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Roma
Amatrice un anno dopo: la storia dei piccoli che hanno risollevato la città

Ristoranti, mercati, centri commerciali e locali. A un anno dal terremoto Amatrice mostra la grinta e la voglia di vivere. Parlano i commercianti che sono tornati al lavoro.

 

Di Diana Maltagliati

 

“Arriviamo al ristorante alle 8.30 e ce ne andiamo all'1, a volte anche alle 2, però è meglio stare qui, in mezzo alla gente. Per un anno non abbiamo lavorato, ma noi non siamo abituati a stare fermi”. A parlare è Alessio Bucci, il figlio dei titolari del Ristorante Roma, storico locale di Amatrice, distrutto il 24 agosto scorso dal sisma che ha colpito tutta l'area. Se c'è una cosa che agli amatriciani non manca, quella è la grinta e la voglia di andare avanti, nonostante tutto, per dimostrare che la vita continua. “Io sono stato 6 ore sotto le macerie, ora tutto quello che mi danno mi sta bene. Non avevo più niente, ero quasi morto. Tutto quello che ho è un di più”. Bucci sembra grato al mondo intero per aver avuto la fortuna di uscire sano e salvo dall'inferno delle macerie insieme a sua moglie e al suo cane.
“Mi ricordo tutto di quei momenti perché ero sveglio. Mi ricordo che era tutto buio e sentivo un telefono che squillava. C'era anche il mio cane insieme a noi, ma mi ero scordato di lui perché non abbaiava più, stava in silenzio”. Una storia tristemente simile a quella di tanti altri compaesani che come lui hanno vissuto il panico di non sapere se la vita per loro sarebbe andata avanti. “Quando mi hanno estratto dalle macerie e ho visto la luce mi è sembrato di vivere in un film – racconta Bucci - Mi hanno messo su un'anta di un armadio perché non c'erano barelle”. E se c'è chi si lamenta delle tempistiche dei lavori o chi sottolinea come le macerie non siano ancora state rimosse dalla città, Bucci è felice di essere tornato di nuovo al ristorante – aperto insieme ad altri 8 nell'area food di San Cipriano – e racconta come il locale sia sempre pieno di clienti. Poco importa che prima i coperti fossero 500 e nella nuova sede 200, meno della metà, l'importante è riprendere con la vita di tutti i giorni e andare avanti più forti di prima. Grande protagonista della rinascita, secondo il ristoratore è il sindaco della città, Sergio Pirozzi: “Se Amatrice non avesse avuto questo sindaco, non so se la città ci sarebbe ancora. Il nostro sindaco è una persona vera, un uomo straordinario. Lui fa di tutto per Amatrice. Quando mi parlano di lui ho i brividi, lo stimo tanto”.
Un altro amatriciano che si è rimesso in piedi e sta aiutando anche i suoi compaesani a farlo è Fabrizio Barardi, il gestore del Villaggio Lo Scoiattolo. La struttura è rimasta intatta dopo la tragedia dello scorso agosto e Berardi ha fatto tutto il possibile per condividere la sua fortuna: “Noi siamo l'unico locale storico che è rimasto in piedi. Siamo stati il punto di riferimento nell'immediatezza della catastrofe e rimanevamo aperti 24 ore su 24 per fornire caffè e un pasto caldo ai soccorritori. Il locale è a 800 metri dal centro storico in linea d'aria, quindi non sappiamo come abbia fatto a rimanere intero”. Una fortuna che è venuta meno con la scossa del 18 gennaio, che ha gravemente danneggiato la struttura. Berardi però non si è perso d'animo, ha acquistato lo chapiteau (il tendone da circo) del Cirque du Soleil e insieme all'Associazione IlluminAmatrice ha messo in piedi un festival musicale per attirare i più giovani e per dimostrare loro che non ci si deve abbattere.
“Questo festival sta rappresentando il vero momento di rinascita di Amatrice – racconta - perché stanno convergendo tantissime energie: ci sono concerti, teatro, cinema, addirittura attività per bambini in collaborazione con Telefono Azzurro”. L'associazione IlluminAmatrice è nata appena 4 mesi fa, ma è stata in grado di organizzare il festival in maniera del tutto autonoma. I concerti organizzati nella Pala Tenda sono gratuiti e gli artisti chiamati a collaborare sono stati felici di unirsi alla squadra senza chiedere nemmeno un rimborso spese e rimanendo a dormire nell'area free camping organizzata per i fruitori del Festival, dato che in città ancora non ci sono alberghi.
“Sono venuti i ragazzi di tutto il cratere. È stato un segnale molto importante”, sottolinea Berardi che spiega anche come lo staff stesso di IlluminAmatrice sia composto dai giovani della città, che si sono alzati le maniche per riportare Amatrice a splendere. “Sono loro che muovono tutto. Se non si dà a loro il messaggio di speranza per il futuro è finita. E noi stiamo facendo proprio questo”, conclude. All'interno del tendone da circo c'è posto proprio per tutti. Una parte della struttura, infatti, è stata adibita a mercatino e funziona da vetrina per i piccoli artigiani che ancora non hanno potuto riaprire il proprio negozio e che vendono i prodotti ai fruitori del festival.

 

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