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Roma
Il cemento sta divorando Roma: ecco i dati shock di Ispra e Campidoglio

Roma, una città sotto il cemento: il 92% del suolo consumato in maniera irreversibile. Municipi: I, II e V quelli con la maggiore percentuale di territorio impermeabilizzato; X e XI aree a forte rischio idraulico. 71.500 romani vivono in zone potenzialmente con pericolo di esondazione. Ecco i dati shock dell'Ispra.

 

È una situazione spaventosa quella che emerge dai comunicati dall'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, dopo uno studio condotto insieme a Roma Capitale, che ha coinvolto 4 volontari per 12 mesi e oltre 6 mila ore di ricerche. Dallo studio è stata poi prodotta, per affrontare le criticità legate al rischio idrogeologico, una mappatura sul tema del consumo di suolo a Roma, una cartografia che rende disponibili dati anche a livello di municipio e zona urbanistica.

Quasi un quarto della superficie del territorio di Roma, il 23,5%, è stato consumato. In buona parte cementificandolo - tra strade, palazzi e parcheggi - visto che il 92% di questo suolo è stato consumato in maniera irreversibile. Una proliferazione di aree edificabili che non ha risparmiato le zone più vulnerabili visto che il 13% delle aree a massima pericolosità idraulica risulta consumato, per oltre l'80% in maniera irrecuperabile.

I due Municipi del centro storico di Roma, I e II, e quello dei quartieri Centocelle, Prenestino, Collatino e Pigneto (il V) sono quelli con la maggiore percentuale di territorio impermeabilizzato, ovvero coperto da strutture, soprattutto edifici e strade. Rispettivamente nel Municipio I si arriva al 74,38%, nel II al 68,42% e nel V al 63,11%. La zona con minore copertura del suolo ricade nel Municipio XIV con il 12.78%. In linea generale, Roma ha perso terreno a vantaggio di edifici (28% delle aree artificiali), strade (21%) e altre aree impermeabilizzate come parcheggi e piazzali (40%) e molte di queste superfici si trovano in zone sensibili, come aree di pericolosità idraulica o aree vincolate.

Le aree caratterizzate dalla massima pericolosità idraulica, quelle di esondazione con un tempo di ritorno di 50 anni, hanno un'estensione superiore ai 6 mila ettari nei quali risultano consumati più di 800 ettari, di cui l'82% irreversibilmente. Complessivamente, nelle aree di pericolosità idraulica, soggette a esondazioni con tempi di ritorno maggiori di 50 anni, il suolo consumato è caratterizzato dal 26% di edifici, dal 20% di strade asfaltate e nella parte restante da altre aree artificiali come parcheggi, piazzali, campi sportivi e altro.

Nei Municipi X e XI, che comprendono le zone urbanistiche di Ostia, Acilia, Malafede, Infernetto e Ponte Galeria, sono localizzate le aree di massima pericolosità idraulica legate ai canali di bonifica. Queste si estendono per una superficie di quasi 3.000 ettari, interessando una popolazione di quasi 58.000 abitanti. Il suolo consumato in questo contesto supera i 700 ettari con una percentuale di suolo consumato permanente del 90%.

A Roma ci sono 71.500 persone che vivono in zone potenzialmente a rischio esondazione. Sono oltre oltre 6 mila gli ettari di territorio cittadino classificati a "massima pericolosità idraulica", situati prevalentemente vicino al letto del Tevere, dell'Aniene e o dei corsi di acqua minori.

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