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Roma
Monte Stallonara, "Le minacce della grillina Lombardi e i dubbi legittimi"

di Cristina Grancio *

Venerdì scorso si è tenuta una seduta di Commissione Urbanistica nella quale ci si chiedeva di esprimerci su una delibera per la decadenza del diritto di superficie del Piano di Zona Monte Stallonara, territorio che ha visto negli anni un susseguirsi di cause civili ed azioni penali che ha avuto come protagonisti i cittadini locatari degli immobili della suddetta area.

Cause civili concluse con il pignoramento degli immobili e esposti che hanno visto l’archiviazione dei procedimenti instaurati.Di fatto, il territorio è abbandonato a sé stesso senza opere di urbanizzazione né servizi che avrebbero dovuto essere realizzate.

Il Movimento Cinque stelle, questa volta nella persona di Roberta Lombardi, mostra la faccia più aggressiva, quella di chi non riuscendo ad ottenere il risultato del lavoro fatto nei modi, nei termini e nei tempi desiderati, si rivolge, poi, nei confronti dei rappresentanti nelle istituzioni con modalità strumentali tese ad ipotizzare l’esistenza di reati, quali “omissione atti d’ufficio” al fine di indebolire, le posizioni avverse; la Commissione urbanistica non si è espressa sulla delibera perché ha ritenuto opportuno approfondire alcune tematiche emerse di cui prima non si aveva contezza.

L’effetto di questa volontà della commissione è sfociato in un post pubblicato su Facebook dalla Consigliera Regionale Roberta Lombardi, nel quale la stessa ammoniva i Consiglieri comunali appartenenti alla commissione urbanistica di essere autori del reato di omissione degli atti d’ufficio nel momento in cui non veniva posta in votazione la proposta di delibera oggetto di interesse della stessa Consigliera Regionale, il predetto piano di zona. Argomento, questo, che tra l’altro

ha visto maggioranza e opposizione approvare, in altri casi che sembravano analoghi, delibere di decadenza del diritto di superficie in altri Piani di Zona.

I cittadini fautori dell’annullamento, rappresentati dalla Lombardi, durante lo svolgimento della commissione di venerdì, auspicavano che l’immobile tornasse nella disponibilità del Comune di Roma, ciò rendeva loro più sicuri rispetto ad un eventuale procedimento legato, invece, al pignoramento dell’immobile stesso da parte delle banche.

La parte di cittadini che invece rimaneva dubbioso sull’effettiva efficacia della decadenza del diritto di superficie sull’immobile era legata proprio al fatto che agli esiti incerti della procedura riteneva non ci fosse stato un adeguato approfondimento.

La Commissione si concludeva rinviando a tale approfondimento, che la consigliera regionale Lombardi non ha accettato e quello che effettivamente ritengo debba essere studiato, prima di prendere una decisione, in ordine alla nuova proprietà (comune di Roma) rispetto al procedimento di pignoramento ed una eventuale riassegnazione agli inquilini dell’immobili oggetti della delibera. Come si modifica tutta la procedura riguardo ad un immobile pignorato? Non è che per caso l’unico soggetto a guadagnarci sia la banca con il passaggio da un proprietario insolvente ad uno invece con liquidità come il Comune di Roma?

Effettivamente nel corso degli anni erano emerse, grazie all’apporto dei cittadini, numerose illegittimità sia amministrative che penali e che avevano portato anche all’apertura di un’indagine da parte della magistratura. In sede di Commissione si apprendeva che con riferimento al procedimento penale è stata chiesta l’archiviazione mentre pende il pignoramento, avvenuto a seguito di vari gradi di giudizio persi dagli stessi cittadini, locatari degli immobili con patto di futura vendita.

Nel corso degli anni quello che sembrano restare in piedi sarebbero alcune illegittimità riscontrate dal punto di vista amministrativo, quali il mancato adempimento degli impegni presi con la convenzione urbanistica dalle stesse cooperative beneficiarie del diritto di superficie.

Il problema è che a distanza di 13 anni dalla sottoscrizione della convenzione, potrebbe verificatesi l’anomala situazione in cui, benché siano state riscontrate mancanze riguardo al rispetto dei patti convenzionali, tali mancanze non assurgano più ad interesse pubblico.

Un esempio aiuta comprendere il punto: l’apertura del Centro Commerciale Maxïmo, dove la maggioranza ha ritenuto essersi modificato la qualità dell’interesse pubblico, introducendo il nuovo elemento, non presente in convenzione, quello della creazione di nuovi posti di lavoro; ciò ha permesso all’amministrazione di superare tutte le illegittimità che si erano consumate a discapito degli accordi convenzionali.

In questo caso il dubbio è se sussista l’interesse pubblico all’annullamento di una convenzione che potrebbe portare oneri all’amministrazione e contemporaneamente non mette in sicurezza chi nel corso degli anni ha collezionato insuccessi giuridici di fronte al tribunale civile fino al punto di vedersi pignorati gli immobili ed un’archiviazione sui presunti reati penali.

Quello che chiedevo in Commissione era di approfondire questi aspetti al fine di non rischiare che i cittadini rimangano con un pugno di mosche in mano. Perché ad una richiesta di chiarimenti, segue il post di Roberta Lombardi paventando il reato di omissioni di atti d’ufficio in capo ai consiglieri, che si limitavano a nutrire dubbi e chiedevano approfondimenti?

Laddove se è legittimo che si arrivi in aula con una delibera di annullamento del diritto di superficie, è altrettanto opportuno e legittimo che la commissione approfondisca le tematiche che suggeriscono ulteriori studi.

* Cristina Grancio, consigliere DemA Gruppo Misto

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