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Roma
Rifiuti Roma, il grande bluff dell'ordinanza di Zingaretti: Raggi verso il Tar

di Donato Robilotta

Rifiuti, l'ordinanza firmata da Nicola Zingaretti è un grande bluff: non sta in piedi giuridicamente ed è un vero e proprio manifesto politico, che impone alla Raggi di aprire una serie di discariche a Roma. Il sindaco può impugnarla al Tar e portare la spazzatura in Provincia.

 

Lungi da me l’idea di difendere la Raggi ma non è scritto da nessuna parte che l’ambito di gestione dei rifiuti debba essere ridotto alla sola città di Roma quando per principio è su base provinciale, e su questo è stata costruita l’attuale filiera di gestione dei rifiuti nel Lazio. Così come non è scritto da nessuna parte che la individuazione del sito della discarica spetti al Sindaco.

Il codice ambientale prevede che sia il Sindaco della Città Metropolitana ad individuare in ambito provinciale i siti, non il sito, idonei ad ospitare l’impiantistica e che sia la Regione ad inserirli nel piano rifiuti insieme al fabbisogno e alla loro tipologia. Dove fare gli impianti previsti dal piano spetta all’iniziativa dei privati o del pubblico, ed in ogni caso la localizzazione impiantistica spetta ad una codecisione tra i vertici istituzionali locali.

Il tavolo tecnico tra Regione, Campidoglio, Città metropolitana, previsto dall’ordinanza, con la supervisione del Ministero dell’ambiente ha elaborato un documento con la individuazione di sette possibili siti e con Zingaretti che è stato bravo a passare il cerino nelle mani della Raggi. Ma è evidente che il sito sul quale punta la Regione è quello di Falcognana che era quello già indicato da Zingaretti nel 2013. Gli altri invece servirebbero come siti di stoccaggio dove mettere le balle dei rifiuti in attesa di essere portati in altre Regioni o all’Estero. Insomma il modello Campania che portò all’emergenza che ancora dura.

L’ordinanza però non sta in piedi perché non contiene le motivazioni dell’urgenza. C’è scritto che l’urgenza è provocata dall’imminente chiusura della discarica di Colleferro, ma non si dice qual è la volumetria residua e perché viene chiusa, anche perché, a quanto è dato sapere, è ancora capiente. Non c’è poi un solo numero in quanto a capacità residua delle attuali discariche e al fabbisogno necessario. Come si fa a dire quante discariche servono e di quanta capienza c’è bisogno se non ci sono numeri?

Quanto alla nuova previsione di un sub ato di Roma Città, annunciato dall’assessore Valeriani in Consiglio Regionale, credo che sia una norma contro la Capitale che oltretutto contrasta con l’attuale proposta del Pd di dare poteri speciali non alla città di Roma ma alla città metropolitana. Non si comprende che questa previsione rischia poi di mettere in serie difficoltà non solo Roma ma anche i comuni della Provincia di Roma. Fiumicino e Ciampino non potrebbero più portare i loro rifiuti nei Tmb di Malagrotta, così come oltre una cinquantina di comuni della provincia di Roma non li potrebbero più portare al tritovagliatore Porcarelli di Rocca Cencia. E poi il nuovo consorzio Minerva appena costituito una volta raccolti i rifiuti dei comuni del comprensorio di Colleferro dove porterà a trattare l’indifferenziato dal momento che in provincia non c’è solo impianto di Tmb.

Invito la maggioranza di Zingaretti a pensarci bene e a cancellare questa previsione che potrà farà solo danni. Quanto all’indicazione della gara per portare i rifiuti all’Estero io ci andrei molto cauto perché l’ultima lettera della commissione Ue non fa ben sperare e questo potrebbe accelerare una eventuale infrazione.

Per quanto riguarda invece la costruzione di un nuovo termovalorizzatore, il nuovo amministratore unico dell’Ama, Stefano Zaghis, rompe un tabù e soprattutto un muro di omertà e ipocrisia sostenendo che a Roma serve almeno un termovalorizzatore e che “un recente studio evidenzia il deficit impiantistico della Regione Lazio per 945 mila tonnellate all’anno di rifiuti”.

L’amministratore unico di Ama punta l’indice contro la Regione colpevole di non aver dato attuazione al decreto sblocca Italia del 2016 del Governo Renzi, che prevedeva nel Lazio un altro impianto di termovalorizzazione di 210 mila tonnellate. Mi auguro che la Raggi prenda atto di queste dichiarazioni di buon senso ma coraggiose fatte dal suo amministratore e la smetta di continuare a dire no al termovalorizzatore.

Aggiungo che il decreto del Governo prevedeva un quarto impianto nel Lazio, che poi era quello di Albano previsto nel piano regionale e cancellato dalla Regione perché sarebbe scaduta l’aia mentre è stata prolungata per legge, partendo dalla ricognizione che vedeva presenti sul territorio regionale tre impianti: S. Vittore, Colleferro e Malagrotta. Solo che la Regione non autorizza la richiesta su Malagrotta di una rapida trasformazione per produrre metanolo ed ha chiuso Colleferro. Dunque oggi è in funzione solo l’impianto di S. Vittore da 350 mila t/a mentre il Lazio ha un fabbisogno stimato dal Ministero dell’ambiente di oltre 900 mila t/a, con un deficit dunque di circa 550 mila t/a. Quindi nel Lazio servono almeno altri due termovalorizzatori.

La Regione dice un no ideologico ai termovalorizzatori e questo la porta a costruire un piano rifiuti che è incentrato tutto sulle discariche, contravvenendo alle direttive europee che parlano di 65% di riciclo, 25% di valorizzazione e solo del 10% di rifiuto da portare in discarica.

Rifiuti Roma, Ama si arrende all'emergenza: “Serve un termovalorizzatore”

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