Si era capito già dal pomeriggio del 26. Lo spoglio delle schede, con le relative preferenze sarebbe stata un’operazione lunghissima per via del voto “disgiunto”, la possibilità cioè di di votare sia il candidato presidente, sia un partito collegato a una lista avversaria, esprimendo, anche la preferenza sul consigliere regionale.
E così la velocità di Camera e Senato è diventata un ricordo. Rieti è stata la prima provincia a chiudere i conteggi, seguita da Viterbo. Alle 2 del 27 mancavano ancora 228 sezioni su 5267, mentre a Valmontone alle 7,30 del mattino ancora si doveva concludere il conteggio dei voti di lista in ben due sezioni.
La rivoluzione che ha portato il Lazio ad eleggere 50 consiglieri, invece dei 70 delle precedenti elezioni, ha complicato ancora di più lo spoglio delle preferenze. A Roma città si segnalano in testa per il Pd, Valeriani e Ciarla, per il Pdl, Gramazio e Cangemi. Trionfa ne La Destra, l’ex Pdl Fabrizio Santori, nella Lista Storace Olimpia Tarzia, mentre dall’altra parte, nella Lista Zingaretti il vero mattatore e Michele Baldi. Per Fratelli d’Italia è in testa l’assessore comunale uscente Fabrizio Ghera.
Le preferenze in alto mare
