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Roma
Coronavirus trascina Roma nella povertà. Crollo turismo, Capitale in ginocchio

Roma nel dramma povertà: a sancire il momento difficile della Capitale è la Camera di Commercio che ha reso noti i risultati dell'indagine sulla salute delle imprese nella fase della ripartenza. I dati sono choc: il 50% si attende un generale impoverimento, il 30 vive con l'incubo che il motore economico del turismo si sia fermato.

Quanto è stato profondo l’impatto del Covid-19 sull’economia romana? Quali conseguenze dirette ha avuto sulle singole aziende? Su questi tre quesiti si è concentrata la nuova indagine dell’Osservatorio permanente dell’Istituzione camerale.

La Camera di Commercio ha elaborato, dunque, un ottavo e ultimo report che offre un’analisi sull’impatto del Covid-19 sul tessuto imprenditoriale locale e una visione degli imprenditori romani sulla realtà economica italiana. Più in generale, l’Osservatorio predisposto dalla Camera di Commercio di Roma ha fornito, in queste ultime settimane, un costante aggiornamento sull’evoluzione dei fatti, cercando di cogliere il sentiment degli imprenditori e identificando le misure che meglio si sono prestate a contenere il danno economico subito dalle imprese e studiare strategie utili per il rilancio.

Considerazioni generali

Dal punto di vista socioeconomico, con riferimento all’economia italiana, il 60% delle imprese considera la caduta dei consumi e il forte aumento del debito pubblico tra i principali cambiamenti generati dall’emergenza sanitaria. Quasi un’impresa su tre pensa che ci sarà una maggiore propensione a utilizzare le tecnologie digitali. Gli impatti principali, su Roma, saranno la riduzione degli esercizi commerciali e un generale impoverimento della città. Aumento dei costi legato alle misure di sicurezza e mercato di riferimento in contrazione i principali cambiamenti che colpiranno la propria azienda.

Principali cambiamenti generati dalla crisi nell’economia italiana

Il 60,6% delle imprese pensa che uno dei grandi cambiamenti generati dalla crisi sarà il forte aumento del debito pubblico e dei conseguenti problemi di sostenibilità del debito. Il 59,7% delle imprese ritiene che ci sarà una forte caduta dei consumi e della domanda di prodotti. Il 28,3% delle imprese prevede che ci sarà una maggiore propensione a utilizzare tecnologie digitali. Solo il 6% pensa che ci sarà, come conseguenza della crisi, una maggiore facilità di accesso al credito e il 4,9% che ci sarà una maggiore solidarietà europea.

Principali cambiamenti generati dalla crisi nell’economia romana

Per il 57,5% delle imprese il principale cambiamento sarà la riduzione degli esercizi commerciali, il 50,9% pensa anche che ci sarà un generale impoverimento della città. Il 30,5% delle imprese si aspetta una riduzione permanente dei flussi turistici. Il 21,2% delle imprese ritiene che ci sarà un maggior utilizzo di piattaforme digitali. Solo un’impresa su sei prevede che ci sarà un recupero di interesse per i piccoli negozi di quartiere.

Principali cambiamenti generati dalla crisi nella propria azienda

Tra i cambiamenti principali generati dall’emergenza sanitaria, che impatteranno sulla propria azienda, la metà delle imprese indica un mercato più ristretto rispetto a quello pre-crisi, il 44,7% lamenta anche maggiori costi per rispettare le nuove misure di sicurezza. Per un’impresa su tre ci sarà una diversa organizzazione del lavoro con un maggiore utilizzo di piattaforme digitali. Il 22,6% delle aziende indica una riduzione della clientela per rispettare le norme di distanziamento e il 20% delle imprese pensa che non ci saranno cambiamenti significativi.

“I risultati di questo nostro ultimo report - afferma Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma – dimostrano che la realtà socio-economica che le imprese si trovano ad affrontare, terminato il lockdown, è molto complessa e mette in evidenza preoccupazioni e timori. In particolare, il 60,6% delle aziende pensa che uno dei grandi cambiamenti generati dalla crisi, a livello italiano, sarà il forte aumento del debito pubblico e dei conseguenti problemi di sostenibilità. Una percentuale praticamente analoga prevede che ci sarà una forte caduta dei consumi e della domanda di prodotti. A livello locale si teme un calo permanente dei turisti e un impoverimento della città. Insomma, le paure ci sono e non poteva essere altrimenti. Tutti insieme, però, dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare senza sosta affinché queste paure si tramutino in nuove speranze. Siamo, comunque, su un crinale. C’è ancora – continua Tagliavanti – la possibilità di far scattare una molla per una ripresa vigorosa. Se si creano fra imprenditori, consumatori e famiglie le condizioni giuste, allora ripartiremo con grande determinazione. La gente riprenderà a consumare e gli imprenditori a investire: naturalmente per avviare questo processo serve un serio piano nazionale di semplificazione burocratica, rinnovati strumenti digitali, facilità e rapidità di accesso al credito e alla liquidità. Viceversa, si rischia una spirale negativa che per mia natura ottimista non voglio né pensare e né delineare. I numeri sono chiari e ci riportano a un grande senso di responsabilità: dal 2015 nel nostro territorio si è perso l’8% in termini di valore aggiunto. Per il 2020 era prevista una crescita dello 0,6%, invece l’emergenza sanitaria ci ha catapultato a una perdita di Pil non inferiore al 7%, secondo le ultime stime. Noi – conclude Tagliavanti - siamo e saremo sempre a fianco delle migliaia di imprese, imprenditori e lavoratori che sono già ripartiti pur tra mille difficoltà e sacrifici. Come Istituzione economica del territorio, e in raccordo con le altre, abbiamo già messo in campo iniziative e misure economiche a sostegno del tessuto produttivo. E continueremo a farlo con tutte le risorse che abbiamo a disposizione”.

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