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Roma
L'amianto è la causa del cancro invincibile. Attacca fegato, colon e cervello

di Valentina Renzopaoli

Sui mesoteliomi non c'è più alcun dubbio: il peggiore dei tumori, il più aggressivo e il meno curabile in assoluto, è ormai considerato una patologia “sentinella” di una avvenuta esposizione all'amianto. Secondo i dati del Primo Rapporto curato dall'Osservatorio Nazionale Amianto, ogni anno vengono riscontrati in Italia circa 4.500 casi. Ma quello che la scienza vuole provare ora, in modo incontrovertibile, è anche anche altre neoplasie, come quelle del fegato, del colon, persino del cervello, possano essere riconducibili all'esposizione del micidiale materiale.
In questa direzione vanno gli sforzi del professor Giovanni Brandi, oncologo e docente all'Università di Bologna, esperto in particolare di tumori del fegato e delle vie biliari, che sceglie Affaritaliani.it per raccontare una ricerca che potrebbe avere risvolti rivoluzionari. La speranza è che si riesca a trovare la “firma genetica” che provi la causa dell'insorgenza tumorale. Una evidenza scientifica che potrebbe essere impiegata in diversi ambiti, ad esempio in quello forense.
Professore è ormai scientificamente provato che il mesotelioma è una diretta conseguenza dell'esposizione all'amianto?
“Assolutamente sì: senza amianto non esisterebbe mesotelioma. Su questo l'epidemiologia non ha più dubbi”.
Come agiscono le fibre di amianto all'interno dell'organismo?
“Le fibre inalate che arrivano negli alveoli polmonari trasmigrano e, attraversi percorsi dedicati, giungono nello spazio pleurico dove si depositano generando infiammazioni croniche che nel tempo possono portare alle neoplasie. Poi c'è un'altra modalità di trasmigrazione all'interno del corpo umano: attraverso la via linfatica e quindi il sangue le fibre possono arrivare in tutti gli altri organi interni e generare altri tipi di tumore”.
Insieme al suo staff dell'Università di Bologna, sta conducendo diversi studi sul ruolo dell'amianto come fattore di rischio nel tumore del fegato. Ci spiega quale lavoro state facendo?
“Il primo studio di tipo retrospettivo è iniziato cinque anni per analizzare un tipo di tumore in notevole incremento in tutto il mondo, il colangiocarcinoma, ovvero il tumore delle vie biliari: i risultati pubblicati nel 2013 hanno dimostrato che nei pazienti esposti ad amianto, per motivi professionali o ambientali, il rischio relativo di contrarre questa malattia è cinque volte superiore rispetto a quelli non esposti. Un secondo studio parallelo di tipo prospettivo ha poi confermato, anzi enfatizzato, questi risultati”.
E' possibile che anche altre neoplasie siano causate da amianto?
“E' quello che stiamo cercando di capire ma è molto plausibile: le fibre una volta entrate in certi organi del corpo rimangono intrappolate e le cellule che si attivano per combatterle non sono in grado di demolirle”.
Quali sono i tumori che potrebbero essere direttamente riconducibili all'amianto, oltre a quello del polmone?
“Le neoplasie del colon, dello stomaco, persino del cervello, e i mielomi”.
A che punto sta la ricerca?
“All'Università di Bologna stiamo lavorando ad un progetto dedicato allo studio della modificazione del genoma nei pazienti operati per colangiocarcinoma: poiché le cause di questo tumore sono multiple, il nostro obiettivo è capire se nei pazienti che sono stati esposti all'amianto le modifiche del genoma sono diverse rispetto a quelle avvenute per lo stesso tipo di tumore derivato però da altre cause”.
Insomma state cercando una “firma” che possa dimostrare la causa della patologia?
“Esatto, proprio così”.

Tags:
amiantotumorecancroonagiovanni brandimesotelioma
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