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Roma
Con un cancro alla gola, radioterapia dopo 3 mesi. Lazio, sanità allo sbando

di Luca Lotti

 

Tumori, malati lasciati soli allo sbando. Così è il Lazio per molti cittadini alle prese con una patologia oncologica. Il tumore ancora oggi non ha corsie preferenziali che assicurino le cure adeguate con la celerità necessaria. Se questa è la norma ora siamo all’Sos e si moltiplicano storie di omissioni.


La vicenda della signora Giuseppina in questo senso è esemplare, solo lunedì prossimo potrà iniziare il ciclo di radioterapia per il marito Mario di 69 anni a cui tre mesi fa venne diagnosticato un grave tumore alla gola. “Finalmente abbiamo ottenuto l’appuntamento all’Ifo ma questi tre mesi sono stati un inferno. Sembrava di chiedere l’elemosina. Una vergogna”.

Verso la fine di marzo la signora si reca con il marito dal medico di famiglia per una visita visti i sempre più gravi disturbi alla gola lamentati dal consorte. Il medico capisce subito che la situazione è molto compromessa e che bisogna intervenire subito. Tanta è l’urgenza che il medico si occupa direttamente di attivare l’ospedale S, Eugenio che accoglie il paziente. Nel giro di tre giorni viene effettuato l’intervento chirurgico alla gola che toglie la parola al signor Mario, ma necessario a stoppare almeno momentaneamente il progresso della malattia. Poi inizia l’inferno. Le sedute di  radioterapia devono cominciare nel più breve tempo possibile e dunque il paziente viene inviato al Pertini, e da qui al S. Filippo Neri che vanta un centro d’eccellenza. Niente da fare. Sono necessari ulteriori esami come rmn (risonanza magnetica) e pet (tomografia a emissione di positroni). Il medico di famiglia torna ad aiutare Giuseppina nella su via crucis e attiva il percorso all’Ifo. La risposta è la stessa: per iniziare il ciclo servono i due esami. Nessuna presa in carico, nessuno degli ospedali che pure sono eccellenze si fa carico della coppia di anziani e del suo dramma, delle sue ansie, eppure hanno tutti le attrezzature per la Rmn e l'Ifo anche Pet.

La signora è sola e deve fare da sola. Inizia la ricerca. Scopre presto che il sistema sanitario del Lazio è ostile: il primo appuntamento per la rmn è per dicembre, mentre per la Pet in più occasioni gli fanno capire che se vuole far presto deve andare fuori regione. E allora sempre più disperata la signora Giuseppina e il marito si rivolgono ad una struttura accreditata che in regime privato esegue la Rmn entro due giorni pagando 230 euro. Detto fatto.
Per la pet invece chiede e ottiene un appuntamento entro sette giorni in Molise presso una struttura in provincia di Isernia dove si recano accompagnati in macchina dal figlio. Sono passati ormai quasi tre mesi da quando il medico di famiglia scopri il tumore. Lunedì, forse, inizia il ciclo di radioterapia. “Dovevamo fare tutto subito di corsa per tentare di arginare il progredire del male e invece abbiamo dovuto subire novanta  giorni di angoscia, umiliazioni, indifferenza quasi cinismo come se fosse inutile combattere - dice affranta la donna - mio marito ha lavorato 45 anni senza chiedere mai nulla..non è giusto che sia trattato in questo modo, non lo merita”.

Ma il suo caso non è isolato. Il signor F. S. deve fare una visita urologica a Tor Vergata per un tumore alla prostata  l’appuntamento è per il prossimo 23 novembre. Che è come dire si rivolga altrove. Due domande urgono: ma il piano regionale delle presa in carico che fine ha fatto? De quello per combattere le liste di attesa?

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