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Roma

Manlio Cerroni pronto alla sfida in Corte d'Assise, apre le porte di Malagrotta ai romani. Dopo il rinvio a giudizio per disastro ambientale e avvelenamento delle acque, il Supremo lancia il contrattacco: “Nessun avvelenamento a Malagrotta: i pozzi su cui hanno fatto i prelievi, posti alla base dell'accusa, in realtà erano due piezometri”. Lo avrebbe ammesso e riferito lo stesso pubblico ministero Alberto Galanti al gup Cinzia Parasporo, prima che entrasse in Camera di Consiglio lo scorso 14 luglio.

Così racconta l'ingegnere Francesco Rando, rinviato anche lui a giudizio, in una lettera indirizzata a Manlio Cerroni. L'amministratore unico della E. Giovi, che gestisce la discarica, spiega che, come risulta da una consulenza tecnica difensiva, i campioni per monitorare l'inquinamento sarebbero stati prelevati non dalle falde stesse ma dai piezometri, ovvero dai serbatoi del gas generato dallo stesso percolato.

Per tutta risposta, Cerroni annuncia le prossime mosse: “Porte aperte a Malagrotta dalla prima domenica di settembre, ogni domenica dalle 8.30 alle 12.30.

“Oggi che sappiamo di doverci preparare ad affrontare la Corte d'Assise, credo che la cosa migliore da fare è quella di aprire Malagrotta ai cittadini e far visitare loro tutta l'area. In questo modo i romani potranno prendere coscienza e visione diretta di ciò che abbiamo fatto, rendersi conto, a tre anni dalla chiusura della discarica, che abbiamo avviato le operazioni di capping con la Regione e con gli organi di controllo”, scrive l'ex patrono della discarica più grande d'Europa. I cittadini che vorranno andare in gita a Malagrotta avranno a disposizione pulmini a metano per muoversi nella città dell'immondizia e tecnici che forniranno tutte le informazioni utili.
“Se la verità è la conoscenza diretta delle cose facciamo che l'opinione pubblica venga a Malagrotta e si renda conto di cio che la E. Giovi è stata per 30 anni per questa città”, scrive ancora Cerroni.

L'imprenditore novantenne e lo storico collaboratore Rando dovranno essere giudicati da una giuria popolare davanti alla Corte d'Assise il prossimo 20 novembre. Secondo la tesi del dottor Alberto Galanti, il disastro ambientale sarebbe stato causato dai due imputati che avrebbero omesso di adottare tutti gli accorgimenti per evitare la fuoriuscita del percolato che avrebbe inquinato la falda acquifera sotto la discarica di Malagrotta.

LA LETTERA DI ACCUSA AL PIEMME GALANTI: "CERCA PUBBLICITA'"

IL GIALLO DEI CONTROLLI AI PIEZOMETRI E L'IMBARAZZO DEL GUP

 

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