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Roma
Rifiuti Roma, in agguato Acea, Suez e Caltagirone: Catarci: “Soluzioni fake”

di Andrea Catarci *

La gestione dei rifiuti è diventata un’emergenza permanente per Roma. Si è consumato un disastro dopo l’altro, portando la città in una situazione indecente: cassonetti malridotti e stracolmi, strade e marciapiedi sporchi, odori insopportabili, immondizia accumulata a tonnellate senza una destinazione, raccolta differenziata che non è cresciuta significativamente, né nella modalità di tipo stradale né in quella del porta a porta.

In tale contesto, puntando sull’esasperazione diffusa e sentenziando sull’impossibilità di alternative, da più parti si torna a prospettare il ritorno al passato, quello ispirato al modello insostenibile e devastante delle discariche e degli inceneritori. Insieme, si accredita la teoria dell’irrecuperabilità di Ama e, quando non si parla di privatizzazione tout court, si spinge per limitarne l’azione al servizio di raccolta, esternalizzando la parte del trattamento del materiale differenziato, che costituisce la parte economicamente più rilevante: in agguato c’è una holding guidata da Acea - il cui 49% è privato, prevalentemente nelle mani della multinazionale Suez e del gruppo Caltagirone –, che nei propri propositi industriali relativi al 2019-2021 prevede un crescente impegno nel settore, con attenzione specifica al recupero di materia e alla separazione della plastica.

Entrambe le cose, lungi dal prospettare una soluzione all’annosa questione, sono delle false soluzioni e porterebbero Roma in un vicolo cieco.

Va ripreso l’impegno avviato con i piani virtuosi ispirati all’economia circolare

La strada innovativa e obbligata è, al contrario, quella che si era cominciato a percorrere dopo la chiusura di Malagrotta, ai tempi della giunta Marino, sintetizzata nel piano poi approvato in Assemblea capitolina nel settembre 2015. In esso l’obiettivo di rafforzare l’azienda pubblica, di migliorare l’autosufficienza cittadina e di portare in sicurezza la gestione - attraverso, riduzione, riuso, riciclo e recupero – era perseguito con due linee d’azione: portare la raccolta differenziata al 70% e realizzare gli “ecodistretti”, per la trasformazione in prodotto industriale dei rifiuti raccolti, attraverso 300 milioni di euro di investimenti. Con alcune modifiche, nei primi anni della giunta Raggi, l’ex assessora all’ambiente Pinuccia Montanari confermava la medesima direzione di marcia proponendo il “Piano per la gestione dei materiali post consumo 2017-2021”, scrivendo nero su bianco di lavorare per aumentare la raccolta differenziata fino al 70%, per ridurre la produzione annuale di rifiuti di 200.000 tonnellate l’anno, per realizzare 13 nuovi impianti per l’economia circolare, di lavorazione dei materiali e di compostaggio, in grado di portare Roma verso l’autonomia di gestione. Il piano non è stato mai approvato e dopo di esso per la Sindaca Raggi e la sua giunta si è fatto buio completo, con l’avvicendamento in serie dei consigli d’amministrazione e la società pubblica lasciata alla deriva.

Il libro di Pinuccia Montanari e Andrea Masullo

Come spiegano nel loro libro “Economia circolare nella gestione dei materiali post consumo: il caso rifiuti di Roma” proprio l’ex assessora Montanari e Andrea Masullo, membro del cda Ama dal 2017 agli inizi del 2019, non è vero che a Roma non si possa impostare e realizzare un sistema intelligente e ambientalmente compatibile. Si può fare con una forte sinergia tra la parte politica al governo e le strutture tecnico-amministrative, passando ad un’ottica di economia circolare che tende a raggiungere il minimo scarto, agendo in tutti i momenti della filiera con azioni di prevenzione, riutilizzo, riciclaggio, recupero ad altri scopi - ad esempio produzione di biometano - e, solo alla fine, ricorrendo allo smaltimento in discarica. Il primo passo per avviare la nuova pianificazione è l’identificazione di tutte le tipologie di materiali presenti anche in aggregati, non solo per carta, vetro, alluminio e poco altro come avviene oggi. Un ruolo particolarmente significativo svolgono in questa visione le Ama di municipio e i centri di riuso, le prime destinate a monitorare in tempo reale le informazioni relative ai flussi di materia sul territorio di competenza e i secondi a prolungare il ciclo di vita di beni usati ma integri e funzionanti, riutilizzabili direttamente o con l'effettuazione di operazioni di pulizia e di piccole manutenzioni – si pensi in particolare a mobilio, giochi, passeggini, biciclette, libri, elettrodomestici, apparecchiature elettroniche. L’obiettivo finale è di ridurre progressivamente la mole di indifferenziato, in modo da non giustificare più l’apertura di discariche e di inceneritori.

Non c’è tempo da perdere, Roma non merita di morire di asfissia e di interessi privati

Si tratta di un’impresa ardua, inutile negarlo. La dotazione di Ama negli ultimi tempi è peggiorata, a seguito della chiusura dell’impianto di trattamento di via salaria e della riduzione delle capacità operative di quello di Rocca Cencia, con il risultato che attualmente la società di via Calderon de la barca invia a società esterne quasi il 90% dei rifiuti raccolti. Ma è anche l’unica che valga la pena di affrontare per il bene della città.

Ne discuteremo nei primi giorni di luglio in un’iniziativa pubblica proprio con Andrea Masullo, che è anche un componente del Comitato scientifico di Liberare Roma, in cui si occupa proprio del “ciclo dei rifiuti”. Lo faremo nell’ottica di ridefinire una realistica e credibile strategia di cambiamento su uno dei temi più complessi che la città è chiamata ad affrontare, per non morire di asfissia e di interessi privati.

* Andrea Catarci, coordinatore del Comitato scientifico di Liberare Roma

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