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Roma
Beppe Grillo e il sonetto pro Raggi: “Il colesterolo annebbia gli anziani”

di Andrea Augello

A proposito del sonetto rilanciato da Beppe Grillo su Roma. Ci sono cose che sembrano volerci ricordare che il tempo passa, senza fretta ma inesorabile, e nel suo trascorrere trasforma, in peggio, i talenti e le qualità degli uomini.

Prima che subentri quel grano di saggezza che è tipico degli anziani, quando finalmente accettano i loro limiti e ripensano in una luce più chiara ed equilibrata la loro intera esistenza, colesterolo, manifestazioni senili o semplice frustrazione, tradiscono una prima perdita di lucidità semplicemente fisiologica per quanti, come Beppe Grillo, scorrazzando in questa valle di lacrime dal lontano 1948, hanno ormai traguardato i 72 anni.

Si dirà: oggi 72 anni sono pochi, non è mica più come una volta. Vero, in termini generali. Ma il particolare dipende da infinite specifiche: stile di vita, alimentazione, fattori ereditari, cattive abitudini, peggiori compagnie.

La bizzarra vicenda del sonetto antiromano, rilanciato da Beppe Grillo, pare onestamente confermare un certo disordine mentale del fondatore del Movimento Cinque Stelle, sul quale molto hanno scritto e almanaccato i commentatori politici, tralasciando quella che pure a me pare l’ipotesi prevalente e cioè che il comico genovese si stia progressivamente rincoglionendo e dica, o meglio twitti, cose a caso per negare questa imbarazzante e progressiva invalidità del pensiero, catturando una consolatoria centralità mediatica, a prescindere dai danni collaterali che certe esternazioni possono causare al suo agonizzante movimento politico.

Cominciamo col dire che il cosiddetto sonetto non era certo degno di sottolineatura o di menzione, trattandosi di un cimento in prosa pseudo romanesca, invero modestissimo e normalmente destinato a sparire inosservato tra i gorghi dei mediocri o irrilevanti pseudo pensieri che affollano quotidianamente la rete.

Persino il riferimento ai romani “gente de fogna”era talmente stralunato e sopra le righe dal risultare chiaramente non perseguibile per l’implicita incapacità di intendere e di volere del suo estensore. Costui, infatti, si rivelava come uno dei sempre più rari supporter del Sindaco Virginia Raggi, facendo di lei la protagonista di una molto abborracciata pasquinata, dove si rimprovera al popolo di Roma - appunto gente di fogna - di avere troppe pretese e troppe aspettative nei confronti della prima cittadina.

Niente di grave, può succedere a chiunque: Virginia Raggi, infatti, non è responsabile delle baggianate che la gente scrive in rete, anche perché ne produce di sue già in quantità industriali e non ha quindi bisogno di aiutanti on line. Bastava ignorarlo quel post e nessuno si sarebbe accorto di nulla. Invece no, ci ha pensato Grillo a rilanciarlo e quindi a farlo proprio, assestando un’altra mazzata sulla residua credibilità del Sindaco e scatenando un piccolo inferno comunicativo che ha coinvolto mezzo Pd, la stessa Raggi, le opposizioni e persino i tifosi della Roma.

Un trionfo del cattivo gusto di cui tutti avremmo volentieri fatto a meno. ma anche un suicidio comunicativo sul piano politico: neppure la Lega in versione “Roma ladrona” ha mai rivolto un insulto così pesante al popolo romano e per ritrovare un precedente altrettanto odioso, bisogna risalire agli anni di piombo, quando l’antifascismo militante cercava di convincere le nuove generazioni che iscritti e simpatizzanti del Movimento Sociale Italiano non fossero donne e uomini come gli altri, ma esseri subumani, assimilabili a topi fuggiti dal loro naturale habitat, appunto le fogne.

A meno di un anno dalle elezioni comunali, insultare così gratuitamente l’elettorato capitolino non pare un segno di lucidità e lungimiranza del fondatore e garante del Movimento Cinque Stelle, tanto da indurre taluni analisti politici a scorgere, nell’infelice citazione digitale del sonetto, un “segnale” volto ad impedire la ricandidatura di Virginia Raggi, per aprire la strada ad un nome più digeribile per Nicola Zingaretti. E’ stato lo stesso Beppe Grillo a smentire questi malevoli retroscena, precisando che la sua unica intenzione fosse aiutarla e sostenerla in un momento difficile. Apriti cielo: in questo modo ha “ridato la notizia”, confermando che non si era trattato di un infortunio ma di una consapevole adesione alla stravagante tesi che tanto le difficoltà della Raggi, quanto i suoi disastrosi sondaggi, dipenderebbero non già dalla tragicomica gestione del Comune, ma dall’immaturità e dalla scarsa igiene fisica e morale di gran parte del popolo romano, incapace di riconoscere e apprezzare le qualità della Giunta e del Sindaco.

A mio modesto avviso questo episodio non ha alcun retroscena politico e forse non ha neppure a che fare con la politica. Si tratta solo di tracimante esuberanza senile, di voglia di far notizia, di narcisismo personale e del tutto apolitico, di colesterolo al galoppo, montato da un fantino pieno di pregiudizi antiromani. Del resto, il logico sviluppo degenerativo di un personaggio che ha fatto della sua carriera di artista comico un missione per liberare da ogni freno inibitorio la satira televisiva e poi, della sua leadership sul Movimento Cinque Stelle, un analogo strumento per liberare anche il linguaggio della politica da ogni freno inibitorio, lo trascina, col trascorrere degli anni e l’incedere della terza età, a diventare una persona pronta a dire qualsiasi sciocchezza gli passi per la mente, senza alcun freno inibitorio. Semmai viene da chiedersi: perché proprio questa sciocchezza? Perché il vecchio comico al tramonto delle sue carriere, viene attratto da un post così sgangherato? La risposta, purtroppo, non è esaltante per i romani, perché da molti anni sparare sulla Capitale è come, in guerra, sparare sulla Croce Rossa. L’immagine della città è stata talmente compromessa dalla bufala di mafia Capitale, dalle figuracce delle ultime amministrazioni, dai disastri, in particolare, della Giunta Raggi, dal degrado e dalla sporcizia, da rimanere esposta a qualsiasi tipo di attacco e di metafora negativa. Roma, in questo senso, sembra ormai indifesa,perché l’impressione è che chiunque possa bombardarla di insulti e rientrare alla base indenne e soddisfatto. La città non ha difensori e non sembra in grado di difendersi: appare isolata dal resto del Paese, ignorata dalla programmazione governativa, trasformata, attraverso una fabbrica di luoghi comuni, da grande Capitale culturale, morale e politica del Paese, in una detestabile concentrazione di burocrazia lenta, arrogante e inconcludente, grondante corruzione, maleducazione e sporcizia. E’ questo pregiudizio, diffuso soprattutto nel Nord Italia, a spiegare il gesto di Beppe Grillo ed è di questa perdita degli anticorpi a tutela della propria immagine che la città dovrebbe seriamente iniziare a discutere.

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