di Annalisa Carnevale
Anche quest’anno con il 1° maggio ha avuto ufficialmente inizio la stagione balneare sulla Riviera di Ulisse ma per l’estate 2013 si prospetta la riconferma del trend che da decenni premia il turismo “pendolare” a sfavore di quello d’élite che fino agli Anni ‘80 spopolava sulla costa.
L’assenza di un piano di sviluppo turistico da parte delle amministrazioni locali ha contribuito a modificare la struttura sociale del turismo nel litorale del Sud del Lazio. Gli strumenti urbanistici sono antiquati e i piani regolatori risalgono anch’essi agli anni ‘80. Tutto si è fermato in quel decennio, in un immobilismo che ha tagliato fuori la Riviera dal mercato turistico europeo. Le poche strutture alberghiere rimaste sono anch’esse inadeguate: grandi hotel in cittadine che non offrono servizi e vecchie strutture lasciate all’abbandono o a cui è stata modificata la destinazione d’uso.
Una delle questioni più spinose riguarda gli stabilimenti balneari. Secondo la direttiva Europea Bolkestein le concessioni demaniali marittime dovrebbero essere acquisite mediante l’indizione di gare pubbliche. La Commissione bilancio del Senato ha votato una mini proroga di 5 anni, ma ciò va contro il parere dell’Esecutivo e dell’Europa. I gestori dei lidi perciò, sopraffatti da questo clima d’incertezza, non azzardano alcun tipo d’investimento per le loro attività.
Inoltre anche dal punto di vista ambientale la “Riviera di Ulisse” non gode di ottima salute. Sono due le problematiche che necessitano di un intervento immediato: l’erosione che sta colpendo il litorale e che ha interessato soprattutto il tratto costiero lungo la Flacca, nonché la spiaggia di Levante a Sperlonga; preoccupazione la destano anche la qualità delle acque e, dopo i rilevamenti eseguiti da Goletta Verde di Legambiente del 2012, alcuni tratti della costa sono stati interdetti alla balneazione a causa di un’alta concentrazione di batteri fecali.
Il golfo di Gaeta, un tempo meta di vacanza dei divi della Dolce Vita, oggi vive una delle fasi più critiche. Un territorio che vanta la presenza di beni archeologici, di parchi naturali e di un microclima mite unico, ma che non sfrutta come dovrebbe le sue peculiarità. Tutto ciò ha comportato un impoverimento del turismo e, come conseguenza più evidente, l’affermazione di questo pendolarismo turistico, che ha portato e porta ben pochi vantaggi alle attività commerciali.
Unica eccezione è Sperlonga, dove le amministrazioni comunali che si sono succedute hanno posto come priorità il turismo investendo gran parte delle risorse in questo settore. La cittadina perciò resta una destinazione ambita dai turisti italiani ma anche europei. Da elogiare i servizi che una meta turistica dovrebbe avere, infopoint multimediali, una rete Wi-Fi free, parcheggi multipiano a zero impatto ambientale, strumenti necessari e al passo con i tempi, che in controtendenza rispetto all’anacronismo degli altri comuni del litorale, hanno decretato un forte incremento di presenze turistiche.


