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Roma

di Fabio Carosi

E' già una discarica-story, una vicenda intricata che però tradisce un disegno ben preciso e con un obiettivo chiaro: sostituire Malagrotta come buca per i rifiuti romani e costruire un nuovo centro di potere (e di ricavi) nella complessa economia dei rifiuti romani. Due gli aspetti che rendono la vicenda degna di un giallo: il complesso iter autorizzativo iniziale e il mistero della relazione finale del Mibac, quella che potrebbe tagliare la testa ad ogni velleità e decidere se la monnezza di Roma è compatibile o meno con l'area dell'Ardeatina.
A dirlo sono le diverse “carte autorizzative” con le quali nel 2003 nasce la discarica della Falcognana. Un sito inizialmente di modeste dimensioni e realizzato per raccogliere piccole quantità di residui dello smontaggio delle automobili: tessuti di sedili, parti in plastica e di cablaggi elettrici che l'industria del riciclo del ferro e delle lamiere non riesce ancora a recuperare per via degli altissimi costi. Per capire i volumi che sono finiti alla Falcognana, gli esperti del settore paragonano le tre buche nate da una vecchia cava ad un mare che si vuole riempire con un cucchiaino.

rifiuti discarica ardeatina 01



LA STORIA. Che la zona, ad alta intensità di cave, sia nel mirino dei “monnezzari”, lo si evince da una serie di sopralluoghi che già a metà degli Anni '60 alcuni gruppi industriali effettuano a titolo esplorativo. Tra questi anche il Colari di Manlio Cerroni che però scarta il sito: troppo vicino al santuario del Divino Amore e servito da una strada, l'Ardeatina, che ha ancora il tracciato di inizio secolo. Così la scelta cade su Rocca Cencia.
Per anni lì restano solo cave abbandonate, poi agli inizi del Duemila, si mette la classica “fiche” sul piatto. Reggente alla Regione Lazio Francesco Storace, la firma sotto la prima richiesta la mette in poche ore l'allora assessore Verzaschi. Cambia il vento e l'iter prende la piega dei ricorsi amministratici che bloccano tutto, costringendo la Ecofer a ripartire da capo. Arriva il 2010 e il vento è di nuovo cambiato. Dopo anni di attesa, arriva l'autorizzazione che “regala” alla Ecofer una buca matrioska: tre lotti per un totale di 2,2 milioni di metri cubi, tanto quanto un quartiere di Roma da interrare nel tempo. Tutto è pronto, basta aspettare che Malagrotta esaurisca le ultime volumetrie e che le ipotesi di localizzazione di discariche ex novo vengano cancellate dalle proteste dei residenti. Da Corcolle a Pizzo del Prete parte un gioco di “avvelenamento dei pozzi” che costringe la politica ad abbandonare ogni soluzione per cadere infine nella buca-trappola della Falcognana. Lo sa bene anche Zingaretti che, da presidente della Provincia, non firma nulla che non sia ampliamento, come nel caso dell'Ardeatina e finisce per allungare la lista di politici e istituzioni che non vogliono decidere per evidenti scopi elettorali. Il disegno è completo: la politica è nell'angolo, la buca nel silenzio è crescita e ormai sembra l'unica soluzione. Anzi, la è. Pena ripartire con una nuova guerra dei rifiuti. E poi c'è l'alibi della chiusura di Malagrotta, sbandierata i quattro venti come grande risultato politico e che in realtà si è solo esaurita naturalmente. I politici sono talmente “polli” o talmente furbi da pensare di essere riusciti a mettere il cappello sopra un risultato storico. Non è così: Malagrotta chiude perché non c'è più spazio.

discarica protesta vaticano 05



LA GIURISPRUDENZA. Sia Zingaretti che Marino sostengono l'idoneità della Falcognana come ampliamento di un impianto esistente, ma la legge regionale parla chiaro: l'articolo 29 secondo comma del decreto legislativo 152/96 individua i lavori di modifica dell'impianto come una nuova discarica. La conferma arriva anche dalle “linee guida” della Regione Lazio (dlgs 152/06 e legge regionale 27/98) che nelle modalità di rilascio delle autorizzazioni, al paragrafo “varianti” stabiliscono che la nuova autorizzazione deve tenere conto della destinazione urbanistica dell'area. Guarda caso, a governare ogni iniziativa entra in gioco il decreto Bondi che tutela l'intero Agro romano, vietando ogni nuova autorizzazione. E che non si tratti di ampliamento ma di discarica ex novo, lo definisce il tipo di lavori che necessita il sito Ecofer per poter trattare i rifiuti urbani, anche se sottoposti a pre trattamento. Quindi raccolta del percolato, pozzi di ispezione e raccolta del biogas. Insomma, a leggere le leggi, per passare dalla discarica di residui ferrosi a quella di residui urbani occorrono interventi massicci. Quindi una nuova autorizzazione integrata ambientale.

IL MISTERO MIBAC. E il penultimo dei gialli. Il ministeri dei Beni Culturali ha consegnato la relazione al ministro per l'Ambiente. Fonti bene informati sostengono che i tecnici abbiano disegnato una croce su Falcognana così come accaduto per Corcolle. Ma la relazione non si trova o perlomeno è prudentemente secretata perché equivarrebbe ad una bocciatura senza precedenti. Non conviene al Comune che si ritroverebbe con una montagna di rifiuti da spedire all'estero e non conviene alla Regione Lazio perché farebbe tremare i polsi a più d'uno.

rifiuti discarica ardeatina 02


IL CERCHIO SI CHIUDE. La condizioni temporali con cui è stata portata a termine l'operazione consegnano di fatto la gestione della discarica ipotizzata alla Ecofer. Una società che ha un titolare reale ma che nasconde dietro di sé due fiduciarie i cui “pupari” si perdono nei misteri della finanza. E' vero che perderebbe un pezzo del ciclo dei rifiuti ferrosi, ma è pur vero che la Ecofer si trasformerebbe di fatto nel nuovo monopolista dei rifiuti romani e soprattutto dell'ultimo pezzo del ciclo: quello in cui si aprono i cancelli e si aspettano che i camion entrino per scaricare. Con loro anche i soldi. Rischio d'impresa più o meno zero e nessun know how industriale. Il lavoro sporco e più oneroso resterebbe sempre all'Ama aiutata nella gestione dal Colari.
In poche mosse, è cambiato il mondo. A stupire non è tanto la politica che ormai ci ha abituati ad azioni bizzarre e inconcludenti, quanto il commissario straordinario. Perché il dottor Sottile non svela le carte?

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emergenza rifiutifalcognanarifiutisottilezingarettimarinoecofer
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