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Roma

Partirà il prossimo 2 Dicembre dalla base di lancio di Kourou in Guyana francese il vettore VEGA con a bordo il satellite Lisa Pahfinder. La missione, realizzata dall’ESA con il fondamentale contributo dell’ASI, ha un compito molto preciso ed ambizioso: aprire la strada alla costruzione di un vero e proprio osservatorio spaziale delle onde gravitazionali che dovrebbe essere pienamente compiuto entro il 2034 con il lancio della missione e-Lisa.
“A questo punto, se ci sono, come la teoria di Einstein prevede, difficilmente potranno passare inosservate” dice il presidente dell’ASI, Roberto Battiston. “Le onde gravitazionali sono l’ultima frontiera dell’astrofisica: la traccia a tutt’oggi inafferrabile della forza più elusiva che permea il nostro Universo. Elusiva al punto che solo quando da tranquille onde diventano veri e propri tsunami – a seguito di eventi gravitazionalmente catastrofici come, per esempio, la collisione fra due buchi neri – possiamo sperare di registrarne le increspature. E il sistema messo a punto dall’Agenzia Spaziale Europea sembra aver tutte le carte in regola per riuscirci”.
LISA Pathfinder è il precursore tecnologico dell’osservatorio spaziale di onde gravitazionali pianificato dall’ESA come terza grande missione nel suo programma scientifico Cosmic Vision.
In particolare, la sonda intende mettere alla prova il concetto di rivelazione di onde gravitazionali dallo spazio dimostrando che è possibile controllare e misurare con una precisione altissima il movimento di due masse di prova (in lega d’oro e platino) in una caduta libera gravitazionale quasi perfetta, che verrà monitorata da un complesso sistema di laser.

L’Optical Metrology Subsystem, così si chiama il sottosistema di LISA Pathfinder al quale spetterà il difficile compito di registrare il passaggio di onde gravitazionali misurando con un laser lo spostamento di due cubi d’oro-platino l’uno rispetto all’altro, nei test a terra ha dimostrato di poter raggiungere una precisione di due picometri: ovvero, due miliardesimi di millimetro. Precisione sufficiente a registrare, nel tessuto dello spazio, increspature come quelle attese dallo scontro fra corpi celesti di enorme massa. Eventi che, calcolano gli scienziati, dovrebbero indurre nei cubi di LISA Pathfinder spostamenti nell’ordine del picometro – un centesimo della dimensione media di un atomo.
Questo per ciò che riguarda la misura della variazione nella distanza fra le masse di test, i due cubi d’oro-platino. Quanto alla deviazione angolare del raggio laser al quale spetta di tenerli sotto controllo, qui l’accuratezza arriva a un centesimo di miliardesimo di grado.
Subito dopo il lancio, Lisa Pathfinder sarà posizionata in un’orbita di parcheggio transitoria e leggermente ellittica. A questo punto, la sonda utilizzerà i suoi propulsori per raggiungere la posizione finale ad una distanza dalla Terra di circa 1.5 milioni di chilometri in orbita intorno al primo punto di Lagrange, momento di equilibrio gravitazionale tra Sole e Terra.
La missione è stata realizzata con un importante contributo italiano, sia scientifico che tecnologico. I sensori inerziali, strumenti di alta precisione di fondamentale importanza per la sonda, sono stati realizzati dall’Agenzia Spaziale Italiana con prime contractor industriale CGS (Compagnia Generale per lo Spazio) su progetto scientifico dei ricercatori dell’Università di Trento con a capo il Principal Investigator Stefano Vitale, dell’INFN.

 

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asilisalisa pathfinderesastellepulsaragenzia spaziale italiana
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