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Roma
Processo Cerroni sottosopra: il piemme sequestra documenti, poi li restituisce

di Valentina Renzopaoli

Processo Cerroni: difesa scatenata contro il pm, chiede e ottiene il rinvio dell'esame dell'ultimo teste dell'accusa.




Secondo i legali, nel blitz dei Carabinieri del Nucleo Forestale dello scorso 25 gennaio che ha portato al commissariamento di 12 impianti di rifiuti nel Lazio, sarebbero stati sequestrati documenti essenziali per la linea difensiva degli imputati. Una “lesione del diritto della difesa inammissibile”, secondo gli avvocati. Il pm Alberto Galanti promette di restituire tutte le carte.
Dunque, esame e controesame del maresciallo dei Carabinieri del Noe Catello Tarantino, che deve essere ascoltato sul filone che riguarda l'accusa di associazione a delinquere, rinviato al prossimo 13 marzo.

La presa di posizione è dura e parte da quanto avvenuto lo scorso 25 gennaio: all'alba i Carabinieri notificano 31 avvisi di garanzia ad altrettanti dirigenti e amministratori di 13 aziende “colossi” dello smaltimento dei rifiuti che operano in provincia di Frosinone e Latina e che servono oltre 120 Comuni. Secondo il capo d'accusa, gli amministratori di società di smaltimento e laboratori di analisi, “in concorso tra loro organizzavano e gestivano un ciclo di smaltimento di grosse quantità di rifiuti abusivamente”. Tra loro anche la E.Giovi, che gestisce gli impianti di trattamento di Malagrotta, già coinvolta nel processo in corso con il rito immediato da quasi tre anni.
Ma durante le perquisizioni sarebbero stati sequestrati documenti, consulenze tecniche, perizie, essenziali alla difesa nel processo in corso, in particolare.

A prendere la parola per primo l'avvocato Antonio Poerio, difesione dell'ingegner Rando: “Attraverso il sequestro il pm ha acquisito la disponibilità di tutte le carte, degli scritti difensivi e delle memorie che stiamo redigendo per la difesa dell'ingegner Rando, acquisendo così anche la possibilità di avere una chiara idea su tutta la linea difensiva del procedimento in corso e anche di quelli che si svolgeranno in Corte d'Assise e con il rito ordinario. Questo è inammissibile: capisco la tentazione del pm di prendere visione in anticipo della strategia difensiva ma ci sono delle regole processuali che devono essere rispettate, senza le quali si finisce in uno Stato di polizia”.

A rincarare la dose il legale di Manlio Cerroni, l'avvocato Alessandro Diddi: “La perquisizione e il sequestro delle carte ad una settimana dall'udienza che prevedeva esame e controesame del teste del pm, ha leso il diritto di difesa. Il pm deve restituire le carte senza farne copia e senza andare a spulciare cosa c'è dentro. Il rinvio serve a ristabilire l'equilibro delle parti”.

Il pm Alberto Galanti non ci sta ad essere “accusato”: “Da parte mia non c'è alcuna intenzione né interesse a prendere visione della linea difensiva dell'imputato. Non appena arriveranno le carte, procederò con il dissequestro di tutto ciò che non è strettamente collegato a quel procedimento. Tra l'altro, si tratta di un'inchiesta di cui non ero inizialmente titolare: non si parli quindi di persecuzione”.


Nel frattempo, sul fronte del processo che si aprirà il prossimo 8 febbraio per Malagrotta, la Corte d'Appello ha accolto l'istanza dei legali dell'avvocato Cerroni di ricusazione di uno dei giudici popolari della Corte d'Assise che dovrà giudicare gli imputati per il reato di disastro ambientale e avvelenamento delle acque per la discarica di Malagrotta. Il giudice nominato era infatti residente della zona della Valle Galeria, quindi, in qualche modo, “di parte”.
Secondo l'accusa, Cerroni e Rando avrebbero causato il disastro ambientale perché avrebbero omesso di adottare tutti gli accorgimenti per evitare la fuoriuscita del percolato che avrebbe inquinato la falda acquifera sotto la discarica di Malagrotta.

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