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Roma
Lavoro, dramma a Roma: persi 4 mila posti in un anno. È il trionfo dei precari

Dramma lavoro a Roma e nel Lazio, sono oltre 4 mila posti di lavoro persi o attualmente ad alto rischio. Dalla grande distribuzione, all’edilizia, fino alle banche: è un susseguirsi di esuberi e licenziamenti. E tutto questo senza considerare la situazione di Alitalia che, se andasse avanti il piano di ristrutturazione, potrebbe portare ad altri 2-3 mila esuberi.

 

Inizia così il 2020 per la Capitale, dove il crollo degli investimenti pubblici (-16,2% contro un -3% a livello nazionale), non compensato da un recupero di quelli privati, il rincorrersi di politiche a breve termine, la crisi di grandi aziende e le delocalizzazioni in atto, stanno producendo gravi danni per il mondo del lavoro, un mondo caratterizzato da un’occupazione sempre più precaria e a basso costo. Basti pensare che il 36,6% dei contratti attivati lo scorso anno è stato di un solo giorno e il 20% dai due ai trenta giorni. Percentuali che spingono a rileggere, e non certo in positivo, il lieve miglioramento registrato dai dati sull’occupazione in generale.

Non è lavoro ma elemosina

“Non è sufficiente dire che le attivazioni sono leggermente in aumento per stare tranquilli o pensare che l’occupazione sia ripartita – commenta il segretario generale della Uil del Lazio, Alberto Civica –, bisogna analizzare la specificità dei contratti e sapere che in un anno un lavoratore riesce ad avere 5-6 ma anche 15 o 20 contratti di un giorno non ci consola. Questo non è lavoro. E’ elemosina. Del lavoro non ha le garanzie, la stabilità o presunta tale, ma soprattutto non ha la dignità. E in più ci imbattiamo costantemente in nuove crisi che comportano licenziamenti, cassa integrazione o trasferimento altrove, spesso nelle città del nord Italia”.

La perdita di posti di lavoro stabili e a tempo indeterminato è sempre più sostituita dal lavoro precario, con scarse tutele e sotto retribuito. Complessivamente nel Lazio negli ultimi 5 anni le retribuzioni medie del settore privato sono aumentate di appena l’1% in termini nominali, cioè dello 0,2% annuo, pari ad un obolo di appena 5 euro di aumento mensili. E se consideriamo l’inflazione, ciò significa una forte riduzione del loro potere d’acquisto. Ovvero lavoro sempre più povero.

Nessun settore si salva dall'emergenza

La situazione sembra non risparmiare alcun settore: dall’edilizia, alle municipalizzate, alla grande distribuzione, all’agroalimentare, alla vigilanza privata, ai settori assicurativo e del credito che un tempo rappresentavano più di altri una certezza per i lavoratori. Ma il lavoro in banca da tempo ha smesso di garantire un’occupazione sicura, affermano i dipendenti di grandi gruppi come UniCredit, BNL, Intesa San Paolo, alle prese tutti con ristrutturazioni interne, esodi volontari ed esuberi su larga scala. Oltre 1.000 i lavoratori bancari licenziati nella nostra regione e più di cento le filiali già chiuse. Numeri destinati ad aumentare notevolmente con il piano strategico Team 2023 di UniCredit che prevede oltre 7 mila tagli a livello nazionale.

Almeno altri mille nel Lazio sono quanti hanno perso il lavoro nel settore della grande distribuzione: Unicoop Tirreno (145 esuberi), Autogrill Termini (22 gestiti in solidarietà), La Cart (27 esuberi), Carrefour Iper (78), Auchan- Conad (3 mila esuberi a livello nazionale, di cui oltre il 20% nella nostra regione). Non va meglio per gli istituti di vigilanza: Metronotte 69 esuberi, Securpol 228 lavoratori in cassa integrazione straordinaria senza certezza di ricollocazione. Sorte simile per grandi marchi come Opel che solo a Roma ha mandato a casa 52 dipendenti o Western Union con 42 esuberi.

La lista è ancora lunga e comprende anche gruppi internazionali come Astaldi SPA che conta 200 dipendenti su Roma e oltre 10 mila nel mondo, Condotte SPA, in amministrazione straordinaria da fine 2018 (100 dipendenti nella Capitale e 2000 nel mondo), Pavimental SPA che ha dato il via alla cassa integrazione straordinaria per i suoi 1000 lavoratori complessivi (di cui 100 a Roma), Spea Engineering spa, attualmente in fase di riorganizzazione societaria con circa 200 posti di lavoro a rischio tra Roma e Fiumicino (800 in totale). Aziende queste ultime appartenenti tutte a un settore, quello edile, già in forte sofferenza da anni per una crisi che dal 2008 a oggi ha visto perdere 6 mila posti di lavoro, soprattutto tra le piccole imprese. E, rimanendo nell’edilizia, sono fortemente a rischio i 500 addetti del distretto estrattivo di Tivoli- Guidonia che da circa due anni è in controversia con il comune di Guidonia per cavilli amministrativi relativi ad autorizzazioni e proroghe per la prosecuzione dell’attività. A questi si aggiungono i 600 lavoratori coinvolti nel prolungamento della linea metropolitana fino a piazza Venezia. Prolungamento che fino a un mese fa era in discussione, tanto da aver aperto la cassa integrazione per tutti i dipendenti, in attesa della ripresa dei lavori.

“Una situazione quella dell’edilizia che non accenna a migliorare – commentano Civica e il segretario generale della Feneal Uil di Roma e del Lazio, Agostino Calcagno – d’altronde come potrebbe essere diversamente se non si fanno investimenti? La totale mancanza di qualsiasi progettualità mette in crisi le imprese che, di conseguenza, si rifanno sui lavoratori. Niente opere pubbliche equivale a niente lavoro”.

Agroalimentare ed editoria, due facce della stessa medaglia

E se edilizia e grande distribuzione sembrano fare la parte del leone in questa classifica al ribasso, anche il mondo dell’agroalimentare ha visto chiudere aziende storiche come Granarolo che ha trasferito la produzione a Bologna e messo in cassa integrazione 25 dipendenti, Sammontana i cui 96 lavoratori sono attualmente in cassa straordinaria, Icafood (Crick crok) con 110 dipendenti in cassa ordinaria. Esuberi ed uscite incentivate, invece, per 15 lavoratori della cantina Fontana di Papa e per 30 dipendenti della Fiorucci. A rischio anche i 129 lavoratori di LAZIO Ambiente SPA, società della Regione Lazio, che stanno protestando in questi giorni per la mancanza di certezze sul proprio futuro e che dal prossimo mese potrebbero rimanere senza stipendio. Cui si aggiungono 122 esuberi della Corden Pharma di Sermoneta e, sempre nell’area pontina, a Cisterna di Latina, la Sicamb spa, un’azienda aeronautica che ha chiesto lo stato di crisi.

Anche il mondo editoriale non fa meglio. Askanews dichiara 21 esuberi, l’Unità e il Velino rispettivamente 20 e 15 licenziamenti e Mediaset ha proceduto con il trasferimento di 23 dipendenti dalla sede di Roma a quella di Milano. “Queste le crisi emerse da una prima verifica confrontando i dati delle nostre strutture – chiarisce Civica – non escludiamo che i numeri possano essere più alti purtroppo. Sicuramente la stagnazione che sta caratterizzando la nostra regione e Roma in particolare non aiutano. Se non ripartono gli investimenti pubblici, se non si lavora in sinergia tra Campidoglio, Regione e Governo crediamo che poco possa cambiare e la situazione lavorativa sarà destinata a peggiorare sempre più”.

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