di Titta Poli
Al vertice della potentissima Cna come direttore. Ma il suo curriculum vitae è la testimonianza dei progressi dell’ingegneria genetica. E questo perché per sedere in tutti i cda delle aziende pubbliche che vengono menzionate, Lorenzo Tagliavanti, come minimo si deve essere dotato di un avatar che lavora come lui almeno dodici ore al giorno, festivi compresi.
Confessa di essere un uomo di sinistra ma tiene a precisare “fuori dagli schemi”. Ha timbrato il cartellino alla Camera di Commercio di Roma, a Sviluppo Lazio, Promoroma, Fiera di Roma, Atac, Polo Tecnologico, Altaroma, Unioncamere, Unionfidi, Infocert, Borsa Immobiliare e Ama. Dove c’è un Cda, a Roma c’è Lorenzo Tagliavanti che con poco rumore si è costruito un network impressionante di conoscenze e amicizie. E anche una visione politica ed economica di Roma e del tessuto regionale, rara. Ecco perché “il termometro Tagliavanti” da sempre è in grado di valutare la temperatura del territorio.Per lui il tema da analizzare è l’incredibile ascesa del Movimento Cinque Stelle in una città dove la politica ha sempre fatto rima con “palude”.
Dottor Tagliavanti, qual è il suo giudizio sul Movimento di Grillo?
“L’antipolitica che esiste in Italia non nasce da sola, nasce perché ci sono forze rilevanti della società che sono rimaste deluse. La politica delude quando promette e non mantiene e quando non si prende le sue responsabilità. E questa delusione si esprime attraverso due modalità: l’astensione da una parte, dall’altra la nascita di movimenti che hanno come base l’antipolitica. Secondo me sono meglio i movimenti che hanno come base l’antipolitica invece dell’astensione perché mantengono comunque un legame con le istituzioni.
Quali sono i punti di forza e i limiti di questo fenomeno?

“Il limite di questi movimenti consiste nel fatto che le proposte non si dovrebbero fare con i “contro” ma con i “per”. Eppure nell’antipolitica si possono inserire energie che possono essere utili per trovare soluzioni ai problemi: energie che di fronte ad una prova istituzionale possono essere una risorsa”.
Secondo lei i partiti politici tradizionali hanno una giusta percezione di questo fenomeno? Non crede che il fenomeno sia sottovalutato?
“Mi pare che i partiti siano più abituati a parlare con gli altri partiti, quindi a parlarsi tra loro. Il fenomeno più che sottovalutato è largamente incompreso. Sì penso proprio che l’atteggiamento prevalente sia l’incomprensione”.
Le previsioni ci dicono che Il M5S otterrà un risultato tale da avere un ruolo anche di un certo peso sia in Parlamento che nel Consiglio Regionale del Lazio: di fronte alla prova istituzionale come si comporteranno?
“Se ho capito bene i grillini vogliono ritagliarsi un ruolo di controllori affinché si facciano gli interessi dei cittadini. D’altra parte è già capitato in altri Paesi europei: i movimenti di antipolitica sono nati anche in Francia, sono un fenomeno europeo e moderno”.
Il Movimento Cinque Stelle è composto da persone che provengono dalla società civile e non hanno esperienza di amministrazione né di politica: la mancanza di esperienza sarà un problema?
“Se fai un minestrone di solo peperoncino è immangiabile, se nel minestrone ci metti il peperoncino diventa buono. Un Parlamento di soli grillini non me lo auguro, ma il fatto che ci siano non lo vedo come un dramma. Il fatto che non abbiamo esperienza non credo sia un problema: i giovani, quando si troveranno a lavorare, l’esperienza se la costruiranno. Quello che invece sarà pericoloso è creare istituzioni dove non c’è equilibrio di governo”.
