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Roma
Poteri per Roma Capitale: “Dietro la recita il Pd e il fuoco amico su Raggi”

di Donato Robilotta

I poteri speciali per Roma Capitale vanno e vengono, appaiano e scompaiono, ma adesso dietro questa pantomima si nasconde un vero e proprio scontro politico e di posizionamento per le prossime elezioni capitoline.

C’è ormai un giudizio negativo quasi unanime sulla disastrosa gestione dell’amministrazione Raggi e una netta presa di distanza dalla Sindaca anche da gran parte dei rappresentanti del suo partito. La parte del Movimento 5 Stelle che vuole costruire anche a Roma e nel Lazio una alleanza strutturale con il Pd, sta cercando di liberarsi dall’ingombrante figura della Sindaca, anche dopo il coro di proteste del Pd di Roma contro l’apertura di Zingaretti alla stessa Raggi.

Zingaretti aveva aperto alla Raggi per cercare di chiudere l’accordo alla Pisana, dove il gruppo 5 Stelle si è spaccato, e si è capito che l’accordo a Roma e nel Lazio si può fare solo se si toglie di mezzo la ricandidatura della Sindaca. Meglio se si facesse da parte nei prossimi mesi.

Non è un caso che da un po’ di tempo la Lombardi, capogruppo in Regione, vada dichiarando che la Raggi a norma di statuto del m5s non è ricandidabile. Ora tutti addosso alla Raggi, addirittura c’è Calenda che ne chiede il commissariamento facendo finta di non sapere che nel nostro ordinamento il commissariamento per incapacità non esiste, questo diritto sta in capo agli elettori. La Raggi può solo cadere in caso di sue dimissioni o di quelle della maggioranza dei consiglieri capitolini.

La gestione della Raggi è disastrosa ma Roma continua a essere governata con gli stesi strumenti di un Comune qualsiasi, per gran parte delle funzioni di gestione del territorio, finanziamenti compresi, dipende dalla Regione che è corresponsabile di alcuni disastri come per esempio l’emergenza rifiuti. La Raggi non ha mai presentato un piano credibile, dice no a tutto, continua a parlare di economia circolare ma l’unico risultato è quello di far circolare i rifiuti in giro per il mondo.

Ma la Regione ha altrettante responsabilità, infatti continua chiedere solo l’apertura di una discarica a Roma ma dice no al termovalorizzatore a Roma, previsto dal decreto sblocca impianti di Renzi, ha chiuso quello di Colleferro, solo per compiacere la protesta locale del Pd, non apre il gassificatore di Malagrotta e allo stesso tempo fa accordi per portare i rifiuti di Roma nei termovalorizzatori di altre Regioni o all’Estero.

Anche sulla vicenda del trasporto pubblico e del fallimento dell’Atac la Regione ha le sue responsabilità, perché dal 2010 ad oggi sul fondo Tpl ha tagliato alla Capitale oltre750 milioni di euro. La metà del debito Atac pari a 1,5 mld.

Non sarà un caso che la Regione si è sempre rifiutata, dal 2013 in poi, di dare al Campidoglio l’intesa, prevista dal decreto su Roma Capitale, per consentire al Sindaco di Roma di accedere direttamente al fondo trasporto locale senza andare con il cappello in mano alla Pisana.

Per quanto riguarda i poteri, ritengo da sempre che la strada maestra sia quella di approvare la norma Costituzionale per farne una città-Stato o città-Regione, con i poteri legislativi propri dello Stato o delle Regioni, per dare a Roma lo status che hanno quasi tutte le grandi Capitali Europee e del mondo.

Sento parlare di una nuova legge ordinaria, ma una legge dello Stato per Roma Capitale esiste già, è la 42 del 2009, con i relativi decreti delegati tutti in vigore. Ma la legge, tranne che per alcuni aspetti, come i finanziamenti ai costi per le funzioni da Capitale, è rimasta sostanzialmente inapplicata per il fatto che i poteri per la gestione del territorio, di cui ha bisogno Roma, a costituzione vigente sono in capo alla Regione. E non può essere lo Stato a trasferirli ma deve farlo la stessa Regione. Che in questi dieci anni si è ben guardata dal trasferire alcunché nonostante un protocollo d’intesa sottoscritto tra le due amministrazioni il 20 Ottobre del 2011.

Così come è stato un fallimento la Legge Del Rio con la istituzione della Città Metropolitana che ad oggi ha meno funzioni e finanziamenti della vecchia Provincia. Per questo serve una norma costituzionale, ma nel frattempo, essendo un iter abbastanza lungo, alcune cose previste dalla Legge 42 si possono fare:

a) tavolo interistituzionale Stato, Regione e Campidoglio per stilare le competenze amministrative che la Pisana può trasferire velocemente a Roma: urbanistica, commercio, ambiente, rifiuti, servizi sociali, trasporto, politiche del lavoro e altro;

b) aumento degli extra costi per le spese di rappresentanza per la Capitale, può avvenire subito con la prossima legge di bilancio nazionale;

c) fondi trasporto pubblico: intesa della Regione alla Capitale per accesso diretto al fondo Tpl, ai sensi del comma 3 dell’articolo 12 del dlgs 61/2012.

Il problema per lo Status di Roma è la volontà politica, che sino ad ora è mancata anche perché il nuovo assetto ricorderebbe tanto il “Governatorato” di memoria fascista, dimenticando che la difesa più alta di quella istituzione la fece in Parlamento un certo Calamandrei.

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