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Roma
David Sassoli: scoperto da Michele Santoro, poi caso Moro e Pd. La storia

di Patrizio J. Macci

David Sassoli è un giornalista che si è fatto uomo politico per arrivare alla presidenza del Parlamento europeo non per fare un “giro in politica”, come alcuni suoi ex colleghi, ma per senso dello Stato.

 

Così ha dichiarato, infatti, nel 2009: "Nella vita di ciascuno esistono dei tempi: c'è un tempo per la professione, per il mestiere e, forse, poi, arriva anche un altro tempo, quello di occuparsi della propria comunità, del proprio Paese”. Ritenendo il Partito Democratico il luogo adatto per il suo impegno politico, Sassoli si è candidato e il 7 giugno del 2009 è stato eletto europarlamentare del Pd con oltre 400 mila preferenze. Nella legislatura 2009-2014 ha ricoperto l’incarico di capo delegazione del Partito. Nel 2014 si ricandida alle Elezioni europee nella circoscrizione del Centro e ottiene oltre 200.000 preferenze (60.000 solo a Roma). Il 1° luglio dello stesso anno viene eletto Vicepresidente del Parlamento Europeo con 393 voti, risultando il secondo più votato in quota PD-PSE con delega alla Politica del mediterraneo, al Bilancio e agli immobili. Come membro della Commissione Trasporti e Turismo è inoltre relatore della riforma ferroviaria europea e del Cielo Unico europeo.

Prima di gettarsi nell’agone europeo tra le file del Partito Democratico ha percorso la gavetta del giornalista dal basso verso l'alto: dopo una laurea in Scienze Politiche ha lavorato per Il Tempo, all’agenzia Asca ed ha scritto anche per il Giorno. Michele Santoro fiutò il suo talento e lo portò nel 1992 a collaborare a Rai 3 con Il Rosso e il Nero e Tempo Reale. Il passo successivo è stata la plancia del Tg 1 del quale ha condotto l’edizione delle 20:00 per lungo tempo. Della principale testata giornalistica della Rai è stato vicedirettore. Il suo profilo politico, invece, ricorda più che quello di un politico della Seconda Repubblica uno Statista democristiano.

La fotografia della sua carriera fino ad oggi può essere scolpita da un pregevole volume sul Caso Moro che ha firmato nel 2013 insieme a Francesco Garofani “Il potere fragile” nel quale ha riportato alla luce i verbali delle otto riunioni avvenute durante i 55 giorni che sconvolsero la Repubblica. Tutto materiale declassificato apparentemente utile solo agli storici. Testi sintetici ma ricchi di contenuti. “In quei saloni c’era il Potere dello Stato per antonomasia, quello in grado di prendere decisioni, ponderare risposte, assumere iniziative” scrive Sassoli.

La stagione della diretta streaming che ha preso il posto di quella Politica, con tutti i problemi connessi a un’informazione giornalistica sempre più legata alla schizofrenia del momento, al chiodo schiaccia chiodo della dichiarazione del politico via social network ha crocifisso la politica italiana alla responsabilità di un sistema immobile con un tempo delle decisioni troppo lunghe rispetto alla velocità che le risposte meritano. Risposte che richiedono una professionalità e un’acutezza di analisi di un politico di lungo corso che abbia la necessaria lucidità e padronanza nell’affrontare le materie che via via affioreranno. Scelta che Sassoli ha fino ad oggi mostrato di saper condurre con la costruzione di una personale volontà politica rigorosa. In un mondo di improvvisati torna la professionalità come segno distintivo.

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