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Roma
Comunali Roma, fuoco amico di Gasparri su Meloni-Salvini: “Maurizio sindaco”

Calenda, Raggi, Bernaudo, forse Gualtieri, mentre il centrodestra è costretto a muoversi su un campo minato. Eggià perché intorno alla candidatura per le Comunali di Roma che dovrebbe scegliere Fdi, a regola di manuale Cencelli alla romana, si agita il fantasma dell'ex Colonnello, Maurizio Gasparri.

A 64 anni l'ex ministro del Governo Berlusconi e già vice presidente del Senato, romanissimo e romanista, il cassetto col suo sogno l'ha aperto da diversi mesi: fare il sindaco di Roma per i prossimi 5 anni, sotto la bandiera del centrodestra, ma col cuore ormai donato a Forza Italia. E come se avesse rimosso sul lettino dello psichiatra il suo passato dal colonnello di Alleanza Nazionale con Gianfranco Fini e di aver preso le distanze da Giorgia Meloni, Gasparri non passa un giorno senza seminare il terreno elettorale con una mina, tipica del fuoco amico. O ex amico che dir si voglia. L'ultima l'ha depositata sul percorso della candidatura di Andrea Abodi.

Ormai in pieno effluvio da comunicazione ufficiale contro la Raggi, il senatore ha trovato il tempo alla fine del discorso di insediamento di Mario Draghi per rifilare una “bombetta” contro Giorgia Meloni, parlando appunto di Abodi: “Degnissima persona – ha commentato – da ragazzo stava con noi nel Fronte della Gioventù, adesso è presidente dell'Ics. Ma fuori da qua dentro, chi lo conosce? Appunto, nessuno”.

E così ha detto la sua da partito di ultraminoranza qual'è Forza Italia a Roma – d'altronde da commissario conosce bene l'agonia del partito di Berlusconi – sul candidato di FdI e Lega, nella speranza che il “laziale” Abodi passi dal silenzio dell'attesa, all'addio e proponendo così l'unica alternativa popolare per la candidatura: se stesso.

Quindi la proposta di Gasparri per le elezioni è chiara: Maurizio Gasparri sindaco di Roma. D'altronde una cosa è vera: a Roma lo conoscono tutti. Soprattutto quando la Tribuna d'Onore dell'Olimpico era piena e Gasparri timbrava il cartellino con una regolarità svizzera. Il suo piano per vincere Roma: “Basta Raggi”, il resto è noia. E se Meloni e magari Salvini hanno altro idee in testa, scatta il piano mine. Nel segno della migliore tradizione del fuoco amico. Qualcuno gli dica che a Roma Forza Italia può far affidamento su “quattro amici al bar”, tutti gli altri già se ne sono andati o con la Lega o con Forza Italia.

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