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Roma
Coronavirus, i romani non fanno a meno delle sigarette: la denuncia dei rider

di Federico Bosi

Guanti e mascherine indossati, poi in sella alla bici a lavorare. Per i rider il Coronavirus “non esiste” e continuano senza sosta a fare consegne ai romani. Da inizio emergenza Covid-19 il loro lavoro è aumentato e, allo stesso tempo, si è trasformato: di un piatto di pasta in città riescono a farne a meno, delle sigarette no. Ecco cosa richiedono maggiormente i romani.

 

A raccontare ad Affaritaliani come è cambiato il lavoro del rider a Roma e le abitudini dei cittadini ai tempi della quarantena anti Coronavirus è Nicolò Montesi, 23enne presidente dell'Associazione Nazionale Autonoma dei Riders.

Il vostro è considerato un servizio di necessità e state continuando a lavorare. Vi sentite tutelati? Siete stati dotati di mascherine e guanti?

“Allora, noi come Anar abbiamo scritto sia alle piattaforme che al Governo ed abbiamo chiesto se c'era la possibilità di avere mascherine e guanti, ovviamente senza passare davanti a chi ne ha più bisogno di noi come medici, infermieri o farmacisti. Nel frattempo noi riders ci siamo attrezzati da soli, procurandoci tutta l'attrezzatura sanitaria necessaria. Il Governo non ci ha risposto, ma le piattaforme sì: Deliveroo ha riconosciuto un contributo di 25 euro a rider per l'attrezzatura, mentre Glovo venerdì ha consegnato in città le mascherine a noi rider. Le piattaforme poi ci hanno chiesto di seguire la nuova linea guida: non possiamo più consegnare brevi mano la merce, ma dobbiamo lasciarla sul pianerottolo o fuori la porta della casa così da evitare ogni tipo di contato con le persone. Il nostro è diventato un lavoro 'contactless'”.

La paura a Roma cresce ogni giorni di più. In quanti in città stanno continuando a lavorare normalmente?

“Da un sondaggio fatto tra i nostri iscritti, il 75% ha deciso di continuare a lavorare normalmente mentre il restante 25% ha preferito restare a casa. Ovviamente chi sta a casa in questo periodo non guadagna, perché noi rider veniamo pagati a consegna”.

La gente sta a casa e si è fatta provviste per la quarantena. Il vostro lavoro è diminuito o aumentato rispetto a due mesi fa?

“È aumentato è cambiato. Prima nei nostri zaini c'erano praticamente solo pasti pronti preparati dai ristoranti, Mc Donald's su tutti, mentre ora portiamo di tutto. Appena il premier Conte settimana scorsa ha annunciato il cosiddetto 'lockdown' c'è stato un boom di richiesta di sigarette, stecche su stecche consegnate in giro per Roma. Ora invece le richieste che riceviamo sono principalmente quelli di spesa, sigarette e spedizioni in generale. Glovo infatti ha attivato un servizio di consegne a domicilio, ci ha trasformato in dei veri e propri speedy boy al servizio della comunità. In questa maniera aiutiamo chi ne ha bisogno e allo stesso tempo continuiamo a fare il nostro lavoro. Nei primi giorni in cui abbiamo svolto questo servizio abbiamo portato la spesa ad una nonna per conto della nipote, una teglia di tiramisù fatta da una mamma per la figlia e poi vestiti, panchetti, lettere. Con l'emergenza Coronavirus siamo diventati dei corriere tuttofare su due ruote”.

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