e la TV - Risposte diverse dal mondo adulto, che al contrario chiede nell'informazione la presenza dei “filtri” (cioè i professionisti dell'informazione) proprio come difesa antibufala, invocandone però (in questo similmente ai ragazzi) una maggiore equanimità e un più attento rigore professionale. Dagli adulti è stata invocata la netta separazione dei ruoli, la diversa interpretazione della cronaca che distingue la tv dal web, la specificità del prodotto televisivo che deve in ogni modo distinguersi dalla produzione web. 

rainews24 logo
 

Risulta evidente una profonda differenza di uso del mezzo, che causerà negli anni una ancor maggiore divaricazione tra le produzioni destinate ai target, in relazione al media preferito. Anche per questo, considerata la frammentazione di fruizione, va accettato che il televisore non è più baricentrico nella sfera della cultura familiare, non è più motivo di confronto culturale o etico, quindi di travaso di esperienze tra generazioni. Non si discute più, in parole povere, su ciò che si vede insieme in TV, cosa che comporta riflessi importanti sulla famiglia e sulla scuola.

D'altro canto, però, si commetterebbe un grave errore nel collocare “i giovani” in un’unica fascia indistinta di utenza. In particolare, dopo aver riscontrato profondissime differenze tra gli analisti adolescenti, occupati nel laboratorio, in relazione alla fascia socio-culturale di provenienza, alla connotazione economica del territorio, all'iter di studi scelto, alle prospettive di inserimento nel mondo del lavoro.

Tutto questo condiziona pesantemente il loro modo di fruire delle occasioni d’intrattenimento o informazione. Pertanto, non vi sarà altro modo per interpretarli che seguirli costantemente in tutta la loro evoluzione di utenti, ma soprattutto di cittadini.

(gelormini@affaritaliani.it)

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