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Roma
Recovery fund: “Tutto quello che nessuno ha il coraggio di spiegare veramente”

di Andrea Augello

La conclusione del travagliato percorso del Recovery fund, riassunta nell’accordo maturato nel Consiglio europeo, conclude la lunga e sterile diatriba sull’Europa matrigna - nella percezione salviniana - contrapposta all’amorevole Euromamma - frutto dell’immaginario di Gentiloni e Gualtieri -, aprendo finalmente una ben diversa e concreta prospettiva di confronto tra le forze politiche e sociali, incentrata sulle priorità e sui criteri che adotteremo per spendere i circa 81 miliardi in sovvenzioni e i 127 miliardi in crediti destinati all’Italia.

E’ un tema cruciale, dal cui approfondimento dipende molto del futuro del Paese e delle generazioni a venire, chiamate comunque ad affrontare un ulteriore appesantimento del debito nazionale che graverà sulle loro spalle: il fatto che gli investimenti siano resi possibili da un debito europeo garantito da obbligazioni emesse direttamente dall’Europa sul mercato, significa che queste risorse non graveranno formalmente sul debito pubblico dell’Italia, ma saranno comunque rimborsate dai contribuenti italiani attraverso il concorso all’ammortamento del debito richiesto dall’Unione ai Paesi membri e ai relativi ristori al Bilancio europeo.

Insomma il debito è garantito dall’Europa, ma alla fine pagato dai cittadini degli Stati membri, anche se a condizioni molto più vantaggiose del normale debito sovrano. Perciò sul governo Conte pesa l’enorme responsabilità di non sprecare questa opportunità e, con essa, tutti i sacrifici che dovremo sostenere nei prossimi anni, fino al 2056. Poiché è sotto gli occhi di tutti l’inadeguatezza del Governo, spetterà anche alle opposizioni, alle forze sociali e imprenditoriali, alla stampa e ai mass media mostrarsi all’altezza della sfida, per tentare di correggere la naturale propensione dei Cinque stelle e del Pd nel disperdere le risorse pubbliche in mille rivoli clientelari, in provvedimenti spot assistenziali, spesso erogati a indigenti immaginari, oltre che in marchette di vario genere.

Esistono anche possibili terreni di collaborazione tra le varie forze politiche e io ne intravedo uno immediatamente fruibile e a portata di mano: assicurare alla città di Roma una concreta possibilità di arresto e di inversione di tendenza del declino economico, sociale, ambientale e urbanistico in cui si dibatte da un decennio. Che ruolo svolgerà la Capitale nell’ambito del piano di ripresa dell’Unione? In che modo potrà gestire le risorse per l’ambiente per superare l’emergenza rifiuti, dotandosi degli impianti di trattamento necessari, promessi da decenni e mai realizzati? In quale misura si realizzeranno in città investimenti sulle reti, sull’innovazione e sull’agenda digitale metropolitana? Quali benefici può trarre il trasporto pubblico da questi investimenti?

Non solo in Italia, ma in tutta Europa, saranno le grandi aree metropolitane e, in particolare, le Capitali a trascinare buona parte dello sforzo per determinare una ripresa della crescita, proprio nei settori maggiormente colpiti dai danni collaterali del Covid 19: turismo, commercio e artigianato, terziario, edilizia. Quattro pilastri strategici, anche nella formazione del Pil capitolino, messi in ginocchio dal lockdown. Non si tratta semplicemente di rafforzare linee di accesso alle risorse comunitarie già esistenti, come ad esempio i Pon metropolitani, o i fondi a gestione diretta o, ancora, i fondi strutturali che passano attraverso le Regioni, ma di un radicale ripensamento dell’intero quadro di intervento comunitario nelle politiche di crescita e sviluppo della città e dell’efficientamento dell’offerta dei servizi pubblici nella Capitale.

Preoccupa l’assordante silenzio delle maggiori forze politiche e, soprattutto, di Regione e Comune su queste possibilità, da cui dipendono tutte le residue speranze della città di rimettersi in piedi e di tornare a competere, anche riproponendo obiettivi riferibili a scadenze ambiziose, come il prossimo Giubileo del 2025 o la ripresentazione della candidatura di Roma per le Olimpiadi, come step di verifica della ricostruzione di una città moderna, sicura, accogliente, piena di opportunità. Sarebbe davvero rivoluzionario e utile che venisse tracciato, attraverso un breve, concreto e qualificato dibattito, un perimetro che racchiuda tutte le principali indicazioni irrinunciabili e condivise dalle principali forze sociali e politiche cittadine sull’utilizzo delle nuove risorse comunitarie in città, per presentare e difendere, in modo trasversale, gli interessi di Roma in Parlamento e nel rapporto con il Governo. Si tratterebbe di un approccio innovativo, in grado di mettere al sicuro scelte strategiche per il futuro della Capitale dalle imminenti, inevitabili, contrapposizioni e lacerazioni che verranno determinate dalla campagna elettorale per le elezioni del Sindaco e del Consiglio comunale. Soprattutto sarebbe un segnale di maturità che sorprenderebbe, in positivo, cittadini e addetti ai lavori.

 

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