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Roma
Ambiente, il M5S boccia l'ecobilancio. Dietrofront: la morte della trasparenza

di Cristina Grancio *

In America negli anni '70, grazie alla Charrette, una forma di partecipazione strutturata sulla trasparenza e su tempi certi, riuscì ad avere la meglio addirittura sulle posizioni del Ku Klux Klan, come narra il film “I migliori amici”; oggi il Movimento 5 Stelle invece rinnega la partecipazione e la trasparenza arrivando ad umiliare chi crede nella capacità di questi strumenti di offrire ai cittadini un mezzo efficace per contrastare i poteri che si oppongono alla necessità di combattere i cambiamenti climatici.

Il casus belli riguarda la Delibera di iniziativa consiliare della consigliera Montella sull’ecobilancio, strumento tra l’altro voluto dalla norma nazionale, che permette, se redatto, di mostrare con trasparenza le spese e gli investimenti di una amministrazione dedicati a tutte quelle voci sulle quali è necessario investire, se si vuole davvero raggiungere l’obiettivo del contrasto ai cambiamenti climatici, come apparentemente sembrerebbe essere interessata la giunta Raggi.

La delibera, sottoscritta da molti della maggioranza prima dell’espulsione dal gruppo consiliare Movimento 5 Stelle della Montella, arriva in aula la scorsa settimana e subisce l’inutile umiliazione di essere disconosciuta dai suoi sottoscrittori. Quale è lo scopo del disconoscimento? Quando si sottoscrive un atto politico è perché se ne condividono pienamente e totalmente i contenuti. Chiariamo che si può anche arrivare, nel corso di tutto l’iter politico e burocratico, a bocciare una delibera sottoscritta magari perché emendata e modificata al punto da non essere più riconoscibile oppure perché priva di alcuni passaggi in commissioni che si ritenevano indispensabili, ma disconoscerla ha un altro significato.

Sono convinta che chi ha sottoscritto quella delibera era pienamente consapevole della validità dei contenuti e la modificata condizione politica della consigliera Montella, espulsa, poteva semplicemente essere espressa con un voto contrario. Si è scelto invece di svilire il lavoro fatto e di umiliare la prima firmataria, con lo scopo di farla sentire sola. Un gesto, il disconoscimento, che non è stato accompagnato da nessuna giustificazione, solo da un susseguirsi in aula di “Presidente ritiro la firma” che scandiva una inutile violenza psicologica consumata pubblicamente.

Un solo consigliere, dopo il mio intervento in dichiarazione di voto, che denunciava quanto stava accadendo, chiedeva di intervenire e cercava di spiegare, a titolo personale le motivazioni della bocciatura rassicurando, che non era assolutamente sua intenzione umiliare la consigliera Montella. Plaudo al consigliere Simonelli per l’intervento che non ha però giustificato il disconoscimento dei contenuti del documento perché la dimostrazione di una maggioranza unita non passa per il disconoscimento dei propri valori.

Si prende atto che questo è un concetto che movimento non conosce ed è pronto a dimenticare il significato di partecipazione, trasparenza, zero consumo di suolo, internalizzazione, ecc. ecc. per poi arrivare col taglio dei parlamentari alla dimenticanza di una lettura organica della Costituzione pur di rimanere a cavallo della poltrona con il vessillo di coloro che mandano a casa inutili futuri parlamentari.

Richiamo quanto scriveva Primo Levi, con un piccolo esercizio sostituiamo la vittima di cui lui parla con la povera delibera sull’ecobilancio “prima di morire la delibera deve essere degradata, affinché i consiglieri che l’avranno uccisa, la delibera, non sentano il peso della loro colpa”. 

La Charrette ha vinto sulle posizioni del Ku Klux Klan, ma soccombe, oggi, dentro al movimento nato con quegli ideali di partecipazione e trasparenza. Mi domando, quanto ci dobbiamo preoccupare della perdita di quegli ideali che sono della nostra Charrette e cioè della Progettazione Partecipata?

* Cristina Grancio, consigliere DemA Gruppo Misto

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