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Roma
La carica degli ultra bagnini: nel Lazio debuttano le nuove unità cinofile

di Valentina Renzopaoli

Cani bagnini pronti a lanciarsi nel mare in tempesta per salvare vite e a nuotare contro corrente per decine di metri fino a quando la persona in difficoltà non è al sicuro. Nel Lazio arrivano in spiaggia i cani neo-diplomati che hanno superato l'esame di maturità.

Ma dietro al coraggio dei “pelosi” che sfidano il pericolo, c'è un lungo percorso di addestramento e, soprattutto, una relazione indissolubile con il padrone. Un percorso che ha cambiato il destino dei cani, ma anche, e sopratutto, quello dei loro conduttori umani.

Camilla è una 23enne studentessa di psicologia; esile, grandi occhi castani, era una ragazza timida e insicura, oggi insieme alla sua Chanel sa vincere le paure, convinta che nonno Franco, che era un bagnino, sarebbe fiero di lei. Benedetta è una ragioniera romana di 45 anni: mai nella vita avrebbe pensato di riuscire a superare la sua patologica pigrizia. “Ero una “divana”, Panna mi ha cambiato la vita, oggi amo sfidare i miei limiti e le mie debolezze”. Angelo, 48enne agente di polizia penitenziaria, voleva banalmente un cane per compagnia; in Emy ha, invece, trovato una compagna di vita, un amore così intenso da suscitare persino un po' di gelosia nella moglie.

Camilla e Chanel, Benedetta e Panna, Angelo e Emy sono tre delle sedici nuove unità cinofile del Lazio brevettate con la Sics, Scuola Italiana Cani Salvataggio, che quest'estate presidieranno il litorale laziale, da Ostia Ponente alla spiaggia di Sant'Agostino a Civitavecchia, dalla spiaggia di Spinicci di Tarquinia a Montalto di Castro e Pescia Romana.

Un percorso, quello che ha come obiettivo diventare Unità Cinofila, che può durare anche due anni: “Il brevetto è il punto finale della prima fase di formazione dell'Unità Cinofila, che è anche quella più lunga, perché prevede un percorso che inizia con l'addestramento a terra per arrivare alla possibilità di fare degli esercizi e delle manovre in acqua abbastanza complesse, come il recupero di due persone contemporaneamente, oppure il trasporto a riva di un canotto o gommone in avaria, o il tuffo dal gommone per andare a recuperare la persona in difficoltà”, spiega Roberto Gasbarri, Presidente della Sics dell'area Centro-Meridionale. “I neo-patentati devono, poi, conseguire il brevetto da bagnino umano e superare un periodo di formazione full immersion in modalità operativa che noi chiamiamo Accademia”, aggiunge Gasbarri.

Tra un allenamento e l'altro sotto il sole rovente, sulla spiaggetta del Lago del Salto, Benedetta racconta: “Inizialmente, ho intrapreso questa esperienza perché speravo di riuscire a farmi obbedire da Panna, il mio labrador che all'epoca aveva circa un anno. Ma sono entrata a far parte di una vera e propria famiglia, che mi ha stimolato ad andare avanti. Non avrei mai pensato di potercela fare: ho 45 anni, pensavo che non sarebbe stato possibile. Invece mi sono appassionata. Più che Panna, sono cambiata io. Ho imparato a gestire le mie ansie, a non scaricarle su di lei e ad essere più serena. Arrivare a diventare unità di salvataggio è una sfida con me stessa. Ero una “poltrona”, con lei sono riuscita a fare cose impensabili”.

Chanel, una deliziosa labrador color miele di 3 anni, era una peste, super giocherellona e ingestibile. Nella giovane vita di Camilla, che accudisce anche Cesare, un bulldog francese di un anno e mezzo, Chanel è capitata quasi per caso: “Ho accompagnato il mio fidanzato a prendere un cane e sono tornata a casa con lei, è stato amore a prima vista. Ma gestirla era molto complicato, non mi fidavo a lasciarla libera e lei è sempre stata molto vivace. Poi ho intrapreso il percorso con la Sics. Ho capito che ero io ad essere sbagliata. Chanel non mi rispettava, il problema ero io. Ci è voluto tempo ma ho imparato ad esercitare leadership, a sgridarla quando è necessario. Ora sono più sicura di me e di lei: se la lascio libera per strada, sono certa che rimane vicino a me”, racconta. Perché diventare unità operativa di salvataggio? “Mi sento da sempre predisposta per aiutare le persone in difficoltà; spero di non trovarmi mai a dover effettuare un intervento perché significherebbe che una persona si trova in pericolo, ma mi piacerebbe salvare una vita. Di paure ne ho ancora molte: paura che in quel momento mi prenda il panico, paura di arrivare troppo tardi, paura che possa trovarsi in difficoltà il mio cane; ma quando entro in acqua con Chanel, lei si diverte perché pensa sia un gioco e così tutti i timori svaniscono”.

Il rischio è, al contrario, uno stimolo per Angelo. “Il mio pensiero è quello di poter essere utile nel momento in cui serve, il fatto che possa essere pericoloso è motivo in più per mettermi in gioco”. Confida: “Con Emy ho avuto diversi momenti di crisi: ci sono stati periodi in cui non partecipava all'attività, spesso in campo era anarchica, non mi stava dietro. Poi piano piano, siamo migliorati ed ha iniziato a starmi più vicina. L'arma vincente è stata quella di iniziare a trascorrere più tempo con lei, non solo per fare gli esercizi ma semplicemente facendo passeggiate, giocando a casa ogni volta che potevo. Questo è stato il segreto. Quando ho preso Emy, avevo solo voglia di un cane a casa per compagnia, ma quando ho iniziato la scuola tutto è cambiato. Emy non è più solo un cane, è una compagna di vita: il rapporto che si è creato è indescrivibile, un legame fortissimo. Quando vado al lavoro, non vedo l'ora di tornare a casa per passare del tempo con lei; non pensavo potesse crearsi un rapporto così affiatato. Mia moglie e mia figlia sono persino un po' gelose”.

D'altro canto, riconosce Roberto Gasbarri: “Il cane è un acceleratore naturale di emozioni: la sua presenza, la sua sensibilità e il fatto di condividere esperienze insieme, le fa percepire in modo diverso, sicuramente più intenso”.

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