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Roma di corsa verso il fallimento. Bilancio-caos, conto alla rovescia

Sabato 30 alla mezzanotte scade il termine ordinatorio per l’approvazione del documento contabile dell’anno in corso. Dopo la rissa di domenica notte, chi sono i protagonisti, le posizioni e cosa rischia il sindaco Marino se dovesse mancare l’appuntamento. Alfio Marchini, nuovo protagonista, punta a far cadere la maggioranza tenuta in piedi da Sel, Pd e M5S che si accontenta di bloccare “il mercato della vacche”. Alemanno pronto a negoziare il ritiro degli emendamenti in cambio di cemento. LA GALLERY

di Fabio Carosi

E’ una corsa contro il tempo per evitare il commissariamento e il default amministrativo. Roma, città in crisi, fallisce. O quasi, Basta aspettare il prossimo 30 novembre, ultimo giorno utile per approvare il bilancio per sapere se Marino sarà ancora sindaco o se il ministero degli Interni deciderà di nominare un commissario ad acta per salvare Roma, schiacciata da oltre 816 milioni di euro.
Nel primo consiglio comunale utile per evitare una figuraccia planetaria, il sindaco Ignazio rimedia una fraterna gomitata in piena testa dal consigliere “Fratello d’Italia”, Dario Rossin, non nuovo ad avventure muscolari nell’aula Giulio Cesare. Non pago, ma dopo aver opportunamente scusa, Rossin mette in scena una rissa annunciata e poi sventata col collega Gianluca Peciola, prontamente immortalata dalle telecamere degli esponenti del Cinque Stelle.
ECCO ROMA. In questo scenario surreale di spinte, gomitate, bernoccoli e minacce da “coatti”, si consuma l’epilogo di dei mesi di Giunta a firma Ignazio Marino. Lunedì, secondo giorno di lavori dell’assemblea, a meno 5 dalla “linea della morte”, lo spettacolo è ancora triste. Assente il sindaco Marino impegnato in città per una serie di eventi, dopo l’inno nazionale e l’appello, l’aula è ancora vuota. Ai centomila tra emendamenti e ordini del giorno presentati domenica, se ne aggiungono altri 160 mila .
Per chi non ama e vede come “spaziali” le procedure farraginose legate al regolamento dei lavori dell’aula, ecco una piccola sintesi e le posizioni.


IL TEMPO. Ufficialmente scade il 30 novembre il termine ultimo entro il quale deve essere approvato il bilancio del 2013. Se alla mezzanotte di sabato 30 il documento contabile non sarà approvato, il sindaco correrà il rischio di essere “richiamato dal prefetto” per arrivare all’approvazione del bilancio in tempi brevissimi, oppure richiedere l’amministrazione controllata e di fatto aprire il default. D’altronde la scadenza del 30 novembre per legge è “ordinatoria” e non perentoria.
L’OPPOSIZIONE ALL’ATTACCO. Fuoriuscita da Forza Italia, Sveva Belviso è la leader del Nuovo Centrodestra che prova più degli altri a far saltare il banco. Dura e “pura” ha dimenticato di essere stata sino a pochi mesi fa vice di Alemanno e quindi gestore della prima parte del bilancio 2013 ed ora usa la leva economica nella speranza che Marino decida di farsi da parte. Indipendentemente dal risultato, avrà la battaglia è puramente politica. La vera sorpresa e Alfio Marchini. Seduto su 100 mila emendamenti, il terzo arrivato alle elezioni ha abbandonato il silenzio e sembra superare il blocco di centrodestra. Queste le sue parole dopo l’invito della maggioranza alla responsabilità: “Non sprecate con me parole come ‘senso di responsabilità”. La responsabilità oggi ci impone di chiamare le cose con il loro nome, ho aspettato senza fare polemica e ho aspettato in modo sereno per vedere il nulla. Penso ci sia il tempo dello struzzo e il tempo del coraggio. Oggi è quello del coraggio, di assumersi le responsabilità e oggi non credo in questo bilancio, in questa giunta. Sei mesi sono una eternità’, i problemi che avevamo erano noti prima e non e’ stato fatto nulla”.
IL CINQUE STELLE TENTENNA. Nella liturgia consiliare, spicca l’atteggiamento del Cinque Stelle. Ufficialmente sono all’opposizione ma l’unico obiettivo che hanno è quello di impedire che tra maggioranza e opposizione di arrivi ad un accordi sul documento finanziario senza negoziare favori. Una sorta di guardiano per impedire “il mercato delle vacche”, come ha precisato il capogruppo Marcello de Vito. Oltre la mera osservazione l’M5S non ha espresso alcun giudizio politico sui primi sei mesi di Giunta Marino.
Il PD SPERA. Il partito che avrebbe dovuto governare la città grazie all’apporto elettorale  è bloccato perché prega che il sindaco non molli il Comune ma anche che quanto sta accadendo venga letto dal chirurgo come un segnale di grande fragilità e che alla fine la sinergia col Pd non si limiti allo spoil system nelle aziende partecipate ma con bilanci devastati ma sia una vera collaborazione di governo. Per ora il Pd è in finestra pronto a salvare Marino ma con la testa concentrata sulle primarie nazionali dell’8 dicembre. Renzi a Roma c’è ma è fa paura.
SEL. Sinora l’ex ala estrema della sinistra, ora partito di governo è il vero “puparo” del Campidoglio. Lo fa con posizioni ondivaghe e presenze costanti nelle criticità come quelle dell’emergenza abitativa. Il vicesindaco Luigi Nieri è più sindaco che vice, lasciando al primo cittadino le vetrine inutili come quelle dei Fori Imperiali. Non è un caso che il consigliere Peciola sia stato in prima linea nell’affrontare il muscoloso Rossin nella bagarre sotto il tavolo della presidenza. Sel ha ben chiaro che un’altra posizione comoda come quella che si è ricavato nella giunta, sarà difficile da replicare e punta al pieno consenso andando a pescare in quella porzione di città piegata dalla crisi: i senza lavoro e i senza casa. Solo che quando torna nelle stanze del Campidoglio non ha la forza di imporre politiche reali di sviluppo economico, se non quelle di mero assistenzialismo.
GLI ASSESSORI. Che la Giunta di Ignazio Marino non sia un consesso di fuoriclasse si è visto dopo qualche giorno. Alla fine dei conti, la più presente è la delegata al Bilancio Daniela Morgante: ha fatto saltare il pasticcio dei pagamenti della Metro C e ha messo il sindaco più volte all’angolo, facendo presente il dramma della cassa e l’esigenza di rispettare leggi e regolamenti nella contabilità e segnando l’unica vera discontinuità con l’amministrazione Alemanno. Con la Morgante ci sono Guido Improta, Marta Leonori e Giovanni Caudo. Oltre, il vuoto pneumatico.
L’EX SINDACO. Spinge gli emendamenti poi si fa intervistare dai quotidiani di carta per mandare messaggi del tipo: “Se sbloccate l’urbanistica, noi potremmo ritirare gli emendamenti”. Forse perché ha ben chiaro che sarà difficile far cadere Marino e non ha ancora capito che un buon pezzo della responsabilità politica e tecnica della cassa del Campidoglio porta la sua firma. Soffre di memoria corta. Cortissima.