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“Ciò che mi piace lo sparo in rete”. La fashion blogger diventa stilista

Chi è Floriana Serani, 33 anni, partita come esperta digitale di moda e modi e creatrice del brand Black Blessed. Una vita a studiare e sognare, poi il virus del disegno e delle creazioni. Il viaggio e gli studi in Cina dove produce i suoi capi e ha visto interi container con capi made in Italy. E Roma Web Fest l’ha premiata come “top”. Il sogno di vestire Rihanna. LA GALLERY

di Valentina Renzopaoli

La sua vita si divide tra due continenti, la sua anima è rapita da due grandi passioni: il Paese degli occhi a mandorla e la moda. Trentatré anni, un talento innato per il disegno, un intuito a pelle per tutto ciò che fa tendenza, Floriana Serani è una giovane stilista e imprenditrice. Nata come fashion blogger, oggi procede come un carro armato verso il suo sogno: diffondere il suo marchio, una creatura che rappresenta la sua vittoria. Essere riuscita ad occuparsi di quello che ha sempre amato. Con un piede a Roma e l’altro in Cina.
Innanzitutto sveliamo l’arcano: che cos’è una fashion blogger?
“Solitamente la fashion blogger è un personaggio che posta quotidianamente le sue foto sul blog in cui mostra ciò che indossa, la sue scelte di moda, i suoi abbinamenti riscuotendo un certo successo. In realtà io sono una fashion blogger un po’ particolare”.
In che senso?
“Nel senso che il mio blog è piuttosto un magazine con editoriali, notizie, trend e ispirazioni, non sono io con le mie foto al centro dell’attenzione ma ciò che mi piace, che mi interessa, quello che scovo nel mondo della moda facendo parecchia ricerca”.
Alla fine di settembre la prima edizione del Roma Web Fest le ha assegnato il primo premio per la sezione “Top Fashion Blogger”.
“In questo caso ho fatto una scommessa su me stessa: per la prima volta sono uscita da dietro le quinte e ho posato dava ti all’obiettivo di una telecamera in un video che mostrava il mio “outfit”, il mio stile, le mie scelte di moda. Il video è piaciuto ed è stato premiato”.
Quando è nato il suo blog?
“Il primo blog Shampalove è nato nel 2008, lo scorso giugno è nato Black Blessed Blog. Quando ho iniziato questa scommessa esistevano ancora pochissimi blog, il mio si è sempre caratterizzato per questa commistione di notizie e gossip raccontati con uno stile un po’ ironico e un po’ dissacrante, con l’intento di sdrammatizzare senza prendere troppo seriamente tutto ciò che è moda. In poco tempo i contatti sono cresciuti e ho iniziato a riscuotere l’attenzione anche di marchi internazionali”.

Per lei il blog era un lavoro?
“In realtà inizialmente era un hobby, con il tempo il blog è diventato uno strumento per veicolare la creatura che sono riuscita a partorire: un mio marchio con una linea di abbigliamento”.
Lei sogna da sempre di lavorare nel mondo della moda?
“Fin da quando ero bambina mi è sempre piaciuto molto disegnare, avrei voluto fare il liceo artistico ma mio padre non me lo ha permesso così ho frequentato liceo linguistico. Dopo le superiori avrei voluto fare l’Accademia di Moda ma, anche in questo caso, hanno vinto i miei genitori e mi sono segnata alla facoltà di Lingue Orientali. Durante gli studi ho fatto i miei primi viaggi in Cina e mi sono innamorata di quel paese. Ho interrotto l’università a Roma e ho completato gli studi a Pechino dove sono rimasta per due anni. Nel frattempo avevo imparato perfettamente il cinese”.
Cosa l’ha affascinata della Cina?
“Sicuramente le persone: ho tanti amici cinesi, mi piace il mix di culture diverse. Poi ho avuto la fortuna di assistere all’evoluzione della Cina che nei primi anni del Duemila ha iniziato ad aprirsi all’esterno, ho vissuto la nascita del movimento Punk, i giovani avevano necessità di pescare nella cultura europea, nella moda ma anche nella musica. E questo scambio ha influito profondamente sulla mia formazione. Posso dire che oggi quando vado in Cina mi sento a casa”.
Quali vantaggi le ha portato questa esperienza cinese dal punto di vista professionale?
“Durante i miei soggiorni cinesi ho iniziato a lavorare come free lance. Poiché durante l’università avevo lavorato a Roma in un negozio di abbigliamento come commessa, poi come vetrinista e alla fine come bayer, avevo conosciuto molti rappresentanti di moda che, quando hanno saputo che ero in Cina mi hanno contattata per diventare una loro consulente”.
E quale ruolo svolgeva?
“In pratica era una mediatrice, il loro punto di riferimento per i contatti con le fabbriche cinesi. Mi occupavo della produzione, della ricerca e della vendita dei tessuti ma anche dei documenti e delle spedizioni”.
Ha fatto tutto da sola?
“Beh all’inizio sì, mi sono inoltrata nelle zone più sperdute per visitare le fabbriche, da Canton a Shanghai. Parliamo di dodici anni fa, la Cina era diversa e molte persone mi guardavano come fossi un marziano. E in effetti io ero un tipo un po’ particolare: giravo con i capelli colorati, i pantaloni di taglia gigante, e poi la mia pelle bianchissima li colpiva parecchio”.
Cosa ha imparato?
“Innanzitutto, per vie traverse sono riuscita a lavorare nel campo che avevo sempre amato. Poi posso dire di aver scoperto tutti i retroscena del mondo della moda, compresi quelli dei grandi marchi e delle grandi firme”.
Mi spieghi meglio.
“Diciamo che quando vado a fare shopping capisco al volo quanto un capo costa e quanto vale, una deformazione professionale”.
La conoscenza della lingua cinese non le ha aperto altre strade?
“Ho ricevuto proposte di lavoro da grandi aziende ma ho sempre preferito puntare su un progetto tutto mio. Per un periodo ho lavorato come interprete per Finmeccanica, mio padre ci teneva tanto”.
Che lavoro fa suo padre?
“Ora è in pensione ma è un ex generale della Guardia di Finanza. Ha presente? Mi ha educato dandomi un’impostazione quadrata: “Devi studiare e devi lavorare” diceva, spingendomi a conquistare una certa autonomia”.
E cosa pensava della sua vocazione all’arte?
“Sono sempre stata un po’ alternativa, andavo a scuola dalle suore con le unghie nere e i capelli verdi, ma nessuno mi ha mai potuto dire nulla perché negli studi sono sempre andata molto bene. Con nonchalance sopportavano che disegnassi i muri della mia stanza con i graffiti”.
E oggi cosa dicono?
“Oggi mi supportano, mio padre mi dà una mano dal punto di vista amministrativo visto che sono negata e poi con me c’è anche mia sorella”.
Più piccola?
“Di quattro anni: Monica è la mia parte complementare, quella razionale e pratica”.
Quando nasce il marchio di abbigliamento?
“Il primo marchio è nato nel 2010: ci ho investito tutti i soldi guadagnati e messi da parte negli anni precedenti. Lo scorso giugno ho lanciato Black Blessed, la nuova linea di abbigliamento. Me la descrive?
“Linee asimmetriche, contasti nei tessuti, linee pulite e minimali con un tocco dark gotico ma molto femminile, abbinamenti monocromatici e grafiche originali”.
Dove vengono realizzati i prodotti?
“In Cina: curo personalmente la ricerca e la scelta dei tessuti e la produzione nelle fabbriche sia degli abiti che delle scarpe e delle borse. Volevo che la mia linea fosse qualitativamente elevata ma vendibile a prezzi, diciamo, popolari. Ho cercato di conciliare qualità e design ricercato con prezzi accessibili. E questo è possibile solo perché produco all’estero”.
Dove vengono venduti i suoi abiti?
“Prima di tutto on line, poi in alcuni punti vendita sparsi per l’Europa, dal Belgio all’Islanda, a Londra nel famosissimo negozio Top Shop, poi in Brasile e negli Stati Uniti. E ovviamente in Italia e a Roma”.
I suoi prossimi obiettivi?
“Sto tentando di spostare una parte della produzione in Italia, una nuova sezione dedicata alle pelle. Un prima prova con il made in Italy nonostante sia un po’ disillusa sulla reputazione patinata del made in Italy”.
Perché?
“Perché ho visto interi container con capi di grandi stilisti simbolo del made in Italy partire da Canton. Il vero made in Italy è quello degli stilisti indipendenti che lavorano nei piccolo laboratori, tra i grandi marchi di made in Italy rimasto ben poco”.
Lei è fidanzata?
“Da un anno e mezzo, ho trovato un “santo” che sopporta i miei orari e le mie assenze prolungate all’estero. Devo dire che ho avuto qualche difficoltà, non è semplice trovare la persona in grado di accettare i miei viaggi nei posti più sperduti, dove magari non prende il telefono e internet nemmeno sanno cosa sia. Io sono devota al lavoro, ho un obiettivo e procedo come un carro armato. Non mi interessano vacanze, feste, compleanni, sono diventata molto “cinese”.
E non riposa mai?
“Ultimamente sto imparando a rilassarmi ogni tanto e a prendermi i miei spazi”.
Cosa fa il suo fidanzato?
“E’ un ingegnere, si chiama Francesco, ha 38 anni e negli anni Novanta è stato uno degli skaters più famosi. E’ una persona molto quadrata con un background alternativo, un po’ come me”.
Hobby?
“Amo la musica e sono una dj, da cinque anni ogni tanto la sera suono nei locali romani”.
Senta, chi le piacerebbe vestire con i suoi abiti?
“Rihanna perché mi piace il suo modo di rendere l’alta moda “urban”.