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Roma
Rumeni, filippini e bengalesi: sono 500 mila. La Uil: "Diamo loro i diritti politici"

Oltre 524 mila presenze su Roma (636 mila nel Lazio), un’età media intorno ai 34 anni, una prevalenza soprattutto femminile e una maggiore presenza in quattro municipi della Capitale (I-XV- V e VI) che da soli accolgono circa la metà della popolazione straniera residente.
Questa la carta d’identità della presenza straniera sul territorio capitolino e laziale, fotografata da un dossier della UIL di Roma e del Lazio e dall’Eures. Un vero esercito in costante cerca di lavoro che rappresenta più del dodici per cento dell'intera popolazione attiva sul territorio, e in forte competizione con i disoccupati "nostrani", intanto perché accetta lavori considerati "umili" o poco retribuiti, molto di più per via dell'età media.
La presenza nei municipi I e XV è legata soprattutto ad una maggiore offerta di lavoro nel campo delle collaborazioni domestiche e dell’assistenza agli anziani, mentre il numero elevato di stranieri residenti nei municipi V e VI è dovuto ad una maggiore disponibilità ed economicità degli alloggi. Popolazione straniera che ha subito un fortissimo incremento negli ultimi dieci anni (+192%), passando da 218 mila unità nel 2005 a 636 mila nel 2015. Un incremento caratterizzato soprattutto dalla fascia giovane della popolazione, con picchi di circa il 50% di persone tra i 15 e i 39 anni e con quindi un indice di natalità che incide significativamente sul numero delle nascite complessivo. Segue la fascia dei giovanissimi (fino a 14 anni) che rappresenta il 16%, mentre gli over 65 costituiscono appena il 3% degli immigrati totali, contro un 20,7% di rappresentatività della popolazione regionale.
“Indice di natalità che ben si coniuga con l’approvazione dello Ius soli alla Camera e che speriamo proceda celermente in Senato – commenta il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Alberto Civica – Gli stranieri nati in Italia sono cittadini italiani a tutti gli effetti e non si comprende questo nostro ritardo culturale e sociale, né i limiti finora posti. Dovrebbe essere normale e automatico che il diritto di cittadinanza venga legato alle consuetudini e alle leggi del Paese in cui si vive e non a un retrogrado vincolo di sangue”.
Con 224 mila unità (pari a 35,3% del totale), è quella rumena la comunità più numerosa sia sul territorio capitolino sia su quello regionale. Seguono i filippini con circa 45 mila presenze, di cui il 90% solo su Roma e i bengalesi con 31,3 mila unità. Questi ultimi, insieme ai cinesi, sono concentrati prevalentemente nel centro storico della Capitale e nel settore orientale (municipi V e VI), dove maggiore è la presenza di attività commerciali, mentre è molto più eterogenea la distribuzione degli immigrati filippini, peruviani e rumeni.
“Eterogeneità – continua Civica – che rappresenta la ricchezza del nostro territorio e di una società in generale e che dovremmo tutti impegnarci a garantire, anche attraverso una maggiore rappresentatività nelle istituzioni, anche locali. Che fine hanno fatto i consiglieri aggiunti, introdotti dall’ex sindaco Veltroni in Campidoglio? La loro presenza era una garanzia di pluralismo e di rappresentatività delle varie comunità sul territorio. Anche noi sindacati dobbiamo impegnarci di più a collaborare sinergicamente con loro. La Uil di Roma e del Lazio già da tempo ha all’interno delle sue categorie rappresentanti delle comunità straniere che, attraverso sia il quadro dirigenziale sia le RSU, si impegnano per il riconoscimento dei propri diritti. Basti pensare, tra i tanti, al lavoro da loro svolto all’interno di categorie come quelle degli edili (Feneal Uil) o dell’agricoltura (Uila), settori dove la manodopera straniera è largamente diffusa. E non certo sempre in modo regolare”.
In base ai dati Istat 2014, gli occupati di cittadinanza straniera nel Lazio ammontano a 260 mila unità, di cui 200 mila solo a Roma. Anche in questo caso, gli immigrati più rappresentativi sono quelli provenienti dalla comunità europea, attivi soprattutto nelle collaborazioni domestiche. Seguono gli asiatici, soprattutto filippini, mentre esigue appaiono le presenze degli americani e degli africani.
Importante, a tale riguardo, anche il tema della condizioni di lavoro, in particolare nel settore dell’agricoltura, dove dei 21.700 lavoratori registrati dall’INPS , oltre 19 mila, pari all’87,4%, hanno un contratto a tempo determinato, mentre è marginale il numero di quelli assunti in forma stabile; significativi appaiono invece gli ingressi autorizzati per permessi di lavoro stagionale (1.010 nel Lazio) in ambito agricolo, dove il numero complessivo degli addetti stranieri risulta fortemente sottostimato a causa delle ampie fasce di lavoro sommerso. Anzi proprio il sommerso e l’irregolarità rappresentano spesso un passaggio obbligato nel percorso di emancipazione verso condizioni di vita più dignitose. Moltissimi stranieri, oggi imprenditori integrati con successo nel nostro territorio, sono infatti entrati senza un regolare permesso di soggiorno, passando il calvario della clandestinità (28%) o soprattutto, usando impropriamente un visto turistico o di studio (43%).
Colpisce inoltre che ben il 46,3% dei 90 mila imprenditori stranieri residenti nel Lazio ha vissuto l’esperienza del lavoro irregolare. Valore che sale al 90% tra quelli entrati da clandestini.
Sono i bengalesi gli stranieri con la maggiore predisposizione imprenditoriale nella nostra regione (47,7%), seguiti da egiziani (38,2%), marocchini (36,3) e cinesi (31,2%).

 

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