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Roma
Il Ministero dell'Ambiente taglia 500 dipendenti. Sogesid sul piede di guerra

Ignegneri e geologi Sogesid sul piede di guerra. Il Ministero dell'Ambiente taglia circa 500 dipendenti della società "in house", ed i dipendenti scendono in piazza.

 

Dopo oltre 15 anni di attività, studi e assistenza tecnica al servizio del Ministero, i lavoratori rischiano ora di "rimanere disoccupati e senza alcuna alternativa", si legge in una nota. Per questo Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero per il 5 ottobre, nel tentativo di ottenere un incontro con il neo ministro Costa: "Stiamo ancora attendendo una risposta da parte del ministro all’Ambiente Costa che dopo aver dichiarato di non voler più avvalersi dei lavoratori della Sogesid, non ha saputo però dare un’alternativa - dichiara il segretario regionale della Uiltec, Marco Panto’ - cosa significa? Che i lavoratori dovranno andare a casa? È esattamente questo che dobbiamo evitare. Ricordiamo che si tratta di dipendenti selezionati attraverso procedure pubbliche. Dipendenti che garantiscono il funzionamento degli uffici del Ministero stesso e contribuiscono all’attuazione delle politiche ambientali del nostro Paese”.

 

Il Ministero dell’Ambiente sin da quando è stato istituito nel 1986, ha sempre sopperito alle carenze di organico ricorrendo a convenzioni con società a partecipazione pubblica e privata, enti di ricerca e consorzi interuniversitari.

“Ciò che riteniamo fondamentale è che vengano garantiti i livelli occupazionali e i diritti dei lavoratori - prosegue Panto’ - se non sarà possibile mantenere Sogesid, va bene anche l’assorbimento all’interno del Ministero, come vocifera qualcuno. Ma non siamo favorevoli invece all’idea del concorso pubblico, annunciato dal ministro, perché non garantirebbe né la stabilizzazione di questi lavoratori né la continuità professionale, con conseguente perdita di esperienze e competenze”.

“La Uiltec pertanto - conclude Panto’ - ritiene necessario un incontro a brevissima scadenza con il ministro Costa. Abbiamo bisogno di chiarezza. Non si può essere equivoci quando si parla del futuro e della vita di 500 persone, né possiamo permetterci che i lavoratori paghino ancora una volta il prezzo più alto della crisi e degli avvicendamenti politici”.

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