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Roma
Doveva chiudere, diventerà un’eccellenza: “Il nuovo Cto sarà un modello di sanità”

di Riccardo Agostini *

Il caso Cto dimostra che quando si parla di "nuova missione" per gli ospedali in sovrappiù nel sistema sanitario del Lazio si intende una cosa concreta che permette di dare all'ospedale un compito nuovo ma nell'ambito della sua storica specificità. Il progetto di riconversione del CTO di Garbatella, da sempre punto di riferimento di romani e non solo per problemi legati all’ortopedia e alla traumatologia da questo punto di vista è paradigmatico. L'ospedale viene ceduto all'Inail, ma per la Asl cambia poco: già oggi per la struttura pagava un canone mensile alla Sanim, la finanziaria regionale a cui era stato ceduto nell'ambito di un discusso piano per pagare di debiti pregressi varato dalla Giunta Storace. Da domani l'affitto sarà pagato all'Inail. In compenso si da il via alla nascita di un polo tramautologico di levatura nazionale e si scongiura l'abbandono.
Il nuovo Cto avrà 100/120 posti letto e tra questi quelli dell’Unita spinale unipolare che saranno raddoppiati passando da 16 a 32 con l’attivazione di una terapia intensiva dedicata. A questi si aggiungerebbero altri 50 posti letto per attività diurne, 4 sale operatorie, di cui almeno 2 tecnologicamente avanzate, 2 palestre, una piscina, 15 ambulatori e 5 laboratori specialistici per attività innovative. Una struttura con questo profilo di attività darà risposta ad un bacino di utenza regionale e extraregionale di diversi milioni di persone. Insomma un medio ospedale da 170 posti letto modernamente attrezzato.
Secondo il piano avviato dalla regione e presentato dalla nuova dirigenza della Asl RmC l’ospedale diverrà punto di destinazione successiva al trattamento acuto di pazienti con danni e lesioni traumatiche gravi e che hanno necessità di inserirsi in una qualsiasi delle fasi definite nel percorso di cura. Potranno farlo presso il CTO fino alla conclusione di un percorso che permetterà loro il graduale ripristino della mobilità.
La gestione di questo ciclo, riparativo riabilitativo, prevede la presenza presso l’ospedale CTO di competenze proprie (ASL e/o INAIL) per le aree di assistenza più direttamente e costantemente coinvolte nelle attività dedicate (Ortopedia, Chirurgia della mano, Chirurgia plastica ricostruttiva, Riabilitazione, Diagnostica per immagini, Protesica, Robotica, Domotica, Telemedicina, Laboratorio osso artificiale-“Cell factory”) e si avvale per le esigenze assistenziali aggiuntive dei pazienti ricoverati sia delle risorse professionali presenti in altre strutture della ASL RMC, in particolare l’Ospedale S.Eugenio, sia delle competenze professionali di equipe specialistiche o super-specialistiche presenti in altre strutture regionali e/o extraregionali.
La concentrazione di un numero elevato di casi con lesioni gravi consentirebbe non solo di sviluppare elevate competenze nel loro trattamento, ma anche di rendere possibile una attività di ricerca sulle tecnologie utili al recupero funzionale e sui dispositivi di supporto alla autosufficienza e all’autonomia dei pazienti.
Una riconversione vera, dunque, a differenza di quanto accadeva nel passato, quando questo termine era disinvoltamente utilizzato come sinonimo di chiusura. Un progetto innovativo, un modello replicabile in altre situazioni e con altre partnership da tener presente per definire il futuro anche di altre strutture e salvarle dall'abbandono. Aspettano un nuovo destino il Forlanini, il S. Giacomo, parte del S. Maria della Pietà, l'Eastman. La loro dismissione crea smagliature nella trama della città, buchi che chiedono un pensiero capace di progettare per queste aree una nuova missione non necessariamente in ambito sanitario. Ma salvato il Cto urge andare oltre.


Riccardo Agostini
Consigliere regionale membro della commissione sanità

 

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ctosanitàgarbatellaagostiniregione lazio



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