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Roma
Mafia Capitale, Bettini querela Buzzi. Naso: “Processo costato un patrimonio”

Mafia Capitale, Goffredo Bettini querela Salvatore Buzzi. Gli strascichi giudiziari non finiscono mai, anzi si moltiplicano. La testimonianza rilasciata lunedì davanti ai giudici della decima sezione del Tribunale di Roma, in collegamento video dal carcere di Tolmezzo, sarebbe frutto di “inaccettabili falsità”.

 

"Prendo atto che Buzzi è tornato su episodi da me ampiamente spiegati qualche mese fa in aula del Tribunale, in qualità di testimone, dicendo inaccettabili falsità; secondo una strategia difensiva che sembra voler colpire quelli che egli stesso definisce i suoi avversari e non i suoi amici. Ho dato incarico ai miei legali di sporgere querela", ha fatto sapere con una nota l'esponente del Partito Democratico.

Nell'interrogatorio Buzzi aveva detto di aver dato a Bettini oltre 30mila euro. Di questi circa 21mila per aver “interceduto” a favore di un incontro con Gianni Letta, che però non c'è mai stato. Altri 10mila euro sarebbero stati invece versati per pagare una parte della campagna elettorale delle elezioni europee del 2014, sempre secondo Buzzi.

Nell'aula bunker di Rebibbia per diversi giorni proseguirà l'interrogatorio dell'ex re delle coop, deciso a snocciolare episodi, numeri, date e tanti nomi. Martedì si affronta il tema dei rapporti che legano Buzzi a Carminati.

L'ex Nar è finito al centro di una nuova bufera per il saluto romano, registrato dalle telecamere, che lo scorso 8 marzo ha fatto durante l'udienza per salutare l'amico Brugia. Gesto per il quale l'imputato verrà con tutta probabilità accusato di apologia al fascismo.

E il suo legale Giosuè Bruno Naso si scaglia contro tutti. "Se dobbiamo essere seri, dovremmo chiuderla qui con il riferimento a questa storia del saluto romano, del saluto fascista. Bisognerebbe chiedersi perché tutta questa attenzione, come mai questa attenzione quando ci stiamo avviando verso la conclusione del processo. Sta rendendo le sue dichiarazioni Buzzi, alla fine del mese, per la prima volta nella sua storia processuale, anche Massimo Carminati si sottoporrà ad esame e poi dopo Pasqua comincerà la discussione, per cui una sentenza è ragionevolmente prevedibile per prima dell'estate. E allora guarda un po', determinate fonti giornalistiche normalmente sensibili o comunque in sintonia alle indicazioni che provengono dalla Procura, notano il gesto di Carminati, che è un gesto ovviamente di saluto e di esultanza all'amico Brugia, che a sua volta, prima di lui, lo aveva salutato”, dichiara ai microfoni di Radio Cusano Campus.

Il legale continua: “Io sto riferendo quello che mi ha raccontato mia figlia, perché non sono stato in aula a vedere questo filmato, ma mia figlia mi ha riferito che i due si sono salutati e ovviamente l'unica forma di saluto possibile è quella di agitare le braccia, perché non credo che un contenuto e signorile gesto del capo sia visibile attraverso lo schermo. Del resto parliamo di due persone, Carminati e Brugia, che ostentano la loro amicizia da mezzo secolo, che prima si vedevano tutti i giorni, in comunione umana e personale, loro e le loro famiglie. Il fatto che approfittino di un momento finale per mandarsi un segno di saluto non significa assolutamente nulla. Non si possono scrivere, parlare, sentire o vedere. Forse persino Brugia e Carminati coltivano dei sentimenti...Forse anche loro possono approfittare di un momento in cui si vedono sui rispettivi schermi per salutarsi. Apologia di fascismo per questo gesto? Da Carminati sarebbe vissuto veramente come un assist. Se dopo tutto questo can can a carico di Carminati residuasse una contestazione di apologia di fascismo, vorrebbe dire che veramente di più e di meglio non sono stati in grado di mettere insieme in questi due anni di dibattimento. Come in realtà è stato, soprattutto per l'accusa di associazione di stampo mafioso, per la quale non è emerso nulla di preoccupante per gli imputati".

Sul processo, che si avvia alle sue fasi finali il legale dice: "Lo dirò anche in discussione, questo è stato un processetto, nel senso non suoi profili dei caratteri tecnico e giuridico, è un processo di una banalità spaventosa, non c'è un profilo che susciti un approfondimento di natura tecnico-scientifica, non c'è un tema dibattuto o controverso, nel quale vi sia un conflitto giurisprudenziale. V'è un mare infinito e vergognoso per quel che è costato all'erario, e questo la disinformazione sistematica non lo evidenzia mai. In questo processo si sono registrate quattro milioni di conversazioni telefoniche, il costo di questa attività di intercettazione è di decine di milioni di euro, che paga l'erario. Di queste 4 milioni di intercettazioni ne è stata chiesta la trascrizione di diciottomila. Questo processo è stato fatto sulle parole, sulle intercettazioni, sulle congetture che gli inquirenti hanno ritenuto di poter fare sulla base di queste parole carpite. Normalmente nei processi ci sono anche le parole comprate, quelle dei collaboratori di giustizia, in questo processo mancano anche loro, questo vorrà pur dire qualche cosa...".

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