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Roma

Domenica 17 maggio, a San Giovanni in Laterano, si svolgerà la XXIV edizione della Festa dei Popoli intitolata “Chiesa senza frontiere”. L’evento celebra l’importanza ecclesiale e sociale della presenza delle comunità migranti nella diocesi e nella città di Roma ed è organizzato dai Missionari Scalabriniani, dall’Ufficio per la Pastorale delle Migrazioni del Vicariato di Roma e dalla Caritas diocesana in collaborazione con le comunità etniche di Roma e provincia, le Acli provinciali, Roma Capitale e la Regione Lazio. Prenderà il via alle 9 nel piazzale antistante la basilica di San Giovanni in Laterano con l’accoglienza, la visita agli stand e la possibilità per i più piccoli di partecipare ai giochi e all’animazione che faranno da cornice all’intera giornata. Alle 12 è prevista la celebrazione eucaristica nella basilica lateranense presieduta dal cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo d'Agrigento e presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes. Al termine della Messa la degustazione dei prodotti gastronomici tipici delle comunità etniche partecipanti. Il pomeriggio si aprirà alle 15 con lo spettacolo folkloristico multietnico che porterà sul palco il mondo intero.
“Il mondo nuovo” dovrà essere un mondo che sa accogliere. Un mondo che respinge e che tiene le distanze e che guarda gli altri con perplessità non è il mondo che dobbiamo costruire. E questo richiede l’attenzione da parte di tutti". Con queste parole il cardinale Montenegro si è espresso alla 28ª sessione del Congresso dei poteri locali e regionali, presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo lo scorso mese di marzo. Se l’Europa, negli ultimi anni, si è soffermata su una lettura problematica del fenomeno della migrazione, è sempre il porporato che invita a intravedere in esso un segno dei tempi, una sfida per scrivere "una pagina nuova di storia" che trovi il giusto spazio nei crocevia ecclesiali e sociali. "Se vogliamo costruire un mondo diverso - ha sottolineato il cardinale Montenegro - dobbiamo anche “saper rischiare” l’accoglienza. Se davvero ci metteremo insieme tra noi e noi con gli atri, senz’altro ci sarà un’alba diversa".

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