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Roma
Disabili: il viaggio di Chiara Colosimo nella città che rifiuta la fragilità

di Chiara Colosimo *

Primo giorno del viaggio-diario nella Capitale d’Italia, provo un esercizio difficile, mi immedesimo nella fascia di questa città che viene considerata minoranza, identificata come scomoda, relegata come marginale. 

Eppure a parole tutti si occupano di disabili, tutti vogliono essere vicini agli ultimi, nessuno ha mai provato questo esercizio.  Forse è impossibile immaginare e non vivere su una sedia a rotelle, ma ho ascoltato tante persone, letto troppe testimonianze ed oggi le voglio condividere con i lettori, immaginando di essere una ragazza disabile di 30 anni.

Sono tornata a vivere con mamma e papà, la mia presunta desiderata indipendenza è durata poco più di un anno, impossibile per una ragazza disabile vivere sola e sostenere tutte le spese, oltre a quelle standard di affitto e bollette, quelle dell’assistenza e dei presidi a me necessari mi mandavano ogni mese sotto, così, sempre piú delusa da una vita che sembra essersi accanita contro di me, la mattina è mia mamma ad aiutarmi ad alzarmi, mi lavo e mi trucco nel bagno che i miei hanno rifatto a mia misura vendendosi la macchina.

Una volta pronta ed imbottita di caffè, decido di avventurarmi come ogni mattina verso la biblioteca dove lavoricchio con un contratto part time. Ieri ho preso l’autobus perché c’era il sole, esperienza come sempre drammatica, la fermata è sotto casa quindi almeno fino a lì non trovo le odiate barriere architettoniche ma poi? Poi quando finalmente arriva l’autobus tra me e lui c’è il gradino e tutte le macchine parcheggiate dove dovrebbe essere libero, alle volte sono rimasta prigioniera di quel marciapiede, altre come ieri, un uomo di buona volontà mi ha aiutata a scendere, ma la pedana del bus era rotta e così con l’autista, hanno dovuto farmi salire a spalla. 

Oggi piove e prenderò la macchina, papà scende con me per aiutarmi a sbarazzarmi della carrozzina ed infilarla nel portabagagli. Quando arrivo, dopo aver pregato per tutto il tragitto di non trovare i posti disabili occupati da chi disabile non è, chiamo il mio collega che mi viene incontro e mi aiuta a riprendere possesso del mio mezzo a due ruote. E parte il labirinto, alla ricerca di scivoli esistenti e liberi che mi permettano di arrivare a lavoro”.

Lavoro che è l’unica mia isola felice, perché tranne pochi disperati che ancora non si capacitano di come si possa sorridere su una sedia a rotelle, Roma è la città della semplicità, quella di due spaghetti al pomodoro mangiati sul marciapiede guardando il Colosseo. 

Superate le barriere architettoniche non c’è nessuno che possa fermarmi dal fare e vivere ciò che voglio.. peccato che di queste barriere la Capitale ha fatto il suo biglietto da visita, il primo che vi ho voluto raccontare, mentre impazza la polemica sul taglio degli assegni ai gravissimi e all’assistenza domiciliare.

Diario di bordo di una pazza che ama la città che rifiuta la bellezza della fragilità.

*Chiara Colosimo, consigliere regionale Fratelli d'Italia

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