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Roma
Franceschini uccide i piccoli teatri e i lavoratori: la rivolta degli artisti

Teatri di Roma chiusi, abbandonati dal Governo ed in crisi nera a causa dell'emergenza Coronavirus: scoppia la rivolta degli artisti che si scagliano contro il ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Dario Franceschini, reo di uccidere in un colpo solo piccole sale e lavoratori.

 

La protesta nasce dopo la firma da parte del numero uno del Mibact, avvenuta il 10 luglio scorso, dell'ultimo decreto che assegna 10 milioni di euro dei fondi emergenza cinema e spettacolo istituiti con il decreto legge Cura Italia al “ristoro dei mancati introiti da biglietteria e abbonamenti degli esercizi teatrali privati”. Questi fondi però non sono destinati a tutti, ma solo ai teatri che hanno almeno 300 posti a sedere.

Da qui l'iniziativa della Federazione Italiana Artisti, che si scaglia contro la scelta di Franceschini definendo il nuovo decreto “la cronaca di una morte annunciata per i piccoli teatri, una ingiustizia per le sale con meno di 300 posti”. La Federazione ha così inviato una lettera al ministro in cui, in sintesi, chiede di: riscrivere le condizioni per ottenere gli aiuti previsti, poiché il parametro non può essere “confezionato” su misura solo soggetti più strutturati; la revisione del decreto “per il ristoro dei mancati introiti da biglietteria e abbonamenti degli esercizi teatrali privati” che non escluda nessun teatro privato; di rivedere il criterio per l'erogazione che deve essere centrato unicamente sul concetto di mancato incasso e non sul numero delle giornate lavorative; di annullare il finanziamento di 10 milioni destinato alla piattaforma “Netflix della cultura” che rischia di premiare i soliti pochi noti.

Affaritaliani pubblica in versione integrale la lettera aperta inviata dalla Federazione Italiana Artisti al ministro Dario Franceschini

Egregio signor Ministro,

abbiamo molto apprezzato il suo lavoro in questi mesi difficili e siamo certi che Lei continuerà ad operare per lo sviluppo culturale del nostro Paese e per il bene dell’intero comparto.

Detto ciò, ci corre l’obbligo di far notare che quanto contenuto nel Decreto di sostegno ai teatri privati da Lei firmato il 10 Luglio u.s. rappresenta una decisione ingiusta e discriminatoria che ha creato una frattura nel bistrattato mondo dei teatri privati; un precedente molto pericoloso ed incomprensibile a meno che – per mancanza di fondi - non si sia voluto aiutare solo una parte di un settore che è stato il primo a chiudere e sarà (non è dato sapere ancora quando) l’ultimo ad aprire.

Non ci sono i fondi?

Si eviti, in tal caso, il finanziamento di 10 milioni destinato alla piattaforma “Netflix della cultura” che rischia di premiare i soliti pochi noti (con tutto il rispetto che a essi si deve).

A proposito del Decreto – presentato come una panacea - Lei, Ministro, ha dichiarato: "Queste misure di sostegno per i teatri privati - si sommano a quelle messe in campo sin dai primi giorni dell'emergenza sanitaria per sostenere l'intero settore dello Spettacolo dal Vivo che è uno dei settori più colpiti e che avrà tempi di ripresa più lenti".

Bene! Ma viene da chiedere: i teatri sotto i 300 posti come andranno avanti? Come sarà aiutata quella parte dei “dimenticati” che rappresentano, da sempre, anch’essi, la ricchezza culturale del nostro Paese, la ricerca, la sperimentazione, gli avamposti culturali che spesso sono l’unico punto di riferimento di territori nei quali il degrado si tocca con mano e l’isolamento, l’incultura, gli egoismi elevati a status la fanno da padrone?

Questi teatri “non considerati” e cancellati con un Decreto - che speriamo Lei voglia fermare - sono luoghi che rappresentano una grande opportunità di circolazione di idee e di occupazione. Questo è un Decreto che rischia di avere una ricaduta esclusiva! Di fatto, oltre ad escludere tutti i teatri al di sotto dei 300 posti, al tempo stesso esclude tutti i restanti teatri Extra Fus con la clausola delle 1000 giornate lavorative e le 60 rappresentazioni. Si metta nei panni di chi amministra un teatro qualsiasi di provincia o altre piccole realtà locali che devono programmare 60 spettacoli, senza soldi pubblici e che devono pagare dipendenti per 1000 giornate lavorative. E’ impossibile! L'applicazione letterale del Decreto in oggetto comporta l'automatico abbandono al destino di queste realtà, vuol dire rinunciare scientemente alla spina dorsale del nostro paese (micro, piccola e media impresa).

Egregio Ministro Lei sa benissimo che il nostro è un grande Paese, che si è retto e sviluppato grazie alla diffusa presenza delle microimprese, della piccola e media impresa (e non solo della grande, che è in buona parte, tra l’altro, in mano straniera).

Ministro, le chiediamo inoltre, se possibile, di far riscrivere anche le condizioni per ottenere gli aiuti previsti, poiché il parametro non può essere “confezionato” su misura solo soggetti più strutturati.

Lei ha dichiarato “Nel ritorno graduale alla ripresa delle attività è necessario che il sistema di aiuti, ammortizzatori sociali ed indennizzi si adatti ai settori che stanno riscontrando maggiori criticità. I 10 milioni di euro verranno ripartiti tra i beneficiari in misura proporzionale ai minori incassi nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020, in rapporto agli incassi ottenuti nello stesso periodo nel corso del2019.”

Al contrario, la proposta di ripartizione, contenuta nel Decreto, contraddice il Suo intento e sembra scritta da chi, pur conoscendo e dirigendo da anni il settore, non è – volutamente o meno – in grado di comprenderne i meccanismi.

Chiediamo inoltre che il criterio per l'erogazione sia centrato unicamente sul concetto di mancato incasso e non sul numero delle giornate lavorative, in quanto molti teatri svolgono gran parte della loro attività ospitando spettacoli di altre compagnie.

Siamo certi che Lei applicherà una revisione del Decreto “per il ristoro dei mancati introiti da biglietteria e abbonamenti degli esercizi teatrali privati” che non escluda nessun teatro privato e che interverrà per evitare questo vulnus e fermare questa palese ingiustizia.

La gioia della fruizione della Cultura e dei saperi, dell’aggregazione, della conoscenza e il ruolo sociale che svolgono il Teatro, i Teatri, lo Spettacolo dal Vivo nel nostro Paese non possono essere appannaggio solo di chi ha un certo numero di posti a sedere o di chi ha sviluppato molte giornate di lavoro, ma di tutti quei teatri che, con sempre maggiori difficoltà, portano avanti i loro progetti al servizio della comunità. La cultura è salute e benessere e tutti i teatri lavorano per questi obiettivi.

Buon lavoro Ministro!

A Sostegno: StaGe (Stati Generali della Musica Indipendente); Forum dell’Educazione Musicale; UNAMS (Sindacato Artisti); SIEDAS (Società Italiana Esperti di Diritto delle Arti e dello Spettacolo); FEDAS (Federazione Italiana Aziende dello Spettacolo); APS (Libera Associazione Lavoratori dello Spettacolo); CENDIC ( Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea).

 

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