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Renzi commissaria Marino. “Zingaretti sarà super-sindaco”

Renzi commissaria Marino. “Zingaretti sarà super-sindaco”
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INSIDE. Il premier frena la fronda democratica che vorrebbe disfarsi del primo cittadino, ma nel partito c’è chi prepara lo sgambetto. E la riforma Delrio è la trappola perfetta: città metropolitana, poteri ridotti “de facto”

 

di Alberto Berlini

La tempesta perfetta arriverà con l’autunno. Nel Partito Democratico quello che era un mormorio diffuso sta prendendo le forme di un piano diabolico per mettere sotto controllo il “pericoloso” inquilino del Campidoglio, quello che con la sua azione solitaria rischia di fare perdere migliaia di voti al partito romano. Il trabochetto si nasconde nella prossima rivoluzione della Città Metropolitana, introdotta dalla riforma Delrio e che al più presto dovrà avere un super sindaco.
Che Ignazio Marino si inviso al Pd romano e laziale non è una notizia. Lo stesso Goffredo Bettini che lo aveva portato a Palazzo Senatorio non ha mai nascosto il rammarico per una operazione politica mal riuscita. Poi è arrivato il ciclone Matteo Renzi e la rottamazione ha investito anche lo storico deus ex machina della sinistra romana. E’ stato proprio Renzi a blindare il sindaco ciclista al momento del passaggio da Palazzo Vecchio a Firenze a Palazzo Chigi, non per un’amicizia tra primi cittadini, ma per puro calcolo politico: “Non portatemi Roma alle elezioni”, avrebbe detto secondo i bene informati a chi chiedeva un cambio di passo dopo un anno di immobilismo politico falcidato da emergenze e scelte impopolari.
Buttato giù l’amaro boccone però i demos stanno preparando il trabocchetto. Lo spunto lo ha dato l’approvazione del “ddl Delrio” che introduce la Città metropolitana: la legge 56 del 2014 approvata il 7 aprile scorso segna il calendario definitivo per la nascita del nuovo ente territoriale che andrà a sostituire la già commissariata provincia dal prossimo primo gennaio. Alla città metropolitana la legge attribuisce alcune funzioni fondamentali tra cui l’adozione  del  piano strategico triennale del territorio, un vero e proprio atto di  indirizzo per l’esercizio delle funzioni dei comuni che la costituiscono, ivi compresi le  reti di servizi e delle infrastrutture, la gestione dei servizi pubblici, la pianificazione urbanistica, la promozione e il coordinamento dello sviluppo economico e sociale. In poche parole un commissariamento delle giunte comunali, e i sindaci trasformati in passacarte.
E proprio nella figura del Sindaco metropolitano si gioca la nuova partita. Se la legge sancisce che il primo cittadino della città capoluogo ha il diritto di diventare il sindaco metropolitano, tuttavia è prevista la possibilità che tale carica diventi elettiva: la disciplina di tale eventualità dovrà essere scritta nello statuto che ogni singola città metropolitana è tenuta a darsi entro il 30 settembre 2014. Ma in Campidoglio tutto tace e il confronto è relegato ai soli esperti. Eppure i tempi stringono e dal 1 gennaio 2015 spetterebbe a Ignazio Marino assumere anche le funzioni di Sindaco metropolitano. Ma nel partito democratico c’è chi punta sull’ipotesi di un commissariamento “de facto” del sindaco di Roma Capitale e il nome è solo uno: Nicola Zingaretti.
L’attuale Governatore del Lazio sarebbe stato scelto proprio per ricoprire l’incarico di sindaco metropolitano visto il consenso di cui gode, mentre Ignazio Marino diventerebbe una vittima designata senza per questo sfidare il divieto del premier Renzi a non esautorarlo dalla carica di sindaco di Roma Capitale. Nei calcoli del Pd si apre così la caccia al volto nuovo a cui affidare la Regione Lazio, lasciando di fatto un ingovernabile Marino nel suo studio in Campidoglio ad obbedire alle direttive del super-sindaco Zingaretti. Con buona pace del Pd romano e dei renziani che tirerebbero un sospiro di sollievo.