Padri che dichiarano il falso per i figli. E figli che, pur di risparmiare, si mettono in fila nelle segreterie degli atenei per consegnare certificazione tarocche e accedere alle sovvenzioni che la Regione Lazio e le Università mettono a disposizione con propri fondi.
Il trucco funziona sino a quando sulle carte dei padri e dei figli non ci mette le mani la Guardia di Finanza. É bastato accendere il microscopio su una serie di autocertifcazioni secondo la tecnica del campione e poi fare le verifiche sulle banche dati per scoprire che quasi 7 domande di sovvenzioni sono di famiglie che non ne hanno diritto. E questo perché la somma dei redditi è ben superiore alle soglie previste dalla legge.

Dopo l’esame campione però si passa al setaccio: grazie ad un accordo tra la Regione Lazio, le università La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre, i militari delle Fiamme Gialle avranno accesso diretto alle domande di sovvenzione e le passeranno al setaccio. Il primo controllo, quello pre-accordo istituzionale ha dato risultati che fanno riflettere: fatte cento le domande esaminate, oltre 60 erano irregolari e cioè si trattava di studenti che non avevano diritto ad alcun aiuto per sostenere il costo degli studi. Secondo la legge, chi ha dichiarato il falso rischia una denuncia per falsa autocertificazione e truffa. Resta da stabilire se agli studenti che ci “hanno provato” scatterà anche la richiesta di risarcimento per danno erariale. Papà e mamma sono avvisati: se il contributo è stato già erogato dovranno restituirlo.
E ora il campionario delle perle: “C’e’ la studentessa con padre proprietario di Ferrari e di immobili di valore che ha autocertificato un reddito annuo di 19mila euro; c’è la studentessa di Roma Tre che si è dimenticata di dichiarare redditi per oltre 70mila euro. E ancora, la studentessa ‘smemorata’ di Tor Vergata che ha dichiarato redditi per 14.313 euro scordandosi di possedere un patrimonio mobiliare di oltre 600mila euro”.
