Si opponeva all’apertura di una nuova cellula della ‘ndrangheta nella capitale, una cosidetta “locale”. Questa l’ipotesi prevalente per gli investigatori che indagano sull’omicidio del 62enne Vincenzo Femia, e che hanno arrestato Gianni Cretarola, il 31enne accusato di essere uno dei due killer. Femia sarebbe stato trucidato da almeno due colpi d’arma da fuoco, ed è ritenuto legato a cosche calabresi.
La vittima si sarebbe appunto opposto all’apertura di una “locale”, ossia una struttura organizzativa simile al “mandamento” di Cosa Nostra. Tale diniego sarebbe stato quidi pagato con la vita. A Cretarola gli investigatori della squadra mobile sono giunti con intercettazioni e pedinamenti, esaminando i tabulati del suo cellulare. Sul movente comunque si continua a indagare per individuare soprattutto i mandanti. Cretarola, 31enne, nasce a Sanremo da madre calebrese, quindi si trasferisce a Roma, dove si stabilisce in un appartamento in via Palmiro Togliatti, dove è stato arrestato. Il suo iter “criminale” nasce nel 2006, quando uccide ad Alessandria un coetaneo con alcune coltellate. In carcere accoltella un detenuto straniero ed è qui, secondo gli investigatori, che cominciano i suoi contatti con la ‘ndrangheta. Uscito nel 2010 era sottoposto alla misura di sorvegliato speciale. Fissato per la palestra, a Roma svolge l’attività di personal trainer.
Guerra di ‘ndragheta a Roma. La città è terreno di scontro
