Prima la richiesta di un risarcimento milionario, poi i denuncianti spariscono nel nulla e finiscono a loro volta per essere denunciati per aver contraffatto i referti medici portati come documenti. Si complica la vicenda che vede come protagonisti una coppia di coniugi, “Giacomo e Maria” che mercoledì scorso aveva raccontato di essere vittima di uno scambio di embrioni dopo un trattamento di fecondazione assistita.
Prima di spegnere il telefono era stato lo stesso Giacomo a raccontare ad Affaritaliani.it i dettagli di un dramma familiare che sarebbe esploso dopo l’esito dell’esame di amniocentesi che avrebbe rivelato come il figlio che la moglie portava in grembo possedeva un patrimonio genetico incompatibile. Peccato che il documento che la coppia portava come prova sia risultato contraffatto. Ne sono certi all’ospedale San Camillo dove la responsabile del laboratorio che avrebbe eseguito le analisi aveva da subito smentito che la firma fosse sua. “È stata usata carta intestata su cui poi è stato effettuata una manomissione su dati di altri referti – ha dichiarato Paola Grammatico, direttore del dipartimento di medicina molecolare dell’ospedale San Camillo Forlanini – a un’analisi approfondita il codice utilizzato non corrisponde alla tipologia di codici che noi attribuiamo ai campioni”.
All’Azienda ospedaliera San Camillo in particolare non risulta mai pervenuta alcun campione relativo alle persone che avrebbero presentato denuncia, inoltre è stata indicata come data di accettazione una domenica in cui il laboratorio è chiuso, l’ID richiesta non corrisponde al protocollo, il numero di protocollo CE-LA-14-1328 non corrisponde ai codici in uso. Troppe le incongruenze, così come una incompatibilità del profilo genetico del feto che apparentemente sarebbe stata valutata sulla base di una proteina “Ma con questo tipo di analisi nessuno avrebbe mai potuto identificare un’incompatibilità genetica – ha aggiunto la Grammatico – Abbiamo accertato a chi realmente appartiene il referto: si tratta di una donna che ha fatto l’amniocentesi nel 2013″.
Un falso documentato dunque e dalla Regione è stato dato mandato all’azienda San Camillo di presentare denuncia con richiesta di risarcimento che verrà utilizzato per finalità sanitarie.
“Presenteremo una denuncia per calunnia” dice il direttore generale dell’Asl Roma-B, Vitaliano De Salazar, sotto la cui competenza rientra l’ospedale Pertini. Comunque nessuna denuncia formale sul nuovo presunto errore è arrivata fino a ieri alla procura.
