Il rapporto con Marino e Zingaretti, i mali di Roma, il suo impegno per la città. Sono alcuni degli argomenti toccati dall’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone intervistato dal Corriere della Sera.
Su Marino, Caltagirone afferma: “Penso possa rappresentare un valore per Roma se continuerà con la sua indisponibilità ad essere manovrato, se si circonderà di persone di livello come ha cominciato a fare. Sono insomma convinto che possa contribuire a moralizzare questa città”.
Stima anche per ZIngaretti: “Sta facendo un buon lavoro in un posto difficile come la Regione”. Caltagirone nell’intervista parla della situazione della Capitale: La grande bellezza descritta anche da Sorrentino, “non basta per una città contemporanea” che una volta ospitava “la sede dell’Iri, dell’Ina, della Stet, della terza banac italiana cioè il Banco di Roma” e che oggi “ha meno banche di una capitale di un piccolo paese come Atene o Lisbona”. Per l’imprenditore, sta reagendo alla crisi “meglio Milano, che al declino dell’industria ha risposto attirando terziario e servizi”. Caltagirone parla anche del premier Matteo Renzi: “Renzi sta mostrando pochissima disponibilità ad essere manipolato, e gli va riconosciuto. È dotato poi di una grande energia e di un forte desiderio di risolvere i problemi. Ed è giusto che non si arrenda a quella continua mediazione tipicamente italiana”.
E subito è arrivata la risposta della politica. Commenta Francesco Giro: “Quella dell imprenditore Caltagirone è un’ottima provocazione ma credo che Roma sia in grado di costruire un suo modello senza imitare città del nord che hanno storie e relazioni diverse. Milano va benissimo ma non è una città priva di problemi anche gravi e ora è impegnata a vincere la sfida dell Expo 2015 fra le insidie di una brutta inchiesta giudiziaria. Casomai il modello è quello delle grandi capitali europee dove la bellezza del patrimonio culturale conta moltissimo come fattore di crescita economica. Se Banche e imprese non sono più presenti a roma qualche responsabilità è anche degli imprenditori che non hanno saputo e voluto investire di più in questa città. Io non potrò mai dimenticare che da sottosegretario ai beni culturali non sono riuscito a trovare neppure un grande imprenditore romano disponibile a sponsorizzare il grande restauro del Colosseo reso possibile grazie alla lungimiranza di un noto imprenditore delle Marche. E non aggiungo altro per carità di patria anzi di…Capitale”.
(La foto in apertura di ROMAITALIA è per gentile concessone di Dagospia)
