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Roma
Coronavirus e Fase 2: i romani si meritano un 9, la Giunta Raggi 3 in pagella

di Andrea Catarci *

Il lockdown e le immagini di una Roma deserta e irreale, con pochissime persone in giro intente a muoversi solo per lavori indispensabili o per fare la fila davanti ai supermercati, resteranno scolpite nella memoria.

La fase 1 della pandemia è stata sorprendente in positivo per almeno due ordini di motivi: primo, per gli slanci di solidarietà che sono venuti dal basso, dal volontariato, dall’associazionismo, dal terzo settore e da tanti singoli cittadini impegnati ad animare le reti territoriali, che hanno permesso a migliaia di famiglie di mantenere la disponibilità dei beni alimentari di prima necessità; secondo, per la consapevolezza, la compostezza e il senso civico dimostrato dai suoi abitanti nell’interpretare il rischio e accettare le innumerevoli restrizioni alle libertà personali, mentre in risposta alla diffusione dell’epidemia veniva interdetto lo spazio urbano con un presidio consistente di forze di polizia come nel peggiore degli incubi.

Al contrario, l’azione delle istituzioni è stata insufficiente e tardiva. Basti pensare alla vicenda dell'erogazione dei buoni spesa da parte di Roma Capitale, una misura che doveva servire nella tempesta del covid19 a garantire il diritto al cibo. La giunta Raggi si è prima accartocciata in pastoie burocratiche divenute ancora più insopportabili, poi sulla base di una selezione cinica e incomprensibile ne ha consegnati una minima parte, rispetto a quelle 160.000 richieste che hanno risuonato come altrettanti gridi d’allarme.

Stesse modalità, per alcuni versi persino peggiori, si stanno riscontrando nella gestione del bonus affitto. Partito con l’immancabile ritardo, alla scadenza del bando sono pervenute 49.000 domande. Poi il direttore del dipartimento per le politiche abitative ha chiesto 50 dipendenti in più per controllare le richieste, in un bando senza graduatoria che già prevede la verifica conclusiva della guardia di finanza, con la conseguenza di allungare ancora i tempi. Infine è toccato all’assessora comunale Vivarelli, per cui si procederà a inviare “il numero esatto di domande protocollate alla regione che dovrà comunicare l’entità del contributo da attribuire ai beneficiari”: prevede cioè di attuare alla lettera quella delibera 176/2020 su cui la stessa regione Lazio è andata in deroga per accorciare l’attesa, girando anticipatamente a Roma Capitale i 12 milioni di finanziamento. Tanto che fretta c’è, si tratta solo di migliaia di sfratti all’orizzonte…

Va specificato che a peggiorare la situazione di Roma contribuisce anche il governo nazionale, con cui la storia si ripete: gli ammortizzatori previsti, pensati come misure temporanee ma perlomeno tempestive, stanno arrivando troppo lentamente. Molte persone non hanno ancora ricevuto un euro, determinando un generale impoverimento che nei grandi centri urbani è maggiormente visibile e che non si ha intenzione di contrastare come si dovrebbe con la creazione di un reddito universale. Sindaca e giunta sono rimasti praticamente in silenzio, senza alzare la voce a tutela della comunità cittadina.

Volgendo lo sguardo agli altri ambiti la musica non cambia. La giunta Raggi non ha approvato un provvedimento che sia uno, nessuna misura di esenzione/riduzione delle tariffe di diretta competenza (rifiuti, trasporto pubblico, asili nido, mense scolastiche, imu, elettricità che è addirittura aumentata), nessun intervento di concertazione finalizzato al blocco degli affitti, né per chi vive in abitazioni pubbliche e di enti né per chi sta sul mercato privato, nessuna misura per facilitare la ripresa delle attività economiche nemmeno su aspetti basilari come le occupazioni di suolo pubblico (Osp). Un disastro completo insomma, in linea con lo s-governo degli anni precedenti.

Con la fase 2 riparte la disputa politica e la Raggi si ricandida

E’ con la questione sociale sull’orlo dell’esplosione che Roma torna lentamente a vivere, passando per la riapertura già avvenuta di uffici, impianti produttivi, negozi, centri commerciali, cantieri, aeroporti, trasporti urbani, chiese, nonché per quella imminente dell’impiantistica sportiva e dei luoghi della cultura. Lentamente fanno capolino anche le prime mobilitazioni, di categorie, di lavoro dipendente e autonomo, delle reti civiche e del volontariato, dirette in primis a smuovere l’inerzia dell’amministrazione grillina. Per tutta risposta la sindaca Raggi è la prima a tuffarsi di nuovo nella disputa politica lanciando la sua ricandidatura. “I risultati della nostra amministrazione, partita dal rigore sui bilanci, nonostante tante narrazioni contrarie si incominciano a vedere”, afferma con riferimento ai presunti miglioramenti ottenuti nel trasporto urbano e nella sharing mobility, nella gestione dei rifiuti, nella repressione degli “zozzoni”, nell’applicazione dello smartworking per i dipendenti capitolini, nella lotta all’usura, nel sostegno a microimprese e start up, glissando sul fatto che nel frattempo anche il Municipio Roma IV a guida M5s è andato a gambe all’aria, vittima di lotte intestine. Non tutto il M5s pare convinto ma la sfida è lanciata e altre ipotesi che portano in particolare alla capogruppo regionale Roberta Lombardi sono costrette a rincorrere.

Le destre non si sono fatte ripetere l’invito e hanno ripreso da dove si erano interrotte, con la componente leghista - che ha inglobato buona parte della vecchia FI – ad affidarsi al proprio leader nazionale intento a fotografare cassonetti e quella di FdI impegnata a rivendicare per sé la candidatura a sindaco dello schieramento, nella convinzione comune di trovare presto la quadratura intorno a un nume e un’opzione unitaria.

Toc toc, c’è qualcuno nello schieramento progressista?

Lo schieramento progressista deve invece scuotersi con urgenza dall’immobilismo. Ci sta provando il movimento civico che si è ritrovato intorno a “Il sogno più grande: liberare Roma” - frutto di quell’aggregazione di soggetti istituzionali, politici e sociali guidata dal Presidente del Municipio Roma VIII Ciaccheri -, concretizzando iniziative di comunicazione, denuncia e mobilitazione che non si sono fermate nemmeno nell’emergenza e attraverso un sostanziale sforzo di elaborazione, con l’avvio di un Comitato scientifico composto da una ventina di personalità del mondo politico, accademico, della cultura, del sociale, dello spettacolo e della sfera tecnico-amministrativa. I feedback però tardano ad arrivare, come se Roma fosse l’ultima delle cose di cui occuparsi, come se non si riesca a prendere atto dell’effervescenza e della ricchezza che anima i quartieri dal centro alle periferie più esterne. Dalle parti del Pd sembra forte la tentazione di scartare di lato rispetto alla profondità della crisi cittadina e di affidarsi a una figura di livello nazionale, mentre altre esperienze del variegato arcipelago civico e sociale scelgono di restare alla finestra, senza fare passi avanti nella direzione dell’assunzione di responsabilità, come se fossero rassegnate a qualche accozzaglia dell’ultimo minuto e a un ruolo marginale. Le elezioni amministrative si terranno tra meno di un anno e il lockdown ha sottratto una parte del tempo a disposizione. Occorre buttarsi nella mischia subito, tutti, con la consapevolezza che la città – come hanno dimostrato le vicende nei Municipi e le suppletive per la Camera dei deputati - guarda al polo democratico per coltivare la speranza di una rinascita attesa da troppo tempo e deluderla sarebbe il più grave degli errori. Si dismettano indugi, attendismo e chiusura nei microcosmi, si formalizzi l’impegno a tenere nel prossimo autunno primarie di coalizione - sia per la leadership che per i programmi -, si azzerino calcoli furbeschi e si tolga spazio a scorciatoie improbabili e politiciste. Per Roma.

* Andrea Catarci, coordinatore del Comitato scientifico di Liberare Roma

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