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Roma
Rifiuti, piano di Zingaretti contro Raggi e M5S: Roma obbligata alla discarica

di Donato Robilotta

Un piano rifiuti “inutile e dannoso” fatto ad hoc da Nicola Zingaretti per mettere in difficoltà Roma ed il sindaco Virginia Raggi: l'obiettivo è quello di costringere il Movimento 5 Stelle capitolino ad optare per l'utilizzo di una discarica.

 

Zingaretti ha presentato venerdì 2 agosto il nuovo piano rifiuti approvato in giunta. Niente di nuovo, tutto scontato. Tutto lungo la scia della famosa delibera sul fabbisogno, la dgr 199 del 2016, che definii la delibera delle discariche. Anche in questo piano Zingaretti, per dire un no ideologico ai termovalorizzatori, alla fine sceglie la strada di nuove discariche, esattamente il contrario delle direttive europee.

Il piano si basa essenzialmente sull’obiettivo di raggiungere il 70% di raccolta differenziata, superiore a quello fissato dalle normative, e sulla diminuzione della produzione dei rifiuti. Un po’ come far scomparire i rifiuti con la bacchetta magica. Da un lato si scommette sulla crisi economica e sulla decrescita felice, modello 5 Stelle, e dall’altro su un obiettivo di raccolta differenziata difficile da raggiungere nei prossimi anni, viste le condizioni di partenza: nel Lazio ad oggi la percentuale è pari al 45,5%. Inoltre il piano non tiene conto che il 50% dei rifiuti viene prodotto a Roma e che nessuna grande area metropolitana come la Capitale ha raggiunto quei livelli di percentuale. Persino le grandi città che hanno un lunga tradizione nella differenziata.

Solo per fare alcuni esempi, Milano è al 57,8%, Torino al 44,7, Genova al 34,2, Venezia al 57,8, Bologna al 48,2, Firenze al 50,8, Napoli al 34,2 e Bari al 39,9. Questo perché, come tutti sanno, nelle grandi aree urbane la raccolta differenziata è molto costosa, difficile da organizzare e non risolve tutti i problemi. Anzi nel Lazio ne crea di altri, dal momento che l’impiantistica prevista per l’umido è del tutto insufficiente, tanto che oggi gran parte di quello prodotto va nelle Regioni del Nord.

L’obiettivo è così difficile che lo stesso Zingaretti mette le mani avanti quando dichiara che se gli obiettivi non si raggiungono allora l’esigenza di nuovi impianti di termovalorizzazione può diventare concreto. Un piano dunque inutile perché non prevede l'impiantistica necessaria a chiudere il ciclo, tornando indietro rispetto ai piani precedenti.

Il no a nuovi termovalorizzatori è ideologico e non corrisponde alle esigenze della chiusura del ciclo. Oggi nel Lazio è in funzione solo quello di S. Vittore di Acea, impianto che può al massimo valorizzare circa 350 mila tonnellate di rifiuti lavorati l’anno, rispetto a un fabbisogno di oltre 800 mila, come certificato dal Dpcm del Governo Renzi, il cosiddetto sblocca impianti ancora in vigore, che prevede nel Lazio quattro inceneritori. D’altra parte lo stesso Zingaretti in una recente audizione nella commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti aveva sottolineato come ci fosse la necessità di aumentare la potenzialità di impiantista nel settore della termovalorizzazione. A stretto giro di posta era intervenuto l’amministratore di Acea dichiarando che l’impianto di S. Vittore ha raggiunto il massimo e non può più essere ampliato.

Sono molto curioso di leggere il testo non ancora pubblicato sul Burl per capire che fine ha fatto fare Zingaretti al Gassificatore di Malagrotta, autorizzato dai precedenti piani e previsto anche nel Dpcm Renzi, costruito e in attesa di entrare in funzione. Dannoso perché il no alla termovalorizzazione porta Zingaretti a basare il piano su nuove discariche, oltre 10 milioni di mc di capienza da qui al 2026.

Inoltre l'Ato di Roma è un atto contro la Capitale fatto solo per mettere in difficoltà Roma e scaricare sul sindaco tutte le responsabilità di una discarica che sarà pure di servizio ma dovrà essere di oltre 6 milioni di mc da qui al 2026. Insomma una bella discarica. Qualcuno ricordi a Zingaretti che nel decreto ambientale gli Ato sono previsti su base provinciale e che esiste la città metropolitana di Roma Capitale, fortemente voluta proprio dal Pd e istituita con la legge Del Rio, di cui il piano non può non tener conto. Altrimenti si pone una questione di legittimità istituzionale.

Quanto al neo impianto di Colleferro, al di la della propaganda che parla di compound industriale senza spiegare cosa sia, posso solo dire che, da quello che ho letto nella relazione del bilancio 2018 di Lazio ambiente, si tratta di un impianto che produrrà energia. Come tutti sanno non si produce energia a freddo ma solo bruciando qualcosa, e qui si parla di bruciare rifiuti per di più indifferenziati. Insomma potrebbe trattarsi, a mio parere, di un piccolo inceneritore.

Bisognerebbe però che qualcuno lo vada a spiegare ai cittadini di Colleferro che in questi giorni si lamentano del puzzo che arriva dalla discarica di Colle Fagiolara, la discarica più grande del Lazio diventata adesso la discarica di Roma.

Termovalorizzatore a Tarquinia, M5S contrario: “Fallimento per ciclo rifiuti”

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