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Roma
Case popolari, bando fallito: ci sono solo 100 appartamenti per 800 famiglie

di Diana Maltagliati

 

Il bando per rispondere all'emergenza abitativa a Roma ha fallito. Soltanto due società hanno risposto alla chiamata del Campidoglio: mancano 700 alloggi per le famiglie dei residence che ai primi di febbraio dovranno lasciare gli appartamenti.

 

A darne notizia è l'Unione Inquilini, che ha diffuso un comunicato dopo aver assistito all'apertura delle buste riguardo alle candidature al bando. Solo la Ten Immobiliare (di proprietà della famiglia Totti) e la Moreno Estate di Ostia si sono candidate. A quest'ultima, inoltre, è stato richiesto di presentare la documentazione riguardo all'agibilità degli appartamenti. Qualora risultassero abitabili, comunque, non ci sarebbe spazio per tutte le 800 famiglie a cui spetta di entrare nel nuovo programma Sassat (Servizio di Assistenza e Sostegno Socio Alloggiativo).

Come temeva l'Unione Inquilini, nel caso degli appartamenti della Ten Immobiliare, il passaggio sarebbe diretto dai Caat al Sassat: stessi appartamenti, nuovo nome. Sono al momento 34, infatti, gli alloggi di via Tovaglieri considerati residence e si tratta degli stessi che partecipano al nuovo bando.

“Il vero problema è che il Comune ha proposto un bando a prezzi di mercato e nonostante questo non ha ricevuto nessuna risposta. Come si esce dai residence allora? - si chiede Massimo Pasquini dell'Unione Inquilini - E che succede da qui a febbraio se non abbiamo gli 800 appartamenti disponibili? Ci sono due possibilità: o che il Comune sia costretto a prorogare i contratti di residence oppure che le famiglie debbano trovarsi da sole una nuova collocazione”.

Le famiglie che attualmente abitano nei residence, però, devono affrontare numerose difficoltà per riuscire a trovare da sole una soluzione. Un appoggio del Campidoglio esiste e si tratta dei buoni casa, un'intuizione della giunta Marino che prevede aiuti comunali per affitti a canone concordato: “Il Comune non crede davvero nei buoni casa. Se ci credesse smetterebbe di fare soltanto il cassiere e medierebbe affinché i grandi proprietari mettano a disposizione degli appartamenti – è l'opinione di Fabrizio Ragucci di Unione Inquilini - Il 2 febbraio è il termine ultimo per utilizzare il buono casa. Se per il 2 febbraio non l'hai usato, dal giorno dopo non ce l'hai più. Ma tante persone tra quelle che cercano casa hanno grossi problemi per cui i proprietari nemmeno sono disposti ad affittare loro gli appartamenti”.

Il rischio che le famiglie rimangano nei residence anche il prossimo anno esiste e peserebbe sulle casse del Comune di Roma. “Se venissero prorogate le permanenze nei residence, si finirebbe per pagare non più l'affitto, ma l'indennità di occupazione, ossia l'affitto maggiorato del 20%. E' un modo per far fare ancora più soldi a chi ha speculato fin'ora sull'assistenza alloggiativa”, spiega Ragucci.

Che i buoni casa siano difficili da utilizzare lo dicono i numeri stessi forniti dall'Unione Inquilini: in 3 anni ne sono stati utilizzati appena 130.
Alcune soluzioni al Comune di Roma sono state proposte, ma ora i tempi sono agli sgoccioli e c'è il rischio reale che le famiglie si ritrovino per strada: “In questo bando c'erano 12 milioni e mezzo disponibili. Se non avessimo perso 3 mesi da settembre ad oggi e avessimo utilizzato quei soldi per fare operazioni di recupero di immobili pubblici, noi ora avremmo più appartamenti e ci sarebbero costati molto meno”, commenta Pasquini.

Una strada che l'amministrazione M5S ha deciso di non perseguire e che ha portato a un bando fallimentare con sole due risposte da parte dei privati.

Come mai le società non abbiano voluto candidarsi, per Pasquini sembra ovvio: “A Roma abbiamo 40-50 mila appartamenti invenduti su cui non si paga neanche l'Imu. I proprietari non hanno nessun interesse per renderli occupabili: l'invenduto è utilizzato anche nei confronti delle banche per poter avere i fidi”, spiega.

E la richiesta da parte di Unione Inquilini è sempre la stessa: che il Comune si impegni il prima possibile in soluzioni programmatiche e strutturali, contro quelle emergenziali che servono solo da tampone.
“Serve una mappatura degli immobili inutilizzati come disposto dal governo, una riconversione a uso abitativo popolare del patrimonio inutilizzato da assegnare secondo le norme vigenti, e bisognerebbe affrontare il problema dei residence senza dikatat. Dire 'da qui al 2 febbraio o utilizzate il buono casa o state per strada' significa solamente istigare la città alla rivolta”, precisa Ragucci.

Famiglie e associazioni chiedono ancora una volta alla giunta e all'assessore di essere ricevuti: “Abbiamo avuto solo un'interlocuzione momentanea con Mazzillo e Berdini, che sono stati gli unici due che hanno accettato un confronto costruttivo, infatti sono stati silurati subito dopo. Da allora non siamo riusciti ad avere incontri formali né col sindaco, né con gli assessori, né coi capigruppo. Ci è capitato 2 volte di essere auditi in commissione trasparenza e basta. Raggi in 2 anni non ci ha mai risposto alle mail”, sottolinea Ragucci.
 

 

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