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Roma
Fase 2, la crisi: Sabaudia perde l'unica libreria. Addio alle letture, chiusa

di Patrizio J. Macci

Riaprire le librerie è stato uno dei primi provvedimenti attuati nella Fase 1 del Coronavirus, non appena la linea del contagio ha avuto una flessione. Sabaudia invece ha perso la sua storica libreria sotto i portici che a dicembre scorso ha chiuso i battenti per sempre.

Qualche giorno fa è apparso un malinconico cartello con la scritta "affittasi locale". Non ce l’ha fatta a compiere mezzo secolo la “Cartoleria profumeria libreria Cavaliere” inaugurata nel 1972. Niente più libri da leggere sotto l’ombrellone dopo aver raggiunto il paradiso della duna scelti all'ultimo minuto spiando le letture di Carlo Verdone, Ricky Tognazzi e Simona Izzo, Igor Mann sempre elegantissimo con la camicia in lino perfettamente stirata anche sotto lo schioppo del sole. Oppure dopo aver intravisto Ferzan Ozpetek che parlava del suo ultimo film davanti al cinema il cui destino è ancora incerto.

Il Coronavirus c’entra poco, la crisi che ha investito il turismo balneare aveva ridotto i vacanzieri da cinque anni, i tempi del tutto esaurito nei tre mesi estivi erano ormai un ricordo da raccontare a chi non li aveva visti. Perché la “California” laziale era amata già negli anni Sessanta da artisti e scrittori: Alberto Moravia aveva comprato una villa sul mare spalla a spalla con Pasolini. Il poeta friulano lavorò un’ estate con la Maraini al soggetto e alla sceneggiatura de Il fiore delle Mille e una notte. Avrebbe poi dedicato a Sabaudia parole innamorate in una intervista televisiva di Anna Zanoli.

Da quegli anni, i primi Settanta, la spiaggia di Sabaudia è molto cambiata. Altre case, tantissime, costellano ormai le dune – una vera e propria città che si allinea al mare, salendo verso nord a perdita d’occhio. La spiaggia ad agosto rigurgita di folla, specialmente il sabato e la domenica, mentre i primi scrittori sbarcati qui ricordavano persino un ferragosto con il litorale del tutto deserto. L'alba vista a Sabaudia non aveva nulla da invidiare a quella di una spiaggia americana.

Anita Ekberg passeggiava tra le linee architettoniche che rendono unico il centro, dalla chiara impronta razionalista ma senza la gravità tipica dell’epoca fascista. Tutti facevano un salto in libreria per vedere chi mancasse all'appello. Fino all'anno scorso.

Definirla libreria però è riduttivo perché le fotografie in bianco mostrano l’insegna di una sorta di emporio dove un giovanissimo Dario Bellezza, quasi irriconoscibile, viene intervistato da Maria Latella. Correvano i primi Anni Settanta e la comunità letteraria romana spostava nella cittadina la sua attività per tutto il mese di agosto. Parecchi di quei scrittori non ci sono più per ragioni anagrafiche ma, cosa molto più triste, non c’è più neanche il luogo dove chi ha letto i loro libri potrebbe incontrare i loro epigoni.

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