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Roma
Aldo Moro, 40 anni dopo. Il vero uomo: il ritratto intimo della figlia Agnese

di Patrizio J. Macci


Nel tripudio cartaceo dei volumi pubblicati in occasione del quarantesimo anniversario del sequestro e della morte di Aldo Moro ad opera dei terroristi delle Brigate Rosse, torna in libreria "Un uomo così".

Il libro esce in un’edizione edizione riveduta e aumentata il ritratto più intimo e privato dello statista democristiano scritto dalla figlia Agnese Moro: “Un uomo così” (Rizzoli Editore).

“Aldo Moro non appartiene solo a noi, ma anche al suo Paese”. È questo uno dei motivi per cui Agnese Moro si è convinta quindici anni fa dell’importanza di raccontare il personaggio che ha segnato la storia italiana; una delle radici, buone, della democrazia. Impegnato per un trentennio nell’attuazione di quella Costituzione di cui era stato tra gli ideatori ed estensori, nel 1978 fu rapito nel corso di un agguato delle Brigate Rosse, in cui furono assassinati gli uomini della sua scorta, fu da queste tenuto prigioniero e poi trucidato dopo 55 giorni che hanno cambiato per sempre la storia dell’Italia. Un fatto che, anche per le circostanze che lo accompagnarono, ha scavato una ferita ancora oggi aperta nella storia del nostro Paese.

Una raccolta di ricordi, episodi e gesti, “Un uomo così è un ritratto” intimo e commovente di un uomo, suo padre, di cui Agnese Moro narra il lato domestico e privato. Accanto allo statista, e al simbolo dolente degli anni più difficili e tragici del nostro Paese, trova così spazio l’uomo, il padre attento, il marito, il cittadino Moro che si ferma a parlare con gli abitanti di Terracina mentre passeggia sulla spiaggia e che risponde a un giovane che gli contesta la deriva dell’Italia e l’immobilismo della politica “E tu che fai?”.


Il Moro sorridente mai raccontato da nessuno che ride fino a piangere leggendo le vignette di Fortebraccio la sera, il docente attento e paziente che parla con i suoi studenti all’università. Agnese Moro cristallizza pagine laceranti, dove insieme al fratello Giovanni ricorda come tutte le persone che continuano a incontrare il primo gesto che fanno è quello di raccontargli dove erano esattamente e cosa facevano il giorno del sequestro: la ferita è ancora aperta e la verità è l'unica sutura che potrebbe chiuderla per sempre.


 

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