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Roma
Le Brigate Rosse viste da un carabiniere. Mostri del passato nel "sonno della ragione"

di Patrizio J. Macci

Un parte sostanziale della storia dell'organizzazione terroristica che ha occupato il posto di maggior rilievo nelle vicende contemporanee del nostro paese, le Brigate Rosse, narrata attraverso gli occhi di un giovane capitano dei Carabinieri. Questo è il romanzo "Il sonno della ragione" scritto dal giornalista Manuel Fondato per la Historica Edizioni.
Paolo Basile, il protagonista della narrazione, nel 1964, dopo la morte improvvisa del padre, principale collaboratore del potentissimo ministro Umberto De Francesco e alla nuova relazione della madre con il giornalista Eugenio Conforti, decide di abbandonare la casa paterna, nonostante il grandissimo legame con la sorella Giulia, ancora adolescente. La sua scelta è di arruolarsi come ufficiale nei Carabinieri per poter proseguire gli studi in Accademia e chiede aiuto proprio a De Francesco. Dopo aver preso i gradi di ufficiale, Paolo viene individuato dal Generale Tiziano D'Onofrio, che sta costituendo a Torino un nucleo speciale per contrastare l'emergente fenomeno del terrorismo. Una notte, durante un servizio in esterno a un posto di blocco, i suoi uomini fermano un'auto e gli consegnano i documenti della coppia che è all'interno. Nonostante il nome completamente differente sul documento di identità e una acconciatura differente, Paolo, osservando la foto della giovane donna, crede di riconoscere nientedimeno che sua sorella Giulia.
Macerato da questo dubbio Paolo si ritrova coinvolto nel vortice degli Anni di Piombo, nella terribile vicenda delle Brigate Rosse e del loro "sbarco" nella Capitale. Il mancato arresto della sorella diventa il pretesto per un viaggio nell'orrore del terrorismo.
I brigatisti colpiscono il cuore del Palazzo con quella che fu definita la "geometrica potenza" del rapimento di Aldo Moro avvenuto il 16 marzo 1978 proprio quando Paolo opera a Roma sotto copertura.
Il lettore accorto non avrà difficoltà a riconoscere i protagonisti delle azioni nei personaggi che l'autore muove nelle sue pagine con l'abilità di chi conosce bene le vicende di quegli anni, a seguire gli eventi di un'Italia in bianco e nero che, come la strepitosa copertina del volume, comunicava via radio oppure con il telefono fisso.
Il sonno della ragione genera i mostri, ma solo il racconto dei fatti può aiutare a rimarginare ferite così profonde e questo Manuel Fondato riesce a trasmetterlo con sapienza.

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