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Roma
Roma in ginocchio, Ama verso il default: deve a Cerroni 80 mln per Malagrotta

di Donato Robilotta

La Corte di Giustizia Europea, con la recente sentenza del 14 Maggio, scioglie il nodo di un decennale contenzioso tra Colari, società del gruppo Cerroni ora gestita da un commissario, e l’Ama dando ragione alle tesi della società che gestisce la discarica di Malagrotta. Una bella botta per l’azienda municipale che, con un debito consolidato di circa 1,6 mld, non ha ancora chiuso il bilancio del 2017 e questa nuova tegola renderà la cosa ancora più complicata. Praticamente un default annunciato.

Se il rapporto Ama - Campidoglio era andato in tilt per i 14 milioni dei servizi cimiteriali possiamo immaginare cosa può succedere con questa nuova tegola. Teniamo presente che l’incasso annuale della tari si aggira intorno ai 75 milioni.

Possiamo dire che a Berlino c’è un giudice e si chiude un contenzioso che va avanti dal 2001. Ora sarà la stessa Cassazione a dover dare attuazione alla sentenza intimando ad Ama di pagare circa 80 milioni al Colari per la bonifica di Malagrotta.

Il contenzioso riguarda la gestione post mortem della discarica. La direttiva europea 1999/31, quella che sentenziò che in discarica dovevano andarci solo rifiuti trattati, recepita dallo Stato Italiano con il decreto legislativo n. 36 del 2013, aveva sancito il prolungamento della gestione post morte delle discariche da 10 a 30 anni, specificando che la gestione era a carico del gestore ma con i soldi versati nella tariffa incassata dall’affidatario del servizio.

L’Ama ha sempre rivendicato che l’affidamento a Colari era precedente alla direttiva europea per cui nulla era dovuto per i venti anni in più della gestione post mortem, un ragionamento capzioso perché la norma è molto eloquente.

Ama aveva già avuto torto nel Febbraio del 2012 dal collegio arbitrale costituto da tre membri (uno nominato da Colari, Arturo Cancri, uno da Ama, Pietro Guerra, e uno designato in accordo dai due arbitri, Nicolò Lipari), che nel 2012 condannava la municipalizzata romana a pagare la somma dovuto. Il cosiddetto lodo Lipari.

Ma l’Ama invece che rispettare il giudizio dell’arbitrato ricorse prima alla Corte di Appello, dove ebbe un nuovo giudiziose negativo nel 2014, e poi alla Cassazione che ha chiesto lumi interpretativi alla Corte di Giustizia Europea. Ora la Corte con sede in Lussemburgo ha messo la parola fine a questo contenzioso durato circa 20 anni e Ama e il Campidoglio di Virginia Raggi non hanno più altra scelta se non quella di pagare.

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