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Roma
Regione alla Lega e Roma a Fdi: nel Lazio traballa il patto sui candidati 2021

Giusto una scossetta di terremoto tra Lega e Fdi nel Lazio, dove il manuale del centrodestra rischia di essere riscritto, perché non c'è una legge politica che definisca che la scelta del candidato al Comune di Roma spetta a Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni e quello per la Regione alla Lega di Matteo Salvini.

E potrebbe essere questo il rebus che agita il centrodestra a Roma e nel Lazio, dove la scelta di un antagonista da contrapporre a Virginia Raggi e forse anche al Pd di Nicola Zingaretti ha superato la boa delle amministrative di fine settembre, senza un coniglio dal cilindro.

Il quadro, a dispetto delle liturgie politiche è semplice: gli ultimi risultati elettorali alla Regione Lazio hanno visto la Lega superare FdI, ragione per cui la logica vorrebbe che fosse il partito di Salvini a indicare un candidato unico. Ma dall'elezioni di Zingaretti ad oggi molte cose sono cambiate. La truppetta dei 5 giovani leghisti è salita a 6 e si è rafforzata con l'arrivo di Claudio Durigon a coordinatore del partito; dall'altra parte Fdi con la campagna acquisti è già a 6 consiglieri e si presenta in parità perfetta. La domanda che molti esponenti del centrodestra è legittima: perché la Lega in Regione Lazio e i meloniani al Comune?

E qui entrano in gioco i sondaggi che dicono chiaramente che un'ipotesi Giorgia Meloni sindaco di Roma, partirebbe nella corsa al Campidoglio con un vantaggio clamoroso, tanto da far tremare qualsiasi avversario. Ma la Meloni, seppur graniticamente attaccata a Roma, di fare il sindaco non ne vuol sapere. Ancor di meno dopo che ha preso le redini del gruppo europeo che riunisce i conservatori e mentre il gossip sui malumori interni con Fabio Rampelli ogni giorno che passa acquista corpo. Ricapitolando, un no alla candidatura vincente di Giorgia Meloni, apre le porte all'ipotesi che sia la Lega ad esprimere un candidato forte, o perlomeno con un nome e cognome all'altezza della Meloni e comunque sulla scia del sogno di Salvini di far entrare in aula Giulio Cesare un sindaco leghista.

L'idea di “ripiegare” sulla Regione piace anche a Fratelli d'Italia. Anche perché la politica sa bene che Roma da sola è un problema quasi senza soluzione, uno po' perché le aspettative sarebbero altissime, molto perché la “cassa” non sta in Campidoglio ma nel palazzo di via Rosa Raimondi Garibaldi. Tra fondo per i trasporti, fondo sanitario nazionale e Recovery Fund, nei prossimi anni sarà la Regione Lazio ad avere la maggior capacità di spesa, a meno che non si trovi una quadra sui poteri speciali per Roma Capitale. Una quadra che farebbe gola a Fdi. In Abruzzo sta facendo bene con Marco Marsilio e ora anche le Marche con l'aggiunta ipotetica del Lazio potrebbe riequilibrare la partita dei Governatori con la Lega. Da notare che la legge elettorale dà più margini di vittoria alla regione dove c'è il turno unico, mentre al Comune il ballottaggio lascia ampi spazi alle alleanze e questo FdI lo sa bene, qualora decidesse di lanciare un candidato anche di terza linea.

A proposito dei poteri per Roma Capitale e dei soldi: non è un caso che l'autocandidato a sindaco del Pd, Roberto Morassut sia tra i promotori più attivi di una nuova legge, arrivando anche a ipotizzare un fanta referendum tra i romani per chiedere loro se “vogliono più soldi e autonomia”, oppure “meno soldi e meno autonomia”. E qui Fratelli d'Italia ha colto la palla al balzo con il candidato mai candidato: Fabio Rampelli che a Morassut ha mandato a dire: “Che senso ha che uno che sta nel Pd e che esprime il governatore del Lazio, i ministri di economia e infrastrutture, chieda un referendum? Ha tutti gli strumenti per farsi dare questi poteri speciali”. Sempre Rampelli, ai microfoni di Radio Cusano Campus, ha aggiunto: “Sicuramente FDI è attrezzata, è dotata di una sua classe dirigente, ha persone di qualità che associano l’onestà alla competenza. Stiamo cercando già ora di mettere a disposizione queste conoscenze per far rinascere la Capitale. Ma non basta un sindaco, il problema di Roma è un problema più serio”.

Tra Rampelli e Morassut sembra di assistere ad un battibecco tra seconde linee, in attesa che si sciolga non il nodo del candidato, ma di chi lo deve esprimere. L'accordo per ora non c'è.

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